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Rifiuti: per AMA crisi strutturale, servono impianti di proprietà

"La crisi di Ama è la crisi di Roma: se non si risolve la prima, difficilmente la seconda arriverà a soluzione, e la capitale continuerà a essere invasa dai rifiuti. Le dimissioni della Montanari in polemica con la giunta, rea, secondo l'ex assessora, di non voler sanare il bilancio di Ama non sono un buon segno, e prefigurano uno scenario futuro ancor più drammatico di quello attuale". Così in una nota Simone Sapienza, segretario di Radicali Roma, e Massimiliano Iervolino, membro di direzione di Radicali Italiani.
"Fino a quando la società capitolina rimarrà quasi esclusivamente una compagnia di spazzini e di raccoglitori, le questioni economiche e ambientali difficilmente verranno risolte. Ama deve programmare e realizzare impianti di proprietà per chiudere finalmente il ciclo del rifiuti di Roma, e quindi non dipendere più da terzi: una dipendenza che, sarà bene ricordarlo, oltre a trasformare la città in una discarica, costa ai cittadini decine e decine di milioni di euro ogni anno. E' inspiegabile, al netto delle reticenze di natura politica, il motivo per cui non si programmino una serie di investimenti pluriennali, dal momento che, nel 2015, Ama ha ricevuto un affidamento per 15 anni con più di 700 milioni all'anno di tari assicurati nelle casse della società, che sarebbero sufficienti per dotare Roma di un'impiantistica adeguata e chiudere così il ciclo dei rifiuti. Per queste ragioni, da pochi giorni, abbiamo lanciato la campagna 'Ripuliamo Roma', che a breve diventerà una delibera di iniziativa popolare: continuare a gestire solo la parte onerosa del ciclo, al netto delle questioni relative all'organizzazione e al personale, non può che aggravare sempre di più le difficoltà economiche da un lato, e le condizioni in cui si trova la città dall'altro. La realtà è che il ciclo dei rifiuti a Roma deve essere autosufficiente, ed è scandaloso che i pochi impianti costruiti  risalgano al periodo 2004-2008: cioè più di dieci anni fa. Per questo ribadiamo che la più grande urgenza per Ama, e quindi per Roma, è dotarsi finalmente di un vero piano industriale, per far sì che la società capitolina passi ad avere una vera e propria mission impiantistica, sia a supporto della raccolta differenziata che della raccolta indifferenziata. In caso contrario ", concludono, "nessun assessore, a prescindere dalle sue intenzioni, potrà mai risolvere i problemi che attanagliano la città".
Rifiuti: per AMA crisi strutturale, servono impianti di proprietà
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