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l'Unità – Gay Pride: il Parlamento legiferi, i numeri ci sono

 

di Jolanda Bufalini, pag. 4 – Nel primo sabato di caldo veramente estivo i romani sono andati al mare, lasciando le strade della Capitale a due manifestazioni dal segno profondamente diverso, la tradizionale parata dell’orgoglio omosessuale e il raduno dei centuauri in Harley Davidson. Mondi separati in perfetta convivenza pacifica, uno scenario in cui un regista alla Wenders avrebbe potuto tentare di incrociare i destini.

Lo slogan scelto dal Pride della capitale è “Roma città aperta”, ci sono i carri allegorici e tanta gente con cartelli coloratissimi che inneggiano ai paesi dove le coppie omosessuali possono sposarsi. “Quando da noi?” chiede un cartello a forma di fumetto.

L’incidente con il sindaco è chiuso, Marino ha scritto su Facebook “con il cuore sono con voi”. E Fabrizio Marrazzo, portavoce del gay Center: “Le posizioni del sindaco Marino su questi temi sono note, siamo certi che ci sarà disponibilità a un confronto serio”. Luigi Nieri è al corteo in rappresentanza del campidoglio: “La polemica è finita ieri e oggi siamo qui per consegnare una lettera di Ignazio Marino che contiene un bellissimo messaggio”. “Si apre un capitolo nuovo, per una Roma capitale dei diritti – ha aggiunto Nieri, che è consigliere comunale e probabile futuro assessore – e col quale si chiuderà la brutta stagione di questi ultimi anni fatti di troppe discriminazioni”, Roma negli ultimi anni è stata teatro di numerose aggressioni omofobe.

polemica chiusa, con l’impegno di Marino a garantire che “a Roma i diritti di tutti siano garantiti e venga sradicata ogni forma di intolleranza”. A Roma, d’altra parte, i sindaci non sono mai andati al Gay Pride e le polemiche, in qualche misura legate alla doppia simbologia laica e religiosa di capitale d’Italia e di città del papa, si sono succedute nelle diverse stagioni. La posizione più scomoda fu quella di Francesco Rutelli, sindaco del Giubileo del 2000. Quello era anche l’anno del primo World Gay Pride ufficiale, istituito nel 1996 dal presidente Usa Bill Clinton. Stretto fra le proteste del Vaticano e la libertà di manifestazione garantita dalla Costituzione, Rutelli si cavò d’impaccio, grazie a divergenze sul percorso, togliendo il patrocinio del Campidoglio. Veltroni andò, in quello stesso 2000, come segretario dei Ds. Da sindaco mandò, a rappresentare il Campidoglio, l’assessore Gianni Borgna. Gianni Alemanno, che iniziò il mandato criticando l’esibizionismo del Gay Pride, si acconciò, in occasione del Pride europeo, a dare il benvenuto ai partecipanti, come si conviene al primo cittadino di una capitale laica.

Ma la vera posta in gioco delle manifestazioni di quest’anno è con il Parlamento e con il governo. Gianni Cuperlo, che ieri era al corteo come tanti altri esponenti del PD, dice: “E’ un momento importante, il Parlamento non ha alibi”. Per la prima volta “ci sono i numeri”, sostiene Gianni Cuperlo facendo riferimento al centro destra, dove sulle unioni civili si è formato un gruppo di lavoro e l’ex ministro Galan ha presentato un proprio ddl. “Si deve legiferare sui due punti, contro l’omofobia e per i diritti delle coppie”. Dello stesso avviso il presidente della Regione Zingaretti, che ha dato il patrocinio all’evento, in un messaggio: “E’ tempo che il Parlamento dia una risposta definitiva alle richieste di parità e uguaglianza”. Tanti altri esponenti Pd e Sel mescolati nel corteo, guidato da un bus a due piani. Fra i neo eletti Roma Francesco D’Ausilio, Gianluigi Peciola, Riccardo Magi, radicale eletto nella lista civica Marino. Per loro l’obiettivo è l’istituzione dei registri civili, Roma è una delle poche città italiane che non li ha ancora istituiti.

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