Rete legale migranti

Il presidio informale nei pressi della stazione Tiburtina, gestito dai volontari
dell’Associazione Baobab Experience, negli ultimi mesi ha accolto oltre 600 persone. Qui la
Rete legale di supporto ai migranti – A Buon Diritto, Baobab Experience, Consiglio Italiano
per i Rifugiati e Radicali Roma – offre un servizio di orientamento e assistenza legale in
merito all’accesso alla procedura per la richiesta di protezione internazionale, al rinnovo del
permesso di soggiorno e, più in generale, alla risoluzione dei problemi incontrati dai
migranti stessi nello svolgimento di queste pratiche.
Al fine di puntare l’attenzione su quanto già rilevato nei rapporti precedenti – cui non
è seguito in questi mesi alcun miglioramento – la Rete legale, con il supporto dei volontari di
Baobab Experience, ha organizzato due giornate di vigilanza e monitoraggio davanti
all’ufficio Immigrazione della Questura di Via Patini.
L’acuirsi delle cattive prassi implementate dalla Questura di Roma, le lunghe attese e
le difficoltà burocratiche continue, hanno comportato in molti casi la decisione da parte dei
migranti di non esercitare il proprio diritto a richiedere la protezione internazionale o il
rinnovo del proprio documento, rimanendo pertanto nel limbo dell’irregolarità.
Quanto osservato durante le giornate di vigilanza e le testimonianze ivi raccolte
confermano il critico quadro già descritto e segnalato dal team legale negli ultimi due anni.
Più in generale, le difficoltà si riscontrano nel concreto accesso agli uffici, ostacolato dal
numero ridotto di istanze ammesse giornalmente dall’Ufficio Immigrazione, limitate a circa
una ventina. Quest’ultimo aspetto costringe pertanto i richiedenti asilo, siano essi uomini o
donne con bambini, a trascorrere la notte in fila davanti gli uffici della Questura, con
qualsiasi condizione meteorologica, come testimoniato dalle nostre riprese.
Si è poi riscontrata l’illegittimità di alcune prassi: la richiesta da parte degli uffici, nel
caso di rinnovo del permesso di soggiorno e del titolo di viaggio, dell’iscrizione anagrafica
all’albo della popolazione residente, e la richiesta del passaporto e del domicilio, nel caso
della domanda di protezione internazionale.
La problematica relativa al domicilio rimane costante da mesi: secondo la prassi
adottata dalla Questura di Roma non si può accedere alla richiesta di protezione
internazionale in assenza di una dichiarazione di domicilio, ovvero di una abitazione stabile.
Come è noto a coloro che si occupano di tutela dei diritti di richiedenti asilo e rifugiati a
Roma, i funzionari dell’Ufficio Immigrazione richiedono a chi si presenta presso lo Sportello
Profughi un documento riportante l’indirizzo presso il quale si intende fissare il proprio
domicilio, per poter dare inizio alla procedura di riconoscimento della protezione
internazionale. Non sembra essere sufficiente a tal fine un’autocertificazione del
richiedente, ma occorre esibire una dichiarazione di un privato (c.d. “cessione di
fabbricato”) o, alternativamente, un certificato rilasciato dal centro di accoglienza dove si è
accolti (c.d. “dichiarazione di ospitalità”). Chi non è in possesso di tale certificazione viene
invitato a presentarsi in Questura in un momento successivo, spesso senza aver compreso
di che problema si tratti. Questi appuntamenti in pratica vengono reiterati di continuo,
senza riuscire a trovare una soluzione. È evidente la difficoltà per un richiedente che è al di
fuori dei circuiti di accoglienza di poter superare tale ostacolo. È bene far presente che la
normativa (d. lgs n. 25/2008, e successivamente d. lgs n. 142/2015) non prescrive nessuna
formalità sulla comunicazione del domicilio, che quindi potrebbe essere assolta tramite
autocertificazione redatta dal richiedente.
Quanto alla richiesta del passaporto o, in alternativa, della denuncia di smarrimento o
di furto dello stesso, ricordiamo non è un obbligo previsto dalla legge. Se si considera che la
maggior parte dei soggetti intenzionati a richiedere asilo non ha mai posseduto il
passaporto oppure non è stato in grado di portarlo con sé al momento della fuga, lo ha
smarrito o gli è stato rubato durante una delle tappe del viaggio, tale atteggiamento da
parte della Questura di fatto limita ingiustificatamente il diritto a chiedere protezione.
Se le criticità rimangono costanti, rimangono forti anche le preoccupazioni delle
associazioni della rete. Né alla richiesta ripetuta di incontrare i responsabili della questura e
della prefettura, è ancora giunta alcuna risposta.
Alla luce di quanto emerso e confermato dalle giornate di osservazione e
monitoraggio che qui si riportano, la Rete Legale raccomanda nuovamente alle competenti
autorità di intervenire affinché le procedure rispettino i diritti garantiti dalla normativa
nazionale e internazionale e la dignità umana.
Rete legale per i migranti in transito
A Buon Diritto, Baobab Experience, Consiglio Italiano per i Rifugiati, Radicali
Roma

Contatti:
Giovanna Cavallo 3200897046
Francesco Portoghese 3200128361

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