Bergoglio, i preti pedofili e lo strano caso di George Pell

Di Alessandro Capriccioli.

"Come può un prete, al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male?".
Se lo chiede papa Francesco, nella prefazione scritta per il libro in cui lo svizzero Daniel Pittet racconta gli abusi subiti per quattro anni da un sacerdote.
Un gesto rivoluzionario, è stato detto: per la prima volta nella storia un pontefice si schiera, apertamente e senza compromessi, dalla parte delle vittime dei preti pedofili, con ciò condannando senza mezze misure una piaga che solo negli ultimi anni, vincendo l'ostracismo delle gerarchie ecclesiastiche, è stato possibile portare alla luce.
Senonché, probabilmente, sarebbe ancora più rivoluzionario non limitarsi alle prefazioni e passare ai fatti.
E i fatti, ad esempio, si chiamano George Pell.
George Pell, cardinale e arcivescovo australiano, non soltanto è accusato dalle autorità del suo paese di non aver collaborato con le forze dell'ordine insabbiando i casi di abusi sessuali perpetrati nei confronti di minori da parte di sacerdoti della sua diocesi, ma è anche l'inventore del cosiddetto "Melbourne Response", un programma di risarcimenti bassi per le vittime finalizzato a disincentivare le cause giudiziarie contro la diocesi.
Ebbene, George Pell è attualmente a capo della Segreteria dell'Economia vaticana, fortemente voluta proprio dal papa con un "motu proprio" con l’obiettivo dichiarato di moralizzare la corrotta curia romana: e a quanto pare interpreta il suo incarico in modo singolare, visto che va avanti a forza di voli in business class, vestiti su misura e arredi di lusso.
Badate: non si tratta di maldicenze sollevate soltanto da laicisti e anticlericali da strapazzo, ma da persone ben più qualificate di loro. Peter Saunders, attivista inglese nella lotta contro la pedofilia perché egli stesso vittima di abusi da parte di un prete cattolico, inserito a suo tempo dallo stesso Bergoglio nella Comissione vaticana per la protezione dei minori, si è dimesso dall'incarico giusto un anno fa, dichiarando significativamente che Pell "si sta prendendo gioco della commissione contro gli abusi, del Papa stesso, ma soprattutto di tutte le vittime e dei sopravvissuti", e invitandolo a "farsi da parte, soprattutto perché ha fallito nel proteggere i bambini dagli abusi da parte di ecclesiastici nella chiesa australiana".
Probabilmente, quindi, prima ancora di chiedersi "come può un prete, al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male", il papa farebbe bene a domandarsi come può la Chiesa da lui guidata tollerare che a capo dell'organismo pensato per "moralizzarla" vi sia un individuo che non si degna neppure di chiarire la propria posizione su fatti tanto gravi.
Noi proveremo a porre questa domanda domani pomeriggio, davanti all'Ambasciata italiana presso la Santa Sede, insieme ad altri interrogativi che da anni sono inevasi: la truffa dell'8 per mille, l'evasione dell'IMU da parte degli enti religiosi, la mancata attuazione dell'ora alternativa alla religione nelle scuole.
Sarebbe bello, per una volta, ottenere qualche risposta.

Bergoglio, i preti pedofili e lo strano caso di George Pell
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