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Miti capitolini da sfatare: Roma non è una città diffusa

Di Paolo Violi.

In questo periodo si moltiplicano gli articoli di giornale dove si denuncia la crisi di Roma. Economica, occupazionale, di qualità della vita. È un peccato però che, pur nelle migliori intenzioni dei commentatori, si continuino a replicare dei luoghi comuni sulla nostra città che non fanno bene né al dibattito pubblico, né alla possibilità di trovare delle soluzioni.
L’articolo “Basta immobilisti a Roma”, pubblicato su il Foglio qualche giorno fa, ne offre un esempio. L’autore sprona giustamente a non lasciarsi condizionare dagli allarmi eccessivi su una città invasa dal cemento - immagine utile solo a smontare ogni speranza di trasformazione urbana - ma lo fa ricorrendo ad alcuni stereotipi tradizionali. In particolare, provo qui a sfatarne uno, e cioè che Roma sia una città diffusa, o a bassa densità edilizia.
Se prendiamo in considerazione i dati dei confini amministrativi, risulta che la densità di Roma è molto più bassa di quella di Milano. Ma stiamo confrontando due cose diverse: il Comune di Roma comprende una vasta area di territorio inedificato, coincide cioè grossomodo con l’area metropolitana, mentre il Comune di Milano no, comprende solo il centro e la periferia semicentrale. Per fare un’analisi corretta, dovremmo confrontare la densità del I e II Municipio romani, e scopriremo che - sorpresa! - la densità è esattamente la stessa.
Del resto, che cosa è la densità? È un parametro che ci dice se un’area urbana è fatta di palazzi grandi con tante persone, o di piccole casette sparse sul territorio. E come è Roma? Se confrontiamo parti urbani equivalenti (centro storico e centro storico, semicentro e semicentro, …), scopriamo che è esattamente come Milano e come tante altre città, con palazzi e palazzine di circa cinque piani in media. Le misurazioni, se fatte in modo opportuno, confermano quanto possiamo constatare a occhio nudo.
Roma è una città mediamente densa, in pieno ossequio alla tradizione municipale italiana: meno delle megalopoli asiatiche, più dei quartieri residenziali anglosassoni. Fatevi un giro (virtuale) nel mondo con Street View, e vi farete un’idea.
Perché è importante puntualizzare questa cosa? Perché Roma non è vittima solo di cattive politiche, ma anche di luoghi comuni che impediscono un dibattito pubblico positivo. Cominciamo a guardare la città con occhi diversi, con meno paure e restituendo delle letture più razionali, e magari qualche strada si aprirà.

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