Lo Stadio della Roma così non è sostenibile

di Francesco Mingiardi

La vicenda dello stadio della Roma continua ad alternare alti e bassi continuamente rilanciati da notizie di stampa sempre di segno opposto. Ora lo stadio si fa con enormi benefici per la città, ora non si fa perché gravemente dannoso nella migliore delle ipotesi o addirittura perché strumento o fine di comportamenti illeciti.

Ieri le notizie stampa rilanciavano sul rinvio a giudizio chiesto dalla procura di Roma per reati come l’associazione per delinquere, la corruzione e il finanziamento illecito. Tante le persone coinvolte nella parte privata ma anche tra gli amministratori pubblici. Eppure, per quanto possa sembrare incredibile, la presunta attività illecita non sembra sollevare in nessuno il dubbio che la bontà del progetto o la regolarità del procedimento amministrativo ne siano stati in qualche modo toccati. Al contrario, nelle stesse ore le agenzie battevano la notizia appresa dalla Sindaca che lo stadio si farà con il beneplacito del Politecnico di Torino. Si tratta dello stesso Politecnico che solo qualche mese fa aveva descritto praticamente come una iattura lo stadio per il fatto che avrebbe definitivamente compromesso la già disastrata viabilità cittadina.

La nuova versione della relazione oggi sdoganerebbe lo stadio. Tra le due versioni sembra esserci l’imminente adizione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, presentato dall’Amministrazione capitolina al Politecnico. Il PUMS farà il miracolo! Qualcosa però non torna. Il Piano, in realtà, contiene solo delle idee progettuali e, comunque, di queste solo una, la celeberrima Funivia della Magliana, riguarda il quadrante di Tor di Valle. Deve essere proprio la funivia con annesso bombardino la soluzione per un quadro della mobilità che ancora oggi la relazione definisce “catastrofico”.

In realtà c’è almeno un altro asso nella manica della nostra Sindaca e del celebre Politecnico: la speranza che i romani abbandonino in massa le auto per passare ai mezzi pubblici … che non ci sono … ma questa è un’altra storia.

La verità, a dispetto degli alti e dei bassi tutti mediatici, delle relazioni accademiche e dei legittimi desideri dei romani (almeno di quelli giallorossi) è sempre la stessa e la gridiamo ormai da anni: il progetto non è sostenibile. Questo progetto, sia chiaro, non l’idea che si consenta alla Roma di farsi uno stadio (magari proprio alla Roma e non al suo proprietario, ma anche questa è un’altra storia).

Per noi di stadio se ne dovrebbe fare uno per la Roma, ma anche uno per la Lazio, per il calcio, ma anche per le altre discipline sportive. Ci vorrebbe, però, un minimo di progettualità!

Quello che non torna nel progetto di questo stadio è che mancano le opere necessarie per raggiungerlo e per evacuarlo.

Le poche previste sono inadeguate e, udite udite, sono a carico quasi esclusivo del pubblico. In pratica si chiede a tutti i cittadini di pagare soluzioni di mobilità che a stento riusciranno a servire lo stadio con somma gioia dei suoi proprietari e grande amarezza della comunità che riceverà in cambio ingorghi e file tutti nuovi.

Eppure le regole ed il buon senso impongono che ogni opera privata debba essere corredata dalla realizzazione, anch’essa privata, dei servizi necessari alla sua urbanizzazione (luce, strade, fogne …).

Ecco, nel caso dello stadio accade l’inverso. Si dà il via libera allo stadio e ci si accolla l’onere pubblico di adeguare le due ferrovie Roma Lido e Roma Fiumicino, e magari anche quello di realizzare un ponte per garantire il flusso e il deflusso dopo le partite.

E come se non bastasse il tutto viene condito dal regalo dalla città di Roma a chi possiede la Roma di una quantità imbarazzante di metri cubi per costruire immobili che con lo stadio non c’entrano nulla. Per la cronaca, i metri cubi in edilizia sono moneta sonante che di solito i costruttori pagano cara.

Ricapitolando: A) si chiede di procede penalmente per reati di associazione a delinquere e corruzione che interessano privati responsabili della società che farà lo stadio ed esponenti dell’amministrazione, ma il progetto resta regolare e validissimo; B) il Politecnico di Torino definisce “catastrofico” il quadro della mobilità, ma salva lo stadio, con due atti di fede: 1) i romani si venderanno la macchina in blocco; 2) l’amministrazione aprirà (e chiuderà) tutta una serie di cantieri a beneficio esclusivo dello stadio.

Ecco, noi che “gli stadi” li vorremmo davvero auspichiamo che siano fatti con una progettualità degna di questo nome. L’auspicio nasce dalla convinzione che solo le cose progettate bene poi funzionano e dalla constatazione che a Roma non funziona proprio nulla e che le promesse non si mantengono mai. Vi ricordate quella della metro C che avrebbe dovuto essere finita tutta entro il 2013?

Ecco, a noi non basta che la politica smetta di concedere marchette. Ci piacerebbe che iniziasse a garantire i cittadini per il loro futuro. Vorremmo vivere in una città piena di stadi e di piscine, ma siamo stanchi di vele nel deserto e piscine nell’asfalto quando piove. Per questo non ci rassegniamo al coro di chi vota perché qualsiasi cosa si faccia pur che si faccia qualcosa. Si tratta di una illusione che alimenta il circolo vizioso che guida ormai da anni il declino della nostra città.

Questo il link della nostra diffida a suo tempo inviata all’Assemblea Capitolina per dimostrare la non fattibilità dello stadio e i link (uno e due) alle osservazioni fatte in occasione della proposta di modifica al Piano Regolatore Generale.

Lo Stadio della Roma così non è sostenibile
Tagged on: