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«Dateci il registro delle unioni civili». Protesta in Campidoglio

da Il Manifesto del 5 dicembre 2007, pag. 8. di E. Ma.

Hanno manifestato in piazza del Campido­glio a Roma per chiedere al sindaco-leader del Pd, Walter Veltroni, soprattutto di non violare la legge. Sì, perché l’articolo 8 dello statuto capitolino prevede che entro oggi il Consiglio comunale debba votare la delibera di iniziativa popolare presentata sei mesi fa, il 5 giugno, con circa 10.200 firme, il doppio di quelle richieste, che chiede di istituire un registro comunale delle unioni civili. Esatta­mente come è stato già fatto in oltre trenta città italiane. La fiaccolata di ieri sera, indet­ta venerdì scorso dal Partito radicale e dal movimento lgbt, in pochi giorni era riuscita ad ottenere tre pagine fitte fitte di adesioni. Eppure il piazzale non era certo illuminato dalla luce delle torce esibite dalle poche cen­tinaia di persone presenti. «Le adesioni sono state tante ma poi quando si è trattato di scendere in piazza sono diventati tutti fanta­smi», ha commentato deluso Marco Pannella. Per l’Arcigay e le altre associazioni del mo­vimento omosessuale, invece, la risposta del­la città ad un appello lanciato solo poche ore prima è stata più che soddisfacente.

 

 

 

In piazza c’è anche il consigliere comuna­le socialista Gianluca Quadrana, firmatario insieme a Roberto Giulioli (Sd) di una secon­da delibera sul registro delle unioni civili che, secondo Veltroni, dovrebbe essere ac­cantonata per fare posto ad un Odg vago quanto innocuo. Quadrana dibatte a distan­za anche con l’assessore al Personale, Lucio D’Ubaldo, che ha proposto una «terza via» per uscire dall’impasse. Un cambio di no­me, un gioco di prestigio: scompare la paro­la «unioni» e si ottiene il «registro delle solida­rietà civili». «All’assessore dico che invece di parlare di anagrafe si occupi dell’anagrafe va­lorizzando i lavoratori – attacca Quadrana -Le delibere, quella consiliare e quella popola­re, andranno in Aula». Altrimenti, promette Rita Bernardini, «faremo ricorso contro que­sta ennesima violazione di uno strumento di democrazia diretta come la delibera popola­re». D’altra parte, aggiunge laconica la segre­taria nazionale dei Radicali illuminata dalla fioca luce della fiaccola che porta in mano, «nulla di nuovo in una città dove, a fronte di un migliaio di parrocchie, sono a disposizio­ne solo tre luoghi per celebrare i matrimoni civili che ormai superano il 30% e sono in continua crescita».

 

 

 

Trai tanti politici locali e nazionali spicca sicuramente la presenza della sottosegretaria alla Famiglia, Chiara Acciarini. È venuta perché la proposta contenuta nelle due deli­bere «è molto ragionevole e peraltro in linea con la storia del nostro paese, visto che Pisa ha da poco celebrato il decennale del regi­stro comunale. Un provvedimento ammini­strativo – continua Acciarini – che diventa ancora più importante perché tiene viva la discussione sui Cus, sollecitando il Parlamento a velocizzare l’iter di approvazione».

 

 

 

Eppure a Roma un registro delle unioni ci­vili già esiste, sia pure in un solo quartiere: l’ha istituito il presidente del X municipio, Sandro Medici, che è «avvilito perché questa città ha riesumato il suo vecchio volto sagrestale». Con lui c’è Pino Galeota, consigliere comunale del Prc che punta il dito contro l’Odg di Veltroni: «Gli Odg esprimono grandi sentimenti di cui è depositario il nostro caro sindaco – dice con un certo sarcasmo – noi siamo qui per dare corpo e concretezza a quei sentimenti. Ci farebbe piacere che Vel­troni sollecitasse il Parlamento non solo con un Odg ma anche con una manifestazione. Allora saremmo sicuramente con lui».

«Dateci il registro delle unioni civili». Protesta in Campidoglio
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