È nato prima l’uovo, la gallina o il trenino dell’Atac?

Di Mario Pietrunti.

Spoiler: il trenino (ben 57 anni fa). Ma non è una bella notizia per chi ogni giorno si sposta con i mezzi pubblici. Che fine hanno fatto gli investimenti?

Che il servizio di trasporto pubblico locale a Roma versi da decenni in condizioni disastrose, con enormi sprechi di denaro pubblico e fortissimi disagi per la collettività, è cosa purtroppo ben nota ai cittadini romani e a quei turisti (sempre meno) che si avventurano per le strade di questa città.

Spesso si dibatte su quali siano le cause di questa disastrosa situazione: c’è chi ritiene che vi sia un problema nella gestione del servizio da parte di Atac, società partecipata del Comune di Roma che ogni anno si trova a versare 400 milioni di euro per ripianarne le perdite. L’inefficienza di Atac implica che le risorse pubbliche vengono dissipate invece di essere destinate ad investimenti per l’ammodernamento del parco vetture.

Ma vi è chi sottolinea che una parte del fallimento del sistema del trasporto pubblico romano stia anche nella mancanza di senso civico degli utenti, che (non tutti ovviamente) sono poco abituati a timbrare il biglietto, facendo così registrare un tasso di evasione più alto rispetto ad altre città italiane o europee. Si tratta del classico esempio del “prima l’uovo o la gallina”? Se l’Atac investisse in mezzi più nuovi ed efficienti gli utenti sarebbero più disposti a pagare il biglietto? Probabilmente sì, ma senza i ricavi dei biglietti, da dove prendere le risorse per programmare nuovi investimenti?

In realtà è possibile aumentare gli investimenti senza aggravi per la collettività, anzi, generando notevoli risparmi di risorse pubbliche (che – è bene ricordarlo – possono in ultima istanza portare ad una riduzione delle imposte locali). Per farlo, occorre però andare ad aggredire alla radice le cause di inefficienza del servizio di trasporto pubblico.

È utile quindi mettere in fila una serie di dati, facilmente reperibili sul sito di Atac, relativi all’ultimo bilancio disponibile (2015), che ci permettono di identificare le fonti del problema e alcune possibili soluzioni.

1) Atac ha un parco mezzi molto obsoleto, con un'età media di 10 anni per gli autobus e di 32 anni per i tram. Se ci spostiamo sul fronte del servizio metropolitano e ferroviario regionale, la situazione non migliora, come si nota dalla tabella qui riportata. Addirittura, sulla tratta Roma Giardinetti arriviamo a un’età media di quasi 57 anni!atac

2) Un’età media così alta per il parco mezzi non è ovviamente il frutto del caso, ma di scarsa lungimiranza gestionale e di una pianificazione strategica poco accorta: Atac nel 2015 ha speso soltanto 33,8 milioni di euro per investimenti, a fronte ad esempio dei 190 milioni di euro spesi nello stesso anno da Atm, la società di trasporto pubblico di Milano.

3) L’invecchiamento dei mezzi pubblici ha nel tempo portato a un drastico calo nella vendita di biglietti (per maggiore evasione o per la semplice rinuncia all’utilizzo dei mezzi pubblici) con una corrispondente riduzione nelle entrate: a titolo di esempio, il numero di biglietti ordinari (BIT) venduti nel 2015 era inferiore di oltre il 6% rispetto al dato del 2014 e addirittura del 17% rispetto al 2009.

Ecco quindi che un’offerta sempre più scadente e un calo dei biglietti danno vita a una spirale perversa che si autoalimenta: i mezzi invecchiano, il servizio diventa sempre più scadente, gli utenti non sono disposti a pagare il biglietto e di conseguenza non ci sono risorse per acquistare nuovi mezzi, e così via.

Ma come si fa a invertire questa spirale negativa? La risposta sta nella ricerca di maggiore efficienza nella gestione. Ad esempio, sempre dal confronto dei bilanci delle società romana e milanese, emerge come Atac dispone di terreni e fabbricati per un valore di 316 milioni, contro i 239 di Atm. La precedente amministrazione di Atac aveva cominciato ad avviare un piano di dismissione degli immobili inutilizzati, che però è stato sospeso con il cambio ai vertici dell’azienda.

Altra voce dolente nel bilancio è nella gestione del personale. Come mostrato nella tabella qui sotto, a fronte di un numero di operai e autisti sostanzialmente comparabile tra le due società, abbiamo una sproporzione tra dirigenti ((per Atac quasi il 60% in più di Atm)) e quadri rispetto a operai e autisti (purtroppo nel bilancio di Atm non è possibile distinguere tra quadri e impiegati, che vengono inclusi nella categoria “altri”). In altri termini, mentre Atm è composta per oltre il 96% da autisti, nel caso di Atac questa percentuale scende all’86%.

dirigenti

Insomma, gli spazi di intervento per rendere il servizio più efficiente esistono e sono molteplici: basterebbe avere la volontà politica di intervenire su sprechi e inefficienze. Si libererebbero così milioni di euro da destinare al rinnovo del parco mezzi. Con autobus più nuovi, puliti e confortevoli anche gli utenti sarebbero incentivati a utilizzare più frequentemente i mezzi pubblici e a pagare per il servizio che viene loro offerto. Ecco dunque che la spirale negativa potrebbe trasformarsi in un processo virtuoso. Ma l’attuale amministrazione ha davvero il coraggio e la volontà di invertire la rotta?

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