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Castel Romano: soluzione c’è, fuori da propaganda

"La maggioranza della persone che saranno sgomberate senza sistemazioni alternative da Castel Romano e che finiranno inevitabilmente in altri insediamenti, in un gioco dell’oca che dura a Roma da decenni, hanno fatto da tempo regolare domanda di casa popolare: quelle famiglie, avendo un punteggio molto alto perché spesso numerose, potrebbero essere prossime all’assegnazione di un alloggio.
Per questo Radicali Roma appoggia la proposta avanzata dell’Associazione 21 luglio, che da anni chiede un piano serio di uscita e chiusura dei campi monoetnici a Roma, basato su legalità ed efficacia nel lungo termine, non su propaganda effimera". Così in una nota Francesco Mingiardi e Simone Sapienza, segretario e presidente di Radicali Roma.
"Nel caso di Castel Romano si potrebbe adottare a Roma quanto fatto nel comune di Ferrara, guidato da una giunta leghista. Il Regolamento regionale del Lazio infatti prevede per Roma una percentuale del 15% degli alloggi da assegnare a nuclei familiari che si trovino in specifiche situazioni di emergenza abitativa dovute, come in questo caso, a provvedimenti esecutivi di rilascio forzoso dell'alloggio.
Ricordiamo inoltre che sulle riforme strutturali per superare i campi è ancora in attesa di calendarizzazione in Campidoglio la nostra proposta d’iniziativa popolare “Accogliamoci”, basata su politiche sociali in grado di intervenire in maniera mirata a seconda delle situazioni. Come hanno dimostrato le città che hanno chiuso definitivamente i campi, non esiste infatti un unico provvedimento applicabile con successo ovunque. La proposta popolare non è stata ancora discussa nonostante siano passati 6 anni. Quella riforma è ancora attuale viste le problematicità del piano portato avanti dalla Giunta in questa consiliatura".
Castel Romano: soluzione c’è, fuori da propaganda
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