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La Repubblica (ed. Roma) – Mafia capitale, nuovo Codice degli appalti

di Mauro Faville

Il codice degli appalti dopo Mafia capitale “Gare aperte, trasparenza e stop affidamenti diretti”. La nuova direttiva di giunta a cinquanta giorni dagli arresti “Le aziende obbligate a dichiarare i finanziamenti ai politici” 

Cinquanta giorni dopo gli arresti che hanno scoperchiato il vaso di Pandora di Mafia Capitale, il Campidoglio corre ai ripari. Lo fa con una «direttiva» figlia del lavoro del nuovo assessore alla Legalità, il magistrato Alfonso Sabella. Il suo primo atto è un «codice degli appalti» che, nelle parole di Ignazio Marino, rappresenta l’argine al «Mondo di mezzo. Con questa norma – afferma il sindaco – sarà impossibile che accada di nuovo, come accaduto durante la giunta Alemanno, che quel “mondo di mezzo” possa infiltrarsi negli uffici, nei municipi e in qualche modo utilizzare malamente i fondi pubblici delle tasse dei cittadini». «Ma insieme alle regole servono gli uomini», ammette al suo fianco Sabella, autore della direttiva nella quale, dice lui, ha pesato il suo «vecchio istinto da sbirro». La filosofia del regolamento (che verrà agganciato al bilancio ed entrerà in vigore entro 120 giorni dalla sua approvazione, con le prossime gare d’appalto) si declina su 3 linee guida: la prima, recita la direttiva, punta sulla «programmazione e conseguente avvio delle procedure in tempi congrui al fine di limitare l’insorgere di situazioni emergenziali che rendano, successivamente, indispensabile il ricorso a strumenti contrattuali non ordinari». Tradotto significa che ogni gara del Campidoglio dovrà essere “aperta”: basta con gli affidamenti diretti, dettati da quelle che Sabella definisce «emergenze programmate». Ancora, la seconda peculiarità sarà «la regolamentazione del raccordo tra politica e amministrazione nelle fasi di programmazione degli interventi e nel monitoraggio degli stessi». I dirigenti, a cui spetta l’attività gestionale, dovranno costantemente informare gli assessori dell’andamento delle gare motivando per iscritto le loro decisioni. Infine, viene prevista la «piena realizzazione dei principi di trasparenza, regolazione dei mercati e tutela della concorrenza». Prescrizioni che obbligheranno le  aziende in affari col Comune a pubblicare tutta una serie di dati personali che varranno ancora di più per quei soggetti chiamati ad operare per procedure di emergenza. Non potendole evitare a monte ( «Le alluvioni sono emergenze», ricorda Sabella), nel caso si verifichino verrà creato un “albo dei fornitori” che dovranno indicare, oltre alle dichiarazioni previste dalla normativa nazionale, anche «i finanziamenti effettuati nei 365 giorni antecedenti, a partiti o esponenti politici, fondazioni, associazioni, onlus, consorzi collegati a partiti o a politici». Inoltre viene ribadito l’impegno al rispetto degli obblighi derivanti dall’applicazione delle normative antimafia e a denunciare tentativi di estorsione, intimidazione e corruzione». Le imprese che parteciperanno agli affidamenti diretti verranno di volta in volta sorteggiate («Vedremo se dotarci di un’urna o di un sistema informatico», sottolinea l’assessore). Le imprese già selezionate rimarranno poi ferme un “giro” in caso di successivo sorteggio. Novità anche sulle commissioni giudicanti: verrà creato un albo dei componenti pure loro sorteggiati a rotazione per ogni singola gara. Ai sorteggi parteciperà un pubblico ufficiale esterno alla stazione appaltante. Per ora queste regole si applicheranno, «da subito», avverte Sabella, agli appalti del Campidoglio che verranno banditi col nuovo bilancio.

L’obiettivo, però, è estenderlo anche alle municipalizzate, a cominciare da Ama e Atac. «Ma c’è bisogno di un atto interno che sono sicuro arriverà a breve – aggiunge l’assessore – io non posso certo obbligarli». Come non può obbligare i dirigenti che manterranno la propria autonomia. Nella direttiva, però, al penultimo punto è segnato che «all’eventuale ingiustificato rispetto della presente, conseguono effetti diretti sulla valutazione della performance dei dirigenti». «Nell’amministrazione non ci deve essere neanche un angolo di opacità», avverte Marino. Eppure, se anche ora tutti corrono ai ripari per cercare di lasciarsi alle spalle lo scandalo di Mafia Capitale c’è stato qualcuno dentro al Campidoglio che qualche anomalia l’aveva colta in anticipo, anche prima dell’intervento della magistratura. La più lampante riguarda proprio le centinaia di appalti in affidamento diretto denunciati prima dal segretario generale Liborio Iudicello nell’agosto 2013 con una circolare al dipartimento servizi sociali e poi, a giugno 2014, dal consigliere Radicale Riccardo Magi con 4 interrogazioni. Iudicello avvertiva il dipartimento dell’eccessivo ricorso agli affidamenti e rilevava «l’assoluta carenza di una ricostruzione puntuale dell`iter logico – giuridico che giustifichi il ricorso all’istituto della proroga». Una circolare, però, che non ha avuto effetti. Magi, invece, interrogò 4 assessorati particolarmente esposti:Politiche sociali, Casa, Scuola e Lavori pubblici: «Chiedevo – ricorda il consigliere – di avere un quadro complessivo e dettagliato di questa vistosissima anomalia che riguardava gli appalti. Il sindaco mi assicurò che era una loro priorità  conoscere questi dati. Avevo vincolato il mio voto al bilancio a queste risposte che però non arrivarono se non in ritardo. A scrivermi furono solo gli assessori alla Scuola e ai Lavori pubblici, giustificando  quegli appalti con l’urgenza di non interrompere i servizi. Da Casa e Sociale, invece, aspetto ancora. Ma non mi arrendo. Ora che sono cambiati gli assessori ripresenterò le interrogazioni».

La Repubblica (ed. Roma) – Mafia capitale, nuovo Codice degli appalti
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