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Droghe, l'affondo di Ferrero

  «Non ho preconcetti contro le sperimentazioni di riduzione del danno nel campo delle droghe». Niente di più di questo, sostanzialmente, nella risposta che il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero aveva dato ieri mattina al giornalista che lo intervistava nella trasmissione «Filodiretto» ai microfoni di Radio Radicale. Non una risposta da militante, come ci avevano abituati i ministri della precedente legislatura, ma poche parole e un tono conforme al suo ruolo istituzionale. Al cronista che gli chiedeva il parere sulle stanze del buco che Aznar per primo ha introdotto in Spagna per ridurre la mortalità dei tossicodipendenti da eroina e limitare il degrado sociale delle città, ha risposto: «E’ necessario, in un ambito di politiche di riduzione del danno, avere la possibilità di sperimentare. Quelle a cui lei fa riferimento sono assolutamente da provare».

 

 

 

 Apriti cielo. Per tutto il pomeriggio è un crescendo di polemiche, soprattutto dal banchi di Alleanza nazionale: «Ferrero propone lo spaccio di stato — attacca l’ex sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano — da quando è ministro si adopera per far sì che lo Stato o le Regioni, tramite le Asl, diventino spacciatori, che la droga si diffonda, che i buchi si moltiplichino». Gli fa eco Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le politiche della famiglia, che rivendica la netta differenza tra «chi, come la destra, ha approvato la legge Fini antidroga e antispaccio e chi, come la sinistra, la vuole cancellare». E se non si meraviglia ma si eccita per «le cartine che Rifondazione ha distribuito come gadget elettorale» la giovanissima vice presidente della Camera Giorgia Meloni, Azione giovani, l’associazione di cui è la presidente, si scalda al punto di dichiararsi «pronta ad una forte mobilitazione contro le stanze del buco e contro ogni droga». E così via: il senatore An Achille Totaro promette di trovare dei dati sui morti nelle stanze di somministrazione controllata, anche se non specifica se poi li comparerà a quelli nelle strade. «Il ministro sta già provocando danni irreparablli dal punto di vista culturale – commenta anche Carlo Giovanardi – indicando ai giovani la droga, leggera o pesante che sia, non come un pericolo mortale, ma come qualcosa con la quale sia possibile convivere».

 

 

 

 Ma a suo favore arriva invece il presidente della Croce rossa italiana Massimo Barra: «Meglio le stanze del buco che un’overdose in uno scantinato col rischio di morire». «Non ho proposto lo spaccio di stato – risponde in serata il ministro Ferrero alle invettive della destra – ma semplicemente ho sostenuto, in risposta ad una domanda, che non ho preconcetti. Si tratta di salvagnardare il più possibile la salute delle persone e questo non mi pare un obiettivo deprecabile». Ferrero ribadisce che la sua convinzione, espressa a titolo personale, è «maturata dall’osservazione delle esperienze europee in materia», ma «non impegna ovviamente il governo dell’Unione». Ma il governo di centrosinistra è impegnato, spiega ancora Ferrero, «a superare la legislazione attuale in materia di droga, in una direzione che veda una chiara distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti ed in particolare che diriga la repressione contro il narcotraffico e non contro i consumatori», «annullando anche le sanzioni amministrative», dice ricordando che questo è esattamente ciò che è scritto sul programma di governo della coalizione.

 

 

 

 «Su questi temi bisognerebbe fare il contrario di quello che sta avvenendo oggi (ieri, ndr) – conclude il ministro, che intende indire entro l’anno una Conferenza governativa sulle droghe – Bisognerebbe discutere seriamente e senza preconcetti e strumentalizzazioni per fare chiarezza e informare i giovani sui pericoli reali a cui vanno incontro. Bisogna assolutamente evitare di fare di tutta l’erba un fascio perché è sotto gli occhi di tutti l’aumento del consumo di cocaina, una sostanza pericolosissima, di cui i giovani abusano perché non c’è consapevolezza».

Droghe, l'affondo di Ferrero
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