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Capezzone: sfidare il governo sulle riforme e guardare negli occhi la crisi della Rosa

Il segretario di Radicali italiani ha ribadito nella sua relazione di apertura che non ha intenzione di ricandidarsi alla segreteria e di essere favorevole al ricambio, recuperando la regola radicale di non cumulare incarichi istituzionali con incarichi nel partito.

Delle polemiche dei giorni scorsi, ha sottolineato il rischio di «tramutare un passaggio fisiologico in un passaggio traumatico, come se ci fosse una spaccatura».

Capezzone ha esordito dicendosi emozionato e rivolgendosi alla «comunità degli ascoltatori radicali di Radio Radicale», che dopo molti anni hanno potuto udire i radicali parlare in Parlamento: «Dobbiamo essere degni di questi compiti, e dobbiamo ricordare che (tra cinque anni o quando sarà, forse molto prima) saremo giudicati da tutti gli elettori, ma affronteremo anche e soprattutto il giudizio speciale di chi, radicale, ci chiederà conto di cosa, di radicale, avremo fatto o tentato di fare… sarà, com’è giusto, un giudizio severo, come tutti faremmo bene a tenere presente».

Dobbiamo capire «come stiamo e cosa facciamo sia nella Rosa che nella maggioranza». La crisi della Rosa nel Pugno, ha avvertito il segretario, va guardata negli occhi. Si può risolvere «rilanciando le ragioni e gli obiettivi della Rosa», i punti di Fiuggi, il trinomio Blair-Fortuna-Zapatero. E allo Sdi ha chiesto: «Siete ancora interessati a lanciare una sfida blairiana e zapateriana nella nostra coalizione?»

Capezzone ha avanzato una proposta concreta per far tornare la Rosa ad essere una «calamita», «inclusiva»: una grande conferenza aperta sui contenuti e sulla forma partito, per capire «come far vivere un soggetto politico nell’era della “politica e della velocità”».

Per quanto riguarda i rapporti con il governo, il presidente della Commissione Attività produttive della Camera ha precisato di «non proporre l’uscita dalla maggioranza, la sfiducia al governo, o altri colpi di testa». Come ricorda Pannella, ha detto, «non siamo delusi perché non c’eravamo illusi». Ma, ha aggiunto, «essere leali non significa essere sordi, ciechi e muti. Prodi non ha bisogno di guardie svizzere», ma di qualcuno che lo incalzi, lo sfidi sul piano riformatore. «Dire “le riforme dopo” significa dire “mai”» e «se non siamo noi a chiedere ora uno scatto sulle riforme chi sarà? Vorrei – ha auspicato Capezzone – che fosse la Rosa nel Pugno a farlo».

Per questo Capezzone ha proposto che la Rosa nel Pugno ottenga da Prodi un incontro in cui chiedere al governo: l’impegno a calendarizzare in Parlamento la discussione sui diritti civili, pacs, droga, eutanasia; il cambio della posizione riguardo la moratoria sulla pena di morte; il sì del governo al disegno di legge “un’azienda in 7 giorni” e agli emendamenti dei “volenterosi” sulla Finanziaria; di mettere in agenda il completamento della Legge Biagi e un disegno di legge sulle riforme strutturali della spesa pubblica (pensioni, sanità, pubblico impiego, finanza locale); la nomina del comitato di bioetica e una parola chiara del governo sugli otto senatori eletti ma esclusi.

Su questa grave ferita alla legalità, Capezzone ha proposto di annunciare, immediatamente dopo le audizioni dei giuristi previste in Commissione, «uno sciopero della fame di dialogo per aiutare il Senato a decidere».

Capezzone: sfidare il governo sulle riforme e guardare negli occhi la crisi della Rosa
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