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L'Inghilterra non è terra di Frankenstein redivivi

Ora è la volta delle chimere, gli em­brioni ibridi uomo-animale, a cui il go­verno Blair si appresterebbe a dire di sì. La settimana scorsa è stata la volta de­gli embrioni umani geneticamente mo­dificati. La settimana prima è stato il presunto via libera agli ovuli a pagamento da parte dell’authority britanni­ca competente. Visto dall’Italia, il Re­gno Unito appare in preda a un’osses­sione post-umana alla Fukuyama. Ma cosa sta accadendo davvero?
 
Le istituzioni britanniche hanno una solida fiducia nella scienza e un ap­proccio normativo più sbilanciato dalla parte della libertà che da quello dei tabù. Ma rischiamo di farci un’idea sba­gliata se nella foga del dibattito dimenti­chiamo un elemento cruciale: la serietà che caratterizza il processo di istruzione delle policies scientifiche in Gran Bretagna. Si comincia con un’analisi rigorosa dei dati scientifici, che non prevede l’uso del Cencelli per la selezione degli esper­ti. Si svolgono consultazioni pubbliche per cogliere gli umori della popolazione. L’intero processo decisionale è ispirato alla trasparenza e guidato dalla consa­pevolezza che l’arrivo di nuovi dati po­trebbe richiedere un ripensamento.
 
Altro che bieco utilitarismo e abdi­cazione dell’etica, questo è un approc­cio evidence-based assai attento all’eti­cità delle conseguenze.Tanto per essere chiari, la legge del 1990 sulla feconda­zione assistita e l’embriologia, in corso di revisione, è assai meno intrisa di mo­rale della nostra legge 40. Ma questo di­ce assai poco sull’eticità degli effetti. Nel mondo anglosassone sarebbe etica­mente inconcepibile negare l’aiuto del­la provetta a chi vuole servirsene per non trasmettere ai figli gravi malattie genetiche o infettive, come accade da noi. Aggiungiamo che Londra brilla per la tempestività con cui vengono in­dividuati e affrontati i problemi regola­tori destinati a porsi nel medio termine. Non è un caso che le norme sulla fecon­dazione assistita risalgano al 1990, men­tre noi abbiamo dovuto aspettare il 2004, perciò le mamme-nonne di Antinori sono state messe fuorilegge assai prima oltremanica.
 
E qui veniamo all’equivoco di fon­do: il Regno Unito non è affatto il para­diso dell’azzardo. Non si impongono di­vieti ideologici, ma si lavora per varare regole efficaci, monitorare, vagliare scrupolosamente le autorizzazioni caso per caso. Chi non vuole paletti, farebbe bene ad andare negli Stati Uniti di Bush, dove vige un clamoroso doppio stan­dard etico tra pubblico e privato: qui è possibile comprarsi una maternità sur­rogata, acquistare ovuli, donare em­brioni a scopo di ricerca, trasferire Dna umano all’interno di ovociti animali producendo embrioni ibridi, sempre che si trovino i fondi per farlo.
 
E in Gran Bretagna? Tutti sanno che la clonazione per fini non riprodut­tivi è ammessa, ma le autorizzazioni so­no rilasciate con il contagocce. Mentre Carlo Flamigni ha spiegato sull’Unità che la maternità surrogata in salsa ingle­se non assomiglia all’affitto di un utero quanto a un «dono del grembo», perché l’unica transazione economica è un compenso per il mancato guadagno e a ospitare gli embrioni sono sorelle o ami­che delle aspiranti madri. E la compravendita degli ovuli che ha creato tanto scandalo recentemente? Per chiarirsi le idee basta visitare il sito dell’authority per la fertilità e l’embriologia umana (Hfea): è composta da scienziati, eticisti, giuristi, teologi, persone comuni, e la presidenza non può essere affidata a medici o ricercatori direttamente impe­gnati nella fecondazione assistita.
 
L’Hfea non ha autorizzato alcun commercio di ovociti, ma ha ritenuto di non poter vietare alle donne di donare queste cellule per la ricerca, visto che era già possibile donarle per i trattamenti di fecondazione. Le donatrici non saranno pagate, ma riceveranno soltanto un rimborso spese. Le donne dovranno essere informate dei rischi che corrono. Il loro consenso sarà raccolto da persone estra­nee ai gruppi di ricerca interessati, il prelievo dovrà avvenire dopo un intervallo di tempo tale da consentire eventuali ri­pensamenti e così via. Lo stesso spirito sta dietro alle possibili aperture in fatto di ricerca sugli embrioni entro il quattor­dicesimo giorno. I fantasmi di Franken­stein e dei designer baby, c’entrano davvero poco. Il governo appare favorevo­le a consentire la modificazione di singo­li geni, per esempio per verificare se è possibile correggere gravi difetti geneti­ci allo stadio embrionale. E dopo qual­che tentennamento sembra pronto a consentire anche la creazione di em­brioni ibridi grazie al trasferimento di nuclei umani in ovociti animali, perché questi ultimi potrebbero risolvere il pro­blema della scarsità di ovuli umani di­sponibili per la ricerca. L’Hfea si espri­merà su questo punto soltanto in autun­no, perché ritiene necessario un ap­profondimento. Anche in questo caso, comunque, la lunga storia delle policies britanniche vale come garanzia. 

L'Inghilterra non è terra di Frankenstein redivivi
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