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GLI SFRATTI DEL PAPA – LA SVOLTA DOPO IL GIUBILEO

A Roma l’emergenza abitativa coinvolge il Vaticano.
 Che con i suoi settemila stabili di proprietà, molti dei quali frutto di lasciti o di generose donazioni statunitensi che vanno sotto il nome di “piano Marshall per la Santa Sede”,
dal maggio di due anni fa ha deciso di fare la “svolta manageriale”. Cioè di sfrattare senza guardare in faccia nessuno, vecchi, vedove, famiglie della borghesia impoveritasi con l’euro e innumerevoli altri soggetti titolari di contratti d’affitto. Sia direttamente di proprietà dall’amministrazione vaticana,  cioè dell’APSA (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) sia delle altre sigle di enti ecclesiastici anche essi valutabili sull’ordine delle centinaia se non delle migliaia. In passato alcuni di questi stabili erano anche in cattivo stato e nessuno voleva andarci a vivere, alcuni avevano i bagni nei ballatoi  come nelle case di ringhiera di Milano. Poi con il tempo, con ristrutturazioni spesso fatte dai conduttori, le cose sono cambiate.  La particolarità di questi  immobili ecclesiastici, specie quelli del centro storico, è che sono accatastati come case popolari o ultrapopolari, quindi pagano 1/10 dell’ICI.
 “Quando lo pagano”, come sottolinea il consigliere del primo municipio della capitale Mario Staderini della Rosa nel Pugno. Autore insieme all’ex eurodeputato dei radicali italiani e attuale membro del Parlamento italiano della Rosa nel pugno Maurizio Turco di un vero e proprio dossier sulla materia in questione. Altro privilegio tipico di questi immobili, che per lo più sono frutto di lasciti e donazioni, quindi vincolati ad “uso caritatevole” (“passati tanti anni nessuno piu controlla e vengono magari trasformati in alberghi”, dice sempre Staderini), è che pagano le tasse solo sul 50% del reddito derivante da affitti.
Trattandosi di un patrimonio difficilmente quantificabile nelle unità abitative, ma sicuramente nell’ordine delle decine di migliaia, ecco che se il Vaticano decide, con tanto di bolla papale a imprimatur del nuovo corso manageriale, di cambiare politica abitativa e chiedere a tutti quanti, il giorno del rinnovo del contratto, prezzi di mercato, per Roma potrebbe essere una vera e propria emergenza umanitaria.
Le cause di sfratto vero e proprio sono già tantissime e gli avvocati del Vaticano sono per la linea dura che prevede anche l’uso della forza pubblica.
Per ora si conoscono casi di decine di persone, compresi i politici della Rosa nel pugno,  che si sono lamentate con l’assessore alla casa e al catasto e con il sindaco Veltroni.
 Che poi  sono coloro che curano la riscossione dell’Ici.
Ma al comune nessuno vuole tirare fuori i dati sulle case del Vaticano e sul loro status.
Molti inquilini hanno anche lamentato circostanze imbarazzanti, con  funzionari vaticani che hanno fatto capire tra le righe che l’affitto era un problema da risolvere con le amicizie Oltretevere. Se non peggio. Quello che pochi sanno però è che la svolta dura di Ratzinger, sigillata da una procura ad agire datata maggio 2005 che l’amministrazione dell’Apsa acclude a ogni richiesta di rilascio immobile notificata dai propri legali, è nata in realtà subito dopo il Giubileo.
Quando la Santa Sede già all’epoca di Woytjla aveva deciso di sfruttare le capacità alberghiere generosamente messe a  disposizione di Roma per catturare ricchi turisti che potevano comprarsi la casa nella capitale.
Così sono iniziati gli sfratti per blocchi come quelli fatti dai francescani negli immobili di via della Pigna, strada che ancora contiene la lapide di Stefano Porcari  di uno dei tanti condannati a morte dai Papi di non tantissimi anni fa.
Palazzine spesso abitate da vecchie vedove che non hanno più ne il reddito per sostenere aumenti sull’ordine di sei sette volte tanto la cifra iniziale, né per spostarsi altrove. Dal 2001 di fatto sono piovuti come non gradita manna dal cielo gli sfratti Vaticani. Ma dopo il 2005, con tanto di bolla papale, la cosa è diventata estremamente seria e Veltroni non potrà fare finta di niente ancora a lungo. Per ora gli sfratti sono sospesi, ma poi quando il Vaticano chiederà al sindaco i vigili urbani per sfrattare le vedove e le vecchiette sarà dura spiegarlo a quelli di Rifondazione al Campidoglio.
 

GLI SFRATTI DEL PAPA – LA SVOLTA DOPO IL GIUBILEO
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