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Mina Welby scrive al cardinale Ruini

  Eminenza Reverendissima,

 

che Lei sia tornata a parlare della vicenda dolorosa di Welby mi fa pensare che si trova ad affrontare una profon­da crisi interiore, dovuta probabilmente alle continue rimo­stranze da molte parti anche dell’ambiente ecclesiastico che non hanno approvato la Sua decisione di non far cele­brare il funerale religioso, lo voglio unicamente pensare che era stata una decisione affrettata. Purtroppo le notizie si accavallarono con le più svariate opinioni che vennero manifestate in quel periodo, e mancava la chiarezza. La richiesta di Piergiorgio fu semplicemente quella di non infie­rire oltre con la terapia ventilatoria che gli procurava grandissima sofferenza. La sua patologia, la distrofia muscola­re, aveva oramai raggiunto il suo culmine e la ventilazione artificiale che certamente non poteva guarirlo, e questo lo aveva saputo già quando l’aveva accettata nel 1997, ora non era nemmeno più una cura di sostegno, bensì era diven­tata una tortura.

 

 

 

L’articolo 2278 del Catechismo della nostra Chiesa catto­lica ci dice chiaramente: «L’interruzione di procedure medi­che onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate ri­spetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevo­le volontà e gli interessi legittimi del paziente».

 

 

 

Le vicende umane su questa terra rischiano sempre equi­voci e storture, l’importanza è quella dell’onestà intellettua­le e di poter dare chiarezza alle nostre azioni. Per il modo come Piergiorgio ci ha lasciati, cioè in pace con tutti dopo una vita spesa per gli altri, sono sicura che Dio misericordio­so lo abbia accolto. Vorrei chiudere questo doloroso capito­lo e dire a tutti che errare è umano e credo sia giusto che anch’io come cattolica convinta non serba rancore verso nessuno. In questo, ne sono sicura, interpreto anche lo spiri­to di Piergiorgio Welby.

Mina Welby scrive al cardinale Ruini
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