Le smart cities/2: il coinvolgimento dei cittadini

Di Demetrio Bacaro.

Nel percorso che porta verso la realizzazione di una Smart City diversi sono gli ambiti di riflessione ed intervento che devono essere coniugati, ricordando sempre che la città intelligente non è un modello, ma una peculiarità di ogni singola comunità cittadina, che si adoperi  per rendere meglio vivibile, più fruibile il proprio ambito di vita, puntando ad una sostenibilità che non sia solo orpello di vanto, ma substrato per garantire anche future implementazioni al medesimo processo.
Fondamentale appare non avere come unica stella cometa la “automazione” della città, il ricorso alle molteplici tecnologie e connessioni digitali che la scienza ci consente, quanto piuttosto il valore del patrimonio umano e della sua potenziale educabilità in termini personali e sociali, mediante l’implementazione di attività di partecipazione attiva e condivisione.
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Anche perché una Smart City è difficile che possa essere ideata e realizzata ex novo, anche se esistono esempi su tale modalità. La più nota città Smart zero carbone e zero rifiuti è certamente Masdar (foto 2), in via di completamento negli Emirati Arabi Uniti vicino ad Abu Dhabi, dove già cominciano a vivere parte dei futuri 50000 abitanti che vivranno in una città a sola mobilità elettrica con energia rinnovabile al 100 per 100 e che sarà terminata nel 2020.
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Altri esempi possono essere Sogdo in Corea (che sarà dedicata al solo commercio e business) o Lavasa in India (che si è ispirata allo stile architettonico di Portofino), ma anche PlantIT Valley in Portogallo anch’essa già parzialmente realizzata.
Ma in realtà quello che a noi interessa, soprattutto per noi che viviamo tutti i disagi di una città come Roma è ipotizzare un cambio di paradigma nell’amministrare questa città. Adeguare la sua storia millenaria e ricca di sovrapposizioni architettoniche ed urbanistiche che spesso la ingessano, ad una visione di città più fruibile, condivisa e sostenibile.
Per far questo (realizzare cioè una smart brown city) il passaggio fondamentale è il coinvolgimento della cittadinanza, non più massa informe e per lo più silenziosa, ma individui che da soli o associati possano essere parte attiva nella condivisione del governo della città e nella ideazione di soluzioni che siano macro per l’intero territorio urbano, ma anche differenziabili da quartiere a quartiere, da condominio a condominio.
È importante quindi arrivare a concepire un’idea altra rispetto al concetto diffuso di smart city tecnologica, pensando invece ad una città/comunità sociale nella quale ci si appresti a realizzare una smart city citizen-centric, coordinata sì dagli attori istituzionali ma che sappiano valorizzare il cittadino informato e incluso.
Altrimenti come dice Enrico Ciciotti (Ciciotti E. - 2013, Il nuovo ruolo delle città in un periodo di cambiamenti strutturali) c’è il rischio che “ci si concentri prevalentemente su politiche di natura macroeconomiche … e si tenga in poco conto il fatto che le città rappresentano il luogo di massima concentrazione della popolazione, dei consumatori, del capitale umano, delle conoscenze, della cultura, delle infrastrutture materiali e immateriali e delle capacità produttive, con tutti i problemi e le opportunità che da essa derivano”.
Letizia Chiappini sostiene : “Per avviare un processo di vera governance partecipativa è necessario identificare gli attori in campo, i valori, le risorse, le aspirazioni e per dirlo con un termine di Amartya Sen le capabilities che ogni città e i suoi cittadini possiedono” (L. Chiappini – 2014 su EyesReg vol. 4 N 4).
E poco più in basso afferma nello stesso testo “L’attenzione nei confronti del pubblico declinato ai processi partecipativi, si focalizza sulle modalità attraverso le quali il percorso partecipativo genera processi di messa in visibilità, di generalizzazione e di riconoscimento di beni in comune. Pertanto le istituzioni dovrebbero avere la capacità di far emergere argomenti e questioni sociali, solitamente relegati alla sfera privata, consentendo sia una maggiore conoscenza sia un’effettiva partecipazione dei cittadini. Dunque anche le voci più deboli, solitamente escluse, dovrebbero entrare a far parte di questo processo di apprendimento collettivo. Il compito dei governi locali è quello di offrire spazi virtuali e/o fisici per favorire la partecipazione e la concertazione su problematiche di interesse comune, riconoscendo in tali ‘pratiche’ un bene pubblico”.
Molte delle pratiche pensate già altrove in città che si spendono nel tentativo di divenire Smart, e mi riferisco al caso di Aalborg in Svezia per esempio, sono state già pensate, attuate, difese da questa piccola Associazione che è Radicali Roma che spesso nella solitudine della Cassandra si trova a proporre petizioni, delibere, referendum trovandosi però a scontare l’indifferenza (quando non l'ostilità) di quelle forze politiche cittadine, che pur si trovano un giorno sì e l’altro pure a riempirsi la bocca di discorsi sulla partecipazione, la fruibilità, il rilancio etc. etc. Forze politiche sia di governo che di opposizione.
Certo serve anche altro: audizioni, tavoli di lavoro, consensus conference, assemblee pubbliche (foto 3) e noi su questo già cominciamo ad avere proposte. Indispensabile un lavoro comunicativo, se volete culturale, di formazione vera e propria della cittadinanza, che possa comprendere come il futuro di una città migliore passa attraverso il coinvolgimento e quindi l’impegno di tutti i suoi fruitori; cittadini in testa.

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Radicali Roma è la forza romana del dialogo, dell’ascolto e della proposta; non rimane che seguirci ancora su questo sito, sulla pagina face book ma soprattutto nelle nostre tante iniziative, per cominciare ad essere quel nucleo propositivo sempre più vasto, che guardi alla realizzazione di una vera città intelligente, dove le migliorie e i progressi tecnologici derivano dalle istanze di una “intelligenza partecipata”

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