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La Repubblica (ed. Roma) – Il J'accuse dell'Authority sugli appalti "Con Marino boom di affidamenti diretti"

Proprio  non se l’aspettava, il presidente dell’Autorità anti-corruzione Raffaele Cantone. Quando i suoi collaboratori gli hanno consegnato il primo report sull’analisi degli affidamenti diretti effettuati in Campidoglio negli ultimi cinque anni – molti dei quali oggetto dell’inchiesta su Mafia Capitale – ha quasi fatto un salto sulla sedia. Perché se per un lustro lo sport preferito da Alemanno è stato quello di bypassare regolarmente le gare d’appalto, il sindaco Marino lo ha addirittura battuto. Concedendo a imprese chiamate in modo del tutto discrezionale, senza alcuna procedura ad evidenza pubblica, quasi il 90% dei lavori, delle forniture e dei servizi “banditi” dal Comune. Un boom mai registrato prima. Nel dettaglio, durante la giunta di centrodestra, la quota complessiva degli appalti affidati con procedura negoziata (affidamenti a cooperative sociali, cottimi fiduciari e così via) è stata dell’85,16%, pari al 24,7% del  valore totale. Nel periodo che va dal 12 giugno 2013 al 10 dicembre 2014, dunque nel primo anno e mezzo di centrosinistra, la quota in procedura negoziata è stata appena un po’ più alta (l’89,76%), ma il valore degli affidamenti è schizzato al 74,24%, quasi 50 punti in più rispetto all’ultimo periodo di Alemanno. Col risultato di far diventare regola quella che dovrebbe rappresentare un’eccezione. Sulla quale adesso l’Anac vuole vedere chiaro. E se il sindaco Marino contrattacca, dicendo che è solo la conseguenza delle storture create dal suo predecessore, «la spiegazione va ricercata nel fatto che quando sono arrivato io Roma era se non nell’illegalità, certamente non nell’appropriatezza contabile: non aveva un bilancio, Alemanno aveva ritenuto di amministrare la capitale d’Italia in dodicesimi», il centrodestra lancia l’affondo. «Con Marino boom di affidamenti diretti senza appalto e lui si difende addossando la colpa a me. Ma vi pare?», twitta Alemanno. «Ancora una volta la piccola propaganda autopromozionale di Marino viene travolta dalla realtà in modo imbarazzante», attacca il senatore Augello (Ncd). «I numeri sugli appalti raccontano ciò che abbiamo più volte sostenuto, anche negli atti parlamentari: la giunta di centrosinistra ha spalancato i cancelli a chiunque cercasse procedure discrezionali e semplificate, non ha in alcun modo posto argine alla corruzione e ha subito senza la minima reazione un rapido adattamento alla nuova situazione politica dei gruppi collegati all’inchiesta su Mafia Capitale. Il sindaco non ha più nessun alibi per assolversi, inventando una discontinuità amministrativa purtroppo mai esistita. Se ne faccia una ragione e chieda scusa alla città». Duro anche il capogruppo di FdI Fabrizio Ghera: «Marino non provi a fare il fulto tonto e non scarichi le sue responsabilità sugli altri. In due annidi amministrazione in tutto il Comune sono state bandite solo 8 gare ad evidenza pubblica, cosa che non sarebbe riuscita nemmeno alla banda Bassotti. Per non parlare dei lavori pubblici, dove in 18 mesi è stato effettuato solo un bando con procedura aperta e si è proseguito con una serie di proroghe infinite alle ditte che si occupano della manutenzione stradale. Un atteggiamento decisamente anomalo per una pubblica amministrazione».

La Repubblica (ed. Roma) – Il J'accuse dell'Authority sugli appalti "Con Marino boom di affidamenti diretti"
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