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Le mani sulla città

di Giovanni Brajato

Le notizie di questi giorni degli arresti per riciclaggio devono far scattare un campanello di allarme. Solo nelle ultime ore sono state sequestrate attività commerciali, per un valore di circa 10 MILIONI DI EURO, che avevano il compito di ripulire il denaro proveniente da attività illecite, principalmente spaccio e usura. L’indagato, legato al clan degli scissionisti, solo nelle ultime settimane aveva acquistato tre proprietà: la pasticceria/tavola calda con laboratorio “I Siciliani” di Via Catania, un bar a via XX Settembre e una gelateria in Via del Corso. Il "Caffè dell’orologio" di Piazzale Flaminio invece era stato acquistato precedentemente.
Insomma, non proprio dei bar di quartiere. Queste acquisizioni sono state sicuramente favorite da questa fase di incertezza e dalla mancanza di liquidità che sta colpendo duramente molti esercenti. Il picco dell’emergenza sanitaria è alle spalle ma la crisi economica è ancora tutta davanti a noi.

La Capitale, negli ultimi anni, è diventato uno dei principali centri di riciclaggio di denaro sporco delle mafie grazie a una pax criminale che la procura di Roma, nella sua ultima relazione, descrive così:

"Nel Lazio e soprattutto a Roma, in linea di tendenza, tali organizzazioni non hanno operato secondo le più consuete metodologie, cioè attraverso comportamenti manifestamente violenti, non si sono sopraffatte per accaparrarsi maggiori spazi, ma anzi hanno cercato di mantenere una situazione di tranquillità in modo da poter agevolmente realizzare il loro principale obiettivo: la progressiva penetrazione nel tessuto economico ed imprenditoriale del territorio, e soprattutto della Capitale, allo scopo di riciclare e reimpiegare con profitto capitali di provenienza criminosa. Dalle nuove indagini emerge un patto esplicito per evitare che i contrasti — che pure ci sono, come è inevitabile - degenerino in atti criminali eclatanti e che rischierebbero di attirare l'attenzione degli inquirenti e dei media".

Da queste righe si capisce chiaramente che il tessuto economico e imprenditoriale della nostra città era sotto attacco già prima dell’esplosione del coronavirus. Lo Stato però, dal governo centrale al Comune, fino ad ora non è stato in grado di fornire risposte certe, lasciando commercianti e imprenditori nella mani degli usurai e della criminalità organizzata.
Il pericolo, per il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Rho, è che grazie a questa crisi molti pezzi del sistema economico nazionale sarebbero passati in mano alle mafie. Ed è, infatti, proprio la relazione annuale antimafia a sottolineare il gravissimo pericolo che l’economia criminale rappresenta per la libera concorrenza. Per salvaguardare il tessuto imprenditoriale è necessario mettere i commercianti nelle condizioni di lavorare al meglio e sottrarli al rischio degli usurai e delle offerte predatorie.

In questo senso è urgente un’ordinanza, immediatamente applicabile, che consenta agli esercenti di poter lavorare all’aperto, bilanciando salute pubblica e attività imprenditoriale. Inoltre è fondamentale ridurre la forza di acquisto della mafie. Come Radicali sosteniamo da anni che la legalizzazione delle sostanze stupefacenti colpirebbe duramente le loro tasche, interrompendo all’origine il flusso economico del riciclaggio. Anche le Zone Franche Urbane andrebbero a ridimensionare la forte presenza territoriale che alcune organizzazione criminali esercitano sui territori più marginalizzati, eliminando il “welfare criminale”.

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