Servizio pubblico: nei costi standard la soluzione efficiente?

Di Davide Ambrosini.

Giusto di questi giorni è la notizia rimbalzata su tutti i giornali dell'ottimo primo risultato raggiunto dal servizio sanitario nazionale di contenimento di costi: la siringa ha un prezzo nazionale, pubblica il sole24ore, un costo standard in tutta Italia. Il costo di metà del fabbisogno nazionale annuo passa da 150 milioni a 18 milioni annui. Da molti anni si parlava di costi standard e di spending review ed ecco i risultati... Figuriamoci se fosse applicato in tutti i settori della pubblica amministrazione. Ed aggiungo: figuriamoci se ad essere sottoposti ad una valutazione di costi standard fossero non solo le spese per beni e forniture, ma pure i servizi erogati, sia che vengano erogati attraverso operatori pubblici o privati.
Radicalmente, con un approccio laico a tutti i temi che ci troviamo ad affrontare, da sempre non ci poniamo il limite mentale di credere che il servizio sia pubblico in base all'erogatore, ma in base all'utilità, alle caratteristiche dello stesso ed al beneficio per il fruitore.
E così, tra un ascolto della diretta Facebook del comitato nazionale di radicali italiani e lo studio di documenti riguardanti gli asili nido romani (uno dei molti argomenti di cui l'associazione Radicali Roma vuole sviluppare uno studio approfondito per avere un'analisi della situazione romana ed elaborare proposte per migliorarla) mi domando: ma se, come dalla relazione annuale sullo stato dei servizi pubblici locali presentata lo scorso dicembre dalla "Agenzia per il Controllo e la Qualità dei Servizi Pubblici Locali di Roma", si afferma come il costo annuo del servizio nido di un bimbo per l'anno scolastico 2015/2016 presso una struttura comunale è stato di 13.487 euro, e che lo stesso bambino in un asilo convenzionato è costato 7.865, i conti direi che non tornano e vanno quantomeno spiegati ai contribuenti romani.
Perché se da un lato gli operatori privati convenzionati denunciano di essere sottopagati per il servizio tra un 10 e un 20 % se anche si venisse incontro alle loro istanza vi sarebbe comunque un divario di circa un 30%; considerando, sempre da dati del rapporto già citato, che anche se in aumento rispetto al passato la retta pagata delle famiglie copre solo 11% del costo dei 19.000 utenti a cui il comune fornisce il servizio nido, l'inefficienza ricade quasi interamente sulle vuote casse comunale e quindi nelle tasche dei contribuenti.
Credo proprio che si debba partire da un calcolo analitico dei costi standard, ovvero l'analisi dettagliata di ogni voce di spesa, al fine di impedire il sottocosto (in particolare per quanto riguarda il personale), di modo da conseguire un efficientamento del servizio con un approccio non ideologico, ma pragmatico: determinare chi e come possa dare il miglior servizio ai costi più contenuti al fine di massimizzare l'utilità collettiva.
Come del resto la mozione votata l'8 aprile 2014 nella scorsa consiliatura, con firmatari Riccardo Magi (nostro segretario nazionale), Baglio e Paris, aveva come obiettivo con la creazione di una commissione ad hoc. Commissione che a mio parere ha solo eluso il tema, nella relazione del maggio 2015, analizzando tra l'altro le sole tariffe per gli utenti, elemento politico fondamentale per la possibilità di accesso al servizio da parte delle fasce più povere, ma come visto elemento del tutto marginale per la copertura del costo effettivo.
Da qui l'invito ad aprire un discussione sul tema e valutare gli strumenti più appropriati per capire la realtà dei fatti e proporne l'iniziativa politica più adatta a migliorarne l'inefficienza.

Servizio pubblico: nei costi standard la soluzione efficiente?
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