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Indulto, Roma accoglie i detenuti

Sono quasi mille i detenuti pronti ad uscire dalle carceri romane nelle prossime ore, per effetto dell’indulto approvato sabato scorso dal Parlamento. Il Comune si sta preparando ad accoglierli con un ‘Piano cittadino operativo sull’indulto’, coordinato dagli assessorati alle Politiche sociali, del Lavoro e dal Garante dei detenuti.

Sul piano pratico è stata disposta l’attivazione di uno sportello dedicato all’assistenza dei detenuti in uscita, che non hanno più relazioni sociali e familiari. Ci sarà anche un numero di telefono messo a disposizione dal Comune, per garantire il pronto intervento nei casi d’emergenza. La rete di sostegno scatterà, però, già all’interno degli istituti penitenziari, per definire in anticipo iniziative finalizzate al reinserimento.

Sarà ampliata anche la rete d’accoglienza temporanea, dedicata in particolare a mamme e bambini e alle persone più fragili. Il reintegro nel mondo del lavoro è l’altro impegno che il Comune intende mantenere per evitare i casi di recidiva: all’interno delle stesse carceri, si cerca di orientare e indirizzare il detenuto in modo tale da consentirgli di svolgere un lavoro simile a quello già eseguito durante il periodo di detenzione.

A tutti coloro che sono in difficoltà economica e non sono sostenuti dalle famiglie, sarà consegnato il ‘Kit delle 48 ore’ con supporti e informazioni utili per affrontare le prime ore di libertà. Il kit, si trova all’interno di uno zainetto appositamente realizzato e contiene: una mappa dei trasporti pubblici di Roma, una brochure in quattro lingue con numeri di telefono utili, quattro buoni pasto da 5.25 euro l’uno, cinque biglietti giornalieri Metrebus, la guida ‘dove mangiare, dormire, lavarsi’ e un kit per l’igiene personale.
Le Ferrovie dello Stato hanno, inoltre, garantito biglietti del treno gratuiti per consentire a coloro che non sono di Roma di tornare nelle proprie città.

Anche i detenuti stranieri potranno far riferimento ad un segretariato che li aiuterà a regolarizzare la propria posizione. Infine, si garantirà la continuità delle cure sanitarie anche fuori dal carcere, in particolare per tossicodipendenti e per coloro che soffrono di disagi psichici.

“Dobbiamo garantire un’assistenza continua e capillare ai detenuti che stanno per abbandonare il carcere – ha detto Raffaella Milano, assessore alle Politiche sociali – se vogliamo permettere loro di cambiare davvero vita”.

Si chiama Antonio Leo, 25 anni, originario di Francavilla Fontana, il primo detenuto di Rebibbia scarcerato grazie all’indulto. Avrebbe terminato la pena nel marzo 2007.

…INTANTO C’È CHI SPERA DI POTER MORIRE FUORI DAL CARCERE

Una detenuta nell’istituto penitenziario femminile di Rebibbia, malata di Aids in stato terminale, è in attesa che qualche ospedale di Roma decida di ricoverarla. Cinzia, questo il nome della donna, è affetta anche da altre patologie. Del suo caso si sta interessando il Garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni.

Cinzia non è neppure ricoverata nel centro clinico del carcere ma viene tenuta in una cella, dove è assistita dalla solidarietà delle sue compagne. Non riesce più ad alzarsi dal letto e ha bisogno d’assistenza per assumere farmaci e mangiare. Le risposte di alcuni ospedali sono state finora negative, altri invece non hanno neppure risposto.

Il timore del Garante è che accada ciò che è già avvenuto lo scorso anno quando una detenuta di 21 anni malata di aids, dopo aver chiesto inutilmente di uscire, morì a Rebibbia a causa della varicella contratta nel carcere.

“Io credo – ha dichiarato Marroni – che Cinzia ha diritto, come ognuno di noi, di vivere con dignità la malattia che la sta spegnendo”.

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