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Marino: il Catechismo dice no all’accanimento terapeutico

  Il professor Ignazio Marino, presidente della commissione Sanità del Senato, rassicura i vescovi: il ddl sul testamento biologico «ribadirà il divieto, sia dell’eutanasia, che del suicidio assistito. Ma garantirà la possibilità di rinunciare all’accanimento terapeutico. Come prevede esplicitamente il Catechismo della Chiesa cattolica firmato da Joseph Ratzinger».

 

In quale passaggio, presidente?
«Quello che fra l’altro recita: ”L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi, può essere legittima. Non si vuole così procurare la morte, si accetta di non poterla impedire”. E questo è il punto: nessuno immagina di sospendere cure in una condizione in cui un paziente può essere salvato».

 

La Cei però esclude alimentazione e respirazione assistita dal campo delle cure. Lei no.
«Io, da medico, ho sempre spinto le cure al limite estremo, nella speranza di poter recuperare il paziente a una vita piena. Ma sarebbe davvero crudele infliggere il prolungamento dell’agonia a un malato terminale, mantenendolo artificialmente in vita con un respiratore automatico, una macchina per la dialisi, farmaci che ne regolano la pressione sanguigna. Sarebbe giusto, etico, compassionevole? Io penso che il messaggio di amore cristiano sia interpretabile benissimo attraverso il Catechismo della Chiesa cattolica».

 

Però, il momento è delicato per voi legislatori cattolici.
«La Chiesa ha, non solo il diritto, ma il dovere di entrare in tutti i temi che riguardano la vita. Temi che ognuno devono affrontare con riflessione, serietà, rigore, con grande rispetto. Sarebbe un fallimento se noi pensassimo di portare avanti una legge con l’ipotesi di un voto in Parlamento a ristretta maggioranza».

 

Riuscirà la sua commissione a portare in Aula un testo largamente condiviso?
«Ci siamo presi tantissimo tempo e abbiamo fatto molte audizioni, documentandole addirittura un libro. E sono sicuro che la relatrice della legge, Fiorenza Bassoli, porterà a termine questo compito non facile».

 

In base a quali linee guida?
«Farei un passo oltre ciò che è stato detto da monsignor Betori. Non bisogna solo guardarsi dal rischio dell’eutanasia. Bisogna anche affermare due principi importanti: che le cure palliative per il supporto ai pazienti terminali devono essere garantite a tutti e su tutto il territorio nazionale; e che va assolutamente garantita la possibilità di una scelta totalmente libera a chi intende beneficiare fino alla fine di tutte le terapie e le tecnologie che la scienza mette a disposizione».

Marino: il Catechismo dice no all’accanimento terapeutico
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