La crisi dei rifiuti a Roma, spiegata bene

Di Alessandro Capriccioli.

"Grande è la confusione sotto al cielo", diceva qualcuno: e Roma non fa eccezione, specie quando si parla di rifiuti. Perché chi ne parla a volte non conosce neppure i punti deboli di un sistema rigido, e quindi non è inutile fare un po' di chiarezza, magari rispondendo a qualche domanda che paradossalmente nessuno si pone.

Tanto per cominciare: perché in questi giorni c'è stata una crisi dei rifiuti a Roma?
Perché, a seguito di una sentenza del Consiglio di stato che ha reintrodotto l'intendittiva antimafia su alcune società (Co.La.Ri e E.Giovi) riconducibili a Manlio Cerroni, i due impianti TMB (Trattamento Meccanico Biologico) Malagrotta 1 e Malagrotta 2 hanno funzionato pochissimo, e perciò sono andati in sovraccarico i due TMB di proprietà AMA (via Salaria e Rocca Cencia), con la conseguenza che parecchia monnezza è rimasta per strada.

Perché ora la situazione sta ritornando normale?
Perché la Prefettura ha nominato un Commissario per la gestione dei contratti (Co.La.Ri e E.Giovi): quindi i due TMB Malagrotta 1 e Malagrotta 2 stanno iniziando a lavorare di nuovo a regime, il che favorisce la raccolta dell'indifferenziato per le strade della città.

Perché Roma va ciclicamente in crisi?
Per ragioni che riguardano sia l'entrata nei quattro TMB, sia l'uscita da tali impianti.
Per quanto riguarda l'entrata nei TMB, ricordiamo che a Roma vengono raccolte circa 5mila tonnellate di rifiuti al giorno, di cui circa 2mila in modo differenziato e circa 3mila in modo indifferenziato. Ora, al netto di piccole quantità indifferenziate che vanno all'estero, in altre provincie del Lazio e in Abruzzo, i quattro impianti di trattamento della Capitale (Malagrotta 1, Malagrotta 2, via Salaria e Rocca Cencia) hanno una capacità totale proprio di 3mila tonnellate di indifferenziato: quindi siamo sul filo, e se uno o più dei quattro impianti si rompe, va in manutenzione o non è utilizzabile la spazzatura rimane per strada. Questo problema si affronta aumentando sensibilmente la raccolta differenziata e quindi diminuendo l'indifferenziata.
L'altro problema (forse quello più grave) riguarda sempre l'indifferenziato, ma attiene in particolare a quello che esce dai quattro TMB, ossia i rifiuti speciali (scarti, frazione organica stabilizzata e combustibile da rifiuti). Questo materiale viene ogni giorno allontanato dalla città di Roma attraverso 163 TIR con destinazione 8 regioni e 55 siti differenti, perché la Capitale non ha una discarica di servizio e non possiede un inceneritore attivo, ed è perciò costretta a smaltire o incenerire altrove. Mentre le altre capitali europee garantiscono il ciclo integrato dei rifiuti (accoglimento, trattamento e smaltimento) nel perimetro della città metropolitana al 98%, la città di Roma è soltanto al 36 per cento: quindi, quando uno degli impianti o dei siti fuori regione non è disponibile per i più svariati motivi (manutenzioni, guasti, blocchi stradali, incendi) i rifiuti speciali restano nei capannoni dei quattro TMB, e non avendo Roma una soluzione alternativa, la spazzatura (di nuovo) resta per strada. Questo problema si affronta individuando una discarica di servizio residuale per solo materiale trattato e aumentando la capacità di incenerimento, oppure individuando una discarica di servizio residuale per solo materiale trattato e convertendo gli impianti TMB affinché la parte secca venga più possibile avviata a recupero di materia, quindi senza produrre CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti), cosa che è fattibile solo realizzando una capillare raccolta differenziata dell'umido.
Noi preferiamo quest'ultima soluzione (mentre per il trattamento del materiale proveniente dal riciclo siamo convinti che la costruzione dei quattro ecodistretti sia il rimedio giusto): ma comunque è necessario che si faccia qualcosa, invece di giocare (come al solito) allo scaricabarile.

La crisi dei rifiuti a Roma, spiegata bene
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