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L'Unità – Cara Unità ti scrivo

di Luigi Cancrini

Una raccolta di missive inviate ai giornali

Sono più di 5 anni che leggo le lettere inviate a L’Unità scegliendone poi una a cui rispondere. L0 faccio ogni giorno e lo considero sempre di più un modo di tenermi in contatto con il mondo della gente che pensa. Che riflette. Di cui penso a volte che sia diversa dagli altri, da quelli che non pensano e  che non scrivono, soprattutto perché è curiosa, continuamente interessata a quello che accade e al suo significato, evidente o recondito, e perché è portata a proporre, su quello che accade e sul suo significato, un suo personale giudizio. Rispondendo, più o meno consapevolmente, all’idea che dell’uomo aveva Kant: l’essere che ha davanti a sé un cielo stellato da esplorare e lo contempla, infinito e scintillante, nella realtà che sta fuori di lui (la «curiosità» instancabile del capire) e dentro di sé una coscienza morale (quella cui si lega di continuo il suo sentimento del giusto e dell`ingiusto). Lasciandosi colpire (i lettori che scrivono lo fanno quasi sempre per questo, perché se ne sentono colpiti) dalle notizie che scelgono di commentare nel modo così profondamente umano, sempre, del giudizio di valore: giusto o sbagliato che sia, che piaccia o no a chi lo ascolta e importante sempre, però, per dare conto del numero straordinario e dell’importanza dei punti di  vista, del modo diverso per gli esiti ma tremendamente uguale nella metodologia con cui l’essere umano reagisce alle informazioni che riceve. Facendole sue nel momento in cui le collega al movimento vivo delle sue emozioni. Coinvolgendosi in prima persona. Come ben dimostra, mi pare, questa bella raccolta di lettere scritte a tanti giornali da Paolo Izzo sui temi che più lo appassionano. Collegati sempre in modi diversi, ma su uno schema che si ripete, alla denuncia della sopraffazione degli argomenti «morali» con cui questa sopraffazione viene giustificata.

Centrale è in questa riflessione, in effetti,  proprio il tema del moralismo, di quella che Carl Marx chiamava ironicamente nei Manoscritti «la signora morale» imperniata, nel qui ed ora della situazione italiana, soprattutto sui precetti della Chiesa di Roma. Di cui Izzo denuncia con forza particolare la doppiezza delle posizioni e l’ingerenza nella vita politica, l’oscurantismo culturale e la pretesa di fornire risposte autoritarie ai dubbi su cui dovrebbe crescere la coscienza e la consapevolezza delle persone. Di cui Izzo segnala continuamente dunque le incertezze, le debolezze e le carenze. Dall’interno di un discorso, però, che esprime un bisogno forte, naturale, prepotente di una religiosità che potrebbe incontrarsi con quella dei laici se solo si mantenesse più attenta al Vangelo. Alla Parola di cui Gesù, uomo illuminato o Dio sceso in terra, si è fatto comunque portatore. Il problema, che io sento particolarmente come un problema anche e non solo mio, ha origini naturali nell’educazione religiosa che tutti abbiamo comunque avuto e che naturalmente ci ha posto, in un certo momento della nostra vita, di fronte alla necessità di affermare che «etica» è prima di tutto la scelta di chi comunque ragiona con la propria testa. Anche nel momento in cui pensa di trovarsi di fronte ad un testo «sacro» che sta lì per aiutarlo a capire non a dirgli quello che deve pensare. Su strade aperte molti secoli fa da Lutero (ricordate le Lettere luterane di Pier Paolo Pasolini?) e portate avanti oggi tenacemente, oltre che da Izzo, dai radicali e dai tanti laici capaci di mantenersi sempre rispettosi anche della fede di chi crede. Come è in grado di sentire prima che di capire, oggi, forse, il Papa che la Chiesa si è data di recente. Per venire incontro, forse, a questo tipo di critiche e di richieste.

L'Unità – Cara Unità ti scrivo
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