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Una svolta Radicale a questa porzione della nostra vita

Con il DPCM dell'8 marzo l'Italia è diventata una “zona protetta”.

Il senso del provvedimento è nell’invito a restare a casa e limitare le occasioni di contagio. Tutti gli spostamenti dovranno essere evitati, a meno che non siano giustificati da comprovate esigenze lavorative o da situazioni di necessità o da motivi di salute.

Potremo lavorare e aprire le nostre attività commerciali e imprenditoriali, fatta eccezione per quelle che favoriscano assembramenti o adunanze di persone (cinema, palestre ecc.).

Verosimilmente, però, continueranno a lavorare davvero solo le attività che commerciano prodotti o erogano servizi di prima necessità o strumentali. Del resto, a Milano già si chiede di formalizzare la chiusura di ogni attività non strettamente necessaria.

Il decreto lascia al buon senso quello che altrove l’autoritarismo ha regolato limitando in maniera coercitiva le libertà personali.  

Nonostante gli incidenti come l’assalto al “Forno delle Grucce” di stanotte o l’arrembaggio ai treni dello scorso sabato - entrambi forse evitabili - la scelta del Governo richiama tutti a un grande senso di responsabilità che sarebbe sbagliato far mancare di fronte a un fatto che cambia la vita di tutti e mette alla prova la tenuta delle istituzioni e il senso più profondo e l’efficacia della politica.

Il senso dei provvedimenti adottati, del resto, non può che essere condiviso. Peraltro l’esercizio dei diritti e delle libertà costituzionali è naturalmente soggetto a un bilanciamento ispirato al principio di ragionevolezza, che ne consente la compressione a seconda delle necessità.

Libertà di movimento, diritto al lavoro, libertà di impresa devono essere necessariamente bilanciati con la tutela della salute. Consapevoli di questo dobbiamo rifuggire il capriccio di difendere un concetto di libertà smodato e asociale come l’attitudine a ricercare l’errore nei dettagli.

Il nostro contributo politico, invece, deve concentrarsi nella ricerca di misure di sostegno sociale ed economico. Qualcosa il Governo ha già approntato con il decreto legge che questa notte è intervenuto sul Sistema Sanitario Nazionale.

Ora servono interventi a sostegno dei più deboli. I lavoratori precari, gli stagionali, le partite IVA.

A riguardo qualche strumento forse lo abbiamo già. Giulia Crivellini oggi sul Foglio ricorda la nostra proposta di legge, depositata in Parlamento con primo firmatario Riccardo Magi, che si propone di stravolgere l’attuale sistema di Welfare per renderlo più equo e sostenibile. Sarebbe un punto di partenza.

Al contrario non si può mostrare nessuna accondiscendenza nei confronti dell’atteggiamento del Governo sul dramma che stanno vivendo i detenuti e il nostro sistema carcerario.

Chi vive in regime di detenzione, evidentemente, ha ritenuto insostenibile l’ulteriore limitazione della “libertà” che i provvedimenti carcerari hanno imposto. Ci saremmo aspettati di sentire dal Presidente del Consiglio o dal Ministro della Giustizia parole più misurate: un dialogo con la comunità carceraria.

Una comunità fatta di persone che in fondo vivono il rischio di contrarre il virus con una prospettiva di sopravvivergli meno rosea di quanto non facciano i cittadini liberi. Molte di quelle persone sono detenute in regime di carcerazione preventiva, altri per reati connotati da una minima offensività sociale, altri ancora, magari, hanno quasi del tutto scontato la propria pena. Nei confronti di queste persone potrebbero essere valutate soluzioni alternative, come anche, per alcuni casi particolari, potrebbero essere valutati l’indulto o addirittura l’amnistia.

Del resto, quale migliore occasione per fare scelte importanti se non quella imposta da una grande emergenza? 

Su questo argomento Radicali Italiani ha colto nel segno con una nota di Massimiliano Iervolino e Giulia Crivellini che speriamo possa sortire qualche effetto.

Allo stesso modo, pesa il silenzio su quanto sta accadendo a Lesbo e sul ruolo che l’Europa continua a non giocare nel governo dei fenomeni migratori.


Quanto a noi Radicali romani, è evidente che la nostra “vita” politica dovrà cambiare abitudini. 

Le riunioni del mercoledì dovranno diventare telematiche. La sfida, forse, è quella di trasformare l’impossibilità degli incontri settimanali in un’occasione per ricercare nuove forme di comunicazione. Da molto ne parliamo. Ora abbiamo il dovere di trovarle.

Quanto alle nostre iniziative, dovremo rinviare il proposito di depositare la proposta di delibera popolare sull’automazione delle metro A e B, che avremmo annunciato già questa settimana, come quasi sicuramente assisteremo al rinvio della calendarizzazione delle delibere di iniziativa popolare “Accogliamoci” e “Ripuliamo Roma”, che ci era stata prospettata dal Presidente dell’Assemblea Capitolina molto imminente (due settimane fa si era prospettata la data di giovedì).

Come vedete, per Radicali Roma sarebbe stata una settimana importante.

Dobbiamo, invece, cambiare programma e rinviare ogni iniziativa incompatibile con l’emergenza che viviamo per immaginare - con Radicali Italiani e dentro le Istituzioni - ogni possibile iniziativa capace di dare una svolta Radicale a questa porzione della nostra vita.

Un abbraccio,

Francesco Mingiardi, Riccardo Magi, Alessandro Capriccioli, Francesco Ottaviano, Simone Sapienza

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