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«Garrotiamo tutti i gay» l’assessore alla crociata

Altro che Pacs o Dico. Ci vuole la garrota. Non quella spagnola, il collare che si stringe lentamente alla gola. Ma quella indiana, pare degli Apache: una cinghia di cuoio bagnata attorno alle tempie che asciugandosi al sole si stringe ancora più stretta. Una modesta proposta contro una forma di devianza, quella dei gay che scendono in piazza a Roma, ma buona contro un’altra qualsiasi. Chissà se abbiamo capito bene, leggendo il Giornale di Belpietro. Qualcosa che assomiglia a una terapia risolutiva. Consigliata da un medico plurilaureato, assessore regionale di An, Pier Gianni Prosperini. Ancora lui: Baluardo della Cristianità Flagello dei Centri sociali Condottiero del Nord. Il manifesto (elettorale) lo possiamo solo descrivere: lui che giganteggia, in maglia di ferro e divisa da crociato, con lo scudo e lo spadone.

Piergianni Prosperini, assessore regionale della cristianissima Lombardia assediata dai “camel”, che sarebbero poi i cammelli e, per traslato, gli immigrati d’ogni lembo d’Africa e d’Asia, colpevoli di fede musulmana e di recente presenza sul nostro patrio territorio. Ieri il Prosperini ha occupato un’intera pagina del Giornale della famiglia Berlusconi (con richiamo in prima) per dare il meglio di se stesso. Il “meglio” che in dosi varie distribuisce nell’arco della settimana (da decenni ormai) in dibattiti pubblici, sedi istituzionali e soprattutto durante le tribune di varie televisioni locali e persino in uno spazio proprio (a pagamento) che ha intitolato con felice sintesi “Nordestra”, perchè cresciuto alla politica dentro il Movimento sociale, Prosperini lo lasciò quando vinse Rauti («Troppo a sinistra. Più a sinistra di Bertinotti, avversava la proprietà privata…») per abbracciare Bossi, poi lasciò anche Bossi, un altro comunista (come Maroni), quando Bossi annunciò che avrebbe voluto bruciare il tricolore e tornò così al vecchio amore, per coniugare le simpatie mussoliniane, l’amore di patria e un sano orgoglio padano contro i terùn, al fianco di Ignazio La Russa, compagno di partito, e Roberto Formigoni, presidente regionale, che si tureranno il naso ma che continuano a sopportarlo, perchè il Prosperini porta voti (ventimila preferenze alle ultime regionali). Il che francamente mette paura, non tanto per l’esito elettorale quanto perchè rivela tragicamente lo stato dell’elettorato lombardo.

Torniamo al Giornale e val la pena di tentare un florilegio (incompleto) della garbatissima intervista. A proposito della manifestazione di sabato scorso a Roma e dei gay: «Convivano pure ma l’omosessualità è una devianza… Ha visto il fotomontaggio di Benedetto XVI con il dito alzato? Ci provino con la faccia di Maometto, se hanno i coglioni… Garrotiamoli… Ma non con la garrota di Francisco Franco. Alla maniera degli Apache: cinghia bagnata legata stretta attorno al cranio. Il sole asciuga il laccio umido, il cuoio si ritira, il cervello scoppia». Neanche un “ooh” di meraviglia se non di ribrezzo da parte dell’intervistatore che chiede placido e divertito come se la passano i giovani a Milano. Tralasciamo alcune notazioni sociologiche dell’assessore e approdiamo ai centri sociali: «Bulk, Transiti, Vittoria… Sentine di ogni male da chiuderec con il ferro e con il fuoco».

Prosperini ha una medicina anche per la droga . Per chi è vittima della droga ci vuole il modello Singapore: «Lo stendi sulla panchetta – ci illumina l’assessore – ten ten ten, dieci nerbate. Inutili sporcargli la fedina penale: equivale a escluderlo dalla vita. Col marchio di Caino lo perdiamo per sempre. Che poi ‘sto Caino a me è pure simpatico». Improvviso, un tocco d’umanità. Una svista chissà, perchè subito dopo riprende. Tocca ai “camel”, agli islamici: «Noi abbiamo avuto l’Umanesimo, il Rinascimento, Voltaire, Porta Pia…». Ma, davvero? Lui no, però. E infatti: «Loro sono incompatibili con le libertà individuali dell’Occidente. O progrediscono o ciapen el camel e turnen a ca’». O prendono il famoso cammello e tornano a casa. Che è un consiglio che regala anche ai rom (attualità, dopo l’incendio nel campo di Opera delle tende allestite dalla Protezione civile): «L’unico posto dove non rubano è la Sardegna, perchè là sono stati educati dai pastori barbaricini, che li incaprettano. Non si fanno chiamare “figli del vento”? Via col vento, allora foeùra di ball! Circolare, circolare…». Eccetera. Senza negarsi il bell’avviso finale: per gli avversari è pronto il fucile a pompa. Bum, bum, bum…

Chi lo conosce, non si stupisce, ma non può evitarlo. Prosperini è un’autorità pubblica, un assessore, ex alpino paracadutista “sempre presente”: «L’alpino attende a pie’ fermo sulla linea del Piave». e pronto ad ogni necessità: abile nel tiro, secondo il Giornale, predilige le armi da taglio, che adornano il suo ufficio alla Regione, spade da samurai, pugnali malesi e altre lame, e s’allena ai pesi, perchè i muscoli restino scattanti, malgrado l’età (sessantuno anni) e qualche chilo in più (centoventi per un metro e novanta).

Non lo si faccia un bruto senza cultura. Il curriculum accademico è imponente: laurea in medicina e chirurgia, specialista in dermatologia e venereologia, specialista in idrologia medica, laurea in lingue e letterature straniere, maturità classica. Non si conoscono i testi. Vanta la conoscenza di inglese francese, tedesco e spagnolo. Preferisce il dialetto: milanese (anche se è nato dalle parti di Vicenza).

Se non fosse l’assessore che è e non temessimo la querela gli daremmo semplicemente del “pirla”. Lui ci capisce.

«Garrotiamo tutti i gay» l’assessore alla crociata
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