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Affari d’oro: camere sottocosto nei conventi romani

Il Vaticano ringrazia comitive, famigliole, coppiette, studenti, pellegrini. Roma in questi giorni è invasa dai turisti. Ma a gongolare per come stanno andando gli affari non sono soltanto gli albergatori capitolini. È proprio lo Stato della Chiesa che  ne trarrà grandi benefici: grazie alla trasformazione di conventi, parrocchie, scuole in hotel e bed&brekfast la Santa sede può disporre di larga parte degli oltre 15 milioni di pernottamenti l’anno del turismo religioso, ovvero il 12% della capacità ricettiva nazionale, con un business che supera i 4 miliardi di euro l’anno.
Nulla di male, ovviamente. Se non fosse che la competizione con gli albergatori laici risulta falsata. L’albergo-convento è infatti esentato dal pagamento dell’Ici e sul reddito d’impresa paga una tassa (l’Irpeg) ridotta del 50%. Ci sono poi le ristrutturazioni. Prima del Giubileo lo Stato sborsò qualcosa come 2 miliardi di euro destinati all’accoglienza dei pellegrini, e gran parte di questi furono in realtà utilizzati dal Vaticano per convertire parte dell’immenso patrimonio immobiliare della Chiesa in strutture alberghiere, che a tutt’oggi hanno la medesima destinazione d’uso.
La metamorfosi continua, come dimostrano i tanti cantieri aperti nella Capitale. Uno su tutti, quello segnalato da Mario Staderini, dirigente nazionale della Rosa nel pugno, nonchè capogruppo in I Municipio. Si tratta del convento delle suore oblate di Santa Maria dei Sette Dolori in via Garibaldi, al civico 27, posto ai piedi del Gianicolo. «Nello splendido palazzo seicentesco, opera del Borromini, sono in corso dei lavori straordinari», spiega Staderini, «al termine dei quali il Vaticano disporrà di un albergo con ben 62 stanze. Stanze dal valore unico, considerando il pregio architettonico dell’edificio e la bellezza del luogo in cui sorge. Questa», puntualizza l’esponente della Rosa nel pugno, «è concorrenza sleale nei confronti degli altri albergatori». Anche perché, sottolinea Staderini, non si tratta più esclusivamente di turismo religioso, ma del più redditizio turismo commerciale: «Suore e monache, infatti, non ospitano più solo pellegrini, ma soprattutto viaggiatori comuni ai quali applicano prezzi ben al di sotto del mercato. In centro storico chiedono circa 700 euro al mese per una camera ». Tutto questo, secondo Staderini, avviene con il placet dello Stato italiano. «Non è un caso che gli ultimi due Ministri dei Beni culturali e del Turismo siano stati Rocco Buttiglione e Francesco Rutelli, ovvero», fa notare, «importanti leader politici legati da rapporti durevoli con le gerarchie vaticane. Il Ministero, in questi anni ha finanziato innumerevoli restauri di beni cattolici, magari a discapito di resti del periodo romano e quindi precristiano, e ha sottoscritto con la Cei una serie di accordi tra cui quello che ha dato origine al più grande database di arte sacra esistente in Italia».
Ministero, dicevamo, ma anche Enti locali. Come il Comune  – basti pensare ai bus “Roma Cristiana” che godono del patrocino del Campidoglio – e la Provincia di Roma. Che alla borsa internazionale del turismo di Berlino, ha annunciato l’istituzione di una Consulta per il turismo religioso, la prima in Italia, e il potenziamento del progetto “Cammini della cristianità”. Ovvero la promozione della “Via Francigena dell’Est” (che passerà attraverso Venezia, Ravenna, Rieti, Roma e Assisi) e delle feste patronali nei centri dell’hinterland, ma anche lo sviluppo del circuito dei sopracitati bus.
In Germania a siglare l’accordo c’era il presidente della Provincia Enrico Gasbarra e monsignor Libero Andreatta, amministratore delegato dell’Opera romana Pellegrinaggi. Organo della Santa Sede, alle dirette dipendenze del Cardinale Vicario del Papa, l’Opr è l’istituzione che gestisce gran gran parte dei flussi turistici religiosi e non. Nata per organizzare i viaggi in Terra Santa, Lourdes, Fatima, Santiago di Compostela, Czestochowa, Roma e «condurre lungo le strade del mondo migliaia di persone che si mettono in cammino alla ricerca di Dio», oggi in realtà prepara pacchetti per ogni dove. Con 4 mila euro circa, ad esempio, è possibile andare in Namibia dove, si legge sul sito, si potrà ammirare «il deserto del Namib, l’Oceano Atlantico, attraversare il Damaraland, tra animali e grandi spazi, fino ai safari in Etosha». Tutte cose che ben poco hanno a che fare con la religione. «E chissà come verranno trattati i dipendenti», incalza Staderini, «visto che non sono soggetti alle tutele del diritto del lavoro italiano perché soggetto a quello internazionale, trattandosi di ente dello Stato Vaticano».
 

Affari d’oro: camere sottocosto nei conventi romani
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