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Il Tempo –

di Valeria Di Corrado

La causa è il ritardo nella consegna del primo tratto. La procura: ostruzionismo della politica

Dalla nebbia che avvolge da almeno 8 anni i lavori della Metro C di Roma emerge un dato chiaro: è di oltre 368 milioni il danno causato all’Erario sui ritardi nella consegna del primo tratto della linea. «Nonostante una grande difficoltà nell’accesso alle fonti di informazione e l’ostruzionismo della politica», la procura della Corte dei conti del Lazio ha concluso la fase pre-istruttoria, recapitando agli indagati un invito a dedurre lungo 12 pagine. Il procuratore capo Raffaele De Dominicis, titolare dell’indagine, ha contestato alla stazione appaltante Roma Metropolitane srl «quale rappresentante del Comune di Roma Capitale» e a Metro C spa «a titolo di concorso morale e in qualità di Contraente Generale per il buon risultato dell’appalto» di avere «gravemente violato il rapporto fiduciario di mandato, a garanzia del buon andamento economico dei lavori per la realizzazione della linea C della metropolitana dell’Urbe».

Il periodo preso in esame da questo filone d’indagine va dal 2006, anno di stipula del contratto, al 2010. Viene contestato un maggiore costo di 363.722.828 euro per il primo tratto da Graniti-Pantano a Centocelle. A ciò si aggiunge il danno morale, pari a 5 milioni, per il disservizio causato sia dal ritardo nell’esecuzione dei lavori sia dall’omissione dei controlli e dei referti obbligatori. L’istruttoria non è chiusa: gli indagati hanno 60 giorni per presentare alla Procura le loro controdeduzioni e sperare in un’eventuale archiviazione delle singole posizioni.
«Tutta l’inchiesta – fanno sapere dalla Procura contabile – è stata caratterizzata da una fitta oscurità e dalla difficoltà di accesso alle notizie. Le fonti ufficiali consultate spesso sono state contraddittorie». Una sorta di percorso ad ostacoli, fatto di montagne di delibere del Campidoglio su un progetto nato nel 2001, poi cambiato e contestato davanti agli arbitri e al Tar. In questi anni si sono alternati governi e giunte comunali di diversi colori politici, che avrebbero dimostrato una scarsa collaborazione alle indagini. «Di fronte all’ennesima denuncia presentata dal professore Antonio Tamburrino, ingegnere esperto di mobilità, e dal consigliere Radicale Riccardo Magi, la magistratura inquirente ha deciso di dare inizio alle prime contestazioni su una delle più difficili opere pubbliche italiane, finanziata da Stato, Regione e Comune. È stato il fallimento della legge 441, la “legge obiettivo”: anziché renderle più agevoli, le grandi opere sono state complicate». Intanto marciano a passo spedito gli altri tre filoni d’indagine della Procura contabile che riguardano il periodo successivo, dal 2011 in poi, e le tratte progettuali T4 e T3 della metro C.

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