RADICALI ROMA

La Rosa sfiorisce, il nuovo Partito Democratico invece.., pure

  La cosa più curiosa, diciamo così, dell’attuale situazione politica a sinistra che tenta di strutturarsi in un inedito Partito Democratico, sta in un dettaglio, anzi, in un “piccolo” ancorché nuovo partito, la Rosa nel Pugno. E nella sua crisi. Crisi nera, invero, giacché, a poco meno di un anno dalla sua nascita come fusione fra Sdi e Radicali, la Rosa sembra sfiorire a vista d’occhio per le ragioni più varie, fra cui la questione del simbolo che era e rimane di Pannella o, comunque, da decidere insieme, all’unanimità, per il suo utilizzo alle amministrative prossime venture. Tutto qui? No di certo. La crisi sta soprattutto nel fatto che la fusione, oltre che affrettata, è stata gestita malissimo dai socialisti di Boselli i quali, invece di rafforzarsi chiamando a raccolta le sparse membra del corpo socialista, fra cui il Nuovo Psi ma non solo, si sono per dir così chiusi a riccio, cioè nel solito piccolo orticello, in una microbottega con tanto di ragiunatt Enrico (ragioniere) geloso del proprio maso chiuso. Meno siamo meglio stiamo sta(va) scritto all’entrata del negozio, tal che la unificazione con Pannella si è realizzata con uno Sdi debolissimo e un Partito Radicale, al contrario, pimpante, scatenato con Pannella digiunatore a stop and go, iperattivo con il Capezzone liberista e libertario, e per di più con l’unico ministro al governo, l’ottima Emma. La magra raccolta elettorale ha innescato la crisi del nuovo soggetto che, pure, resta un importante punto di riferimento per molti socialisti liberali
 “senza tes era” e senza tetto, delusi di qua e di là. Ebbene, questa vicenda, in sé ristretta ad una realtà politica non ampia, la dice lunga anche sulle difficoltà dell’istituendo nuovo Partito Democratico. Anche qui si tratta di una fusione, abbastanza a freddo, fra postcomunisti (Ds) e postdemocristiani (Margherita), una specie di compromesso storico bonsai sotto il quale, tra l’altro, sarà sepolta per sempre ogni velleità socialista e, dove non si potrà più parlare di “socialismo “, manco fosse una parolaccia, pur essendo i Ds dentro l’internazionale Socialista. Le due vicende sono, a loro modo, speculari e istruttive. Ci narrano, in sostanza, la non volontà di aprire ai socialisti, di sollecitarne le volontà aggreganti. Soprattutto testimoniano, al di là di rimozioni e amnesie, il rifiuto di fare i conti con la storia, col riformismo, con Craxi e il suo liberalsocialismo anticipatore di Blair. La Rosa nel Pugno sta (forse) morendo e il nuovo Partito Democratico non sta nascendo. E i perché sono (quasi) gli stessi.