I totalitaristi che ci accusano di totalitarismo

Di Alessandro Capriccioli.

La mistificazione più evidente, in mezzo alla pletora di mistificazioni che il cosiddetto fronte "pro-life" sta producendo a manetta dopo l'ultimo viaggio in Svizzera di Dj Fabo insieme Marco Cappato, è quella che attiene a un fantomatico "piano eugenetico" di sterminio, degno dei più feroci regimi totalitari, che si starebbe tentando di mettere in atto attraverso la proposta di legalizzare il suicidio assistito.
Vogliono eliminare i deboli, gridano. Vogliono far fuori gli anziani, i malati, i disabili. Vogliono introdurre per legge l'omicidio di tutti coloro che rappresentano un "peso" per la collettività.
Si tratta di un'argomentazione quantomai singolare, visto che è riferita a chi sta tentando di muoversi nella direzione diametralmente opposta: fare in modo che ciascuno possa decidere per sé, in assoluta libertà e dopo aver verificato che sussistano tutti i requisiti necessari per una decisione consapevole.
Tantopiù, e questo mi pare il punto dirimente, che in realtà è proprio lo schieramento fondamentalista a compiere l'operazione della quale accusa i suoi avversari, sia pure declinandola in senso contrario: perché opporsi all'eutanasia, nelle modalità con cui noi radicali la immaginiamo, significa obbligare tutti, indipendentemente dalla loro volontà, ad affrontare sofferenze, o più semplicemente condizioni di vita, che magari non hanno la minima intenzione di affrontare.
In questo, più che nelle discussioni di ordine tecnico, sta la differenza tra i due schieramenti che si contrappongono: da un lato quelli che cercano di valorizzare e difendere le scelte degli individui, dall'altro quelli che le ignorano e le calpestano, in nome di una non meglio identificata "morale collettiva" che su quelle scelte deve comunque prevalere.
Non credo vi siano dubbi, se si guarda la questione da questo punto di vista, su chi siano quelli che cercano di entrare con la forza nella vita privata delle persone, di controllare capillarmente la società, di imporre per legge l'assimilazione obbligatoria di un'ideologia: non credo vi siano dubbi, cioè, su quale dei due fronti possa essere considerato quello realmente "totalitario".
Questo, insomma, è il paradosso: i totalitaristi che tacciano gli altri di totalitarismo, che per attaccare i propri avversari sono costretti a dipingerli esattamente come loro, che rivelano il proprio assolutismo ideologico nel momento stesso in cui tentano di attribuirlo ai loro oppositori.
Che gridano, in modo goffo e surreale, alla libertà: e intanto, senza la minima vergogna, si fanno in quattro per sopprimerla.

I totalitaristi che ci accusano di totalitarismo
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