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L’omicidio Sacchi conferma che il proibizionismo ha fallito

"Mentre proseguono le indagini sull'omicidio di Luca Sacchi, ucciso secondo le ricostruzioni degli inquirenti dopo una compravendita di droga finita male, è necessario interrogarsi sul perché a Roma accadano episodi del genere, e su come sia possibile che la capitale d'Italia sia ormai diventata la capitale dello spaccio". Così in una nota Simone Sapienza, segretario di Radicali Roma.

"Nell’ultimo anno, cioè con Salvini al ministero dell’Interno e Virginia Raggi in Campidoglio, sono stati spesi milioni di euro per sequestrare poche dosi di hashish con la farsesca operazione 'Scuole sicure', ma le denunce per droga sono aumentate del 10,9%. Lo Stato costringe i ragazzi a rivolgersi agli spacciatori anche per pochi grammi di cannabis, con il risultato che il fatturato criminale legato alla droga continua a essere di centinaia di milioni l’anno, di cui un'alta percentuale rimane nei quartieri: un modello Scampia che comprende il controllo territoriale, l’usura e il racket delle case popolari. La guerra proibizionista alla droga è fallita: è necessario dismetterla. Ed è arrivato il momento di accompagnare la battaglia per la legalizzazione, che come Radicali portiamo avanti anche in questa legislatura e che ha raccolto il sostegno di deputati di diversi schieramenti politici uniti in un intergruppo nato mercoledì dopo la manifestazione davanti al Campidoglio, a proposte che siano in grado di sostituire con politiche di emancipazione economica quel sistema di 'occupazione e welfare' che la rete dello spaccio garantisce nei quartieri periferici. Dobbiamo cominciare a pensare in modo diverso per rigenerare le città fuori dai centri storici, rendendole capaci di attrarre e trattenere capitale umano".

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L’omicidio Sacchi conferma che il proibizionismo ha fallito
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