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Lettere / Le parole di Benedetto

Caro direttore, mi ha dato un gran sollievo la definizione che Benedetto XVI ha dato a Verona circa il marcio che minerebbe l’Occidente: gran sollievo perché tra laicismo e illuminismo – confesso – andavo rotolandomi senza pudore, da lungo tempo. Mica per cattiveria, è che sono un debole, e questa in fondo è la «cultura predominante in Occidente». Gran sollievo, perché stava cominciando a venirmi qualche dubbio: ormai quasi tutti – faccio per dire, pure un Volontè – non fanno che ripetere da gran pezza che abusare di troppo 2+2=4, e in genere di ratio senza “optional fidei”, porta alla superbia intellettuale e inevitabilmente al nazismo, al comunismo, al satanismo e alla fecondazione assistita. Sua Santità – Dio lo curi – dice che il marcio è nel ritenere «razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale…». E fino a qui non mi dispiace, perdo ogni dubbio e riprendo a rotolare. Ho solo un ultimo scrupolo, perché Sua Santità aggiunge: «… al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare». Ho un sussulto: ma “tutti gli altri” non sono altrettanti individui, con altrettale “libertà individuale” che può far bene i conti con la mia? C’è la democrazia, basta promuoverla. Sì, vabbè, la democrazia. Figurarsi se la Chiesa può considerare una cosa seria il decidere sul da farsi contando teste: assai più seria della democrazia è la rivelazione (se hai qualche dubbio, te lo leva la tradizione: è lei che gestisce la rivelazione). E però è sempre giusto sentire cosa mi si offre se smetto di rotolarmi. «Il mio proprio io mi viene tolto e viene inserito in un nuovo soggetto più grande, nel quale il mio io c’è di nuovo, ma trasformato», è il programma di Sua Santità alla voce Battesimo. Lascia stare, va’, ché la cosa mi fa un po’ paura, lasciami rotolare nell’illuminismo e nel laicismo ché qui mi sento più tranquillo.

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