fbpx

“Non è il momento di cambiare i piani, i conti sono ancora in rosso”

  “Nessuna modifica al Documento di programmazione economica e finanziaria approvato a luglio. Sono passati solo due mesi dalla firma e le necessità del Paese non sono cambiate, né è mutato lo scenario economico”. Emma Bonino, ministro per gli Affari europei, boccia l’idea, caldeggiata da Rifondazione,Verdi e in ultimo anche Mastella, di chiedere di spostare al 2008 il rientro del deficit al 3 per cento. Né tanto meno sposa la proposta di quanti, nel governo, vorrebbero spalmare la Finanziaria su due anni.

Cos’è che non la convince?
“Non mi sembra ci siano motivazioni sufficienti per chiedere un rinvio a Bruxelles, che tra l’altro ha gia detto no. Continuiamo a crescere la metà di quanto accade in Europa, continuiamo ad avere un debito pubblico elevato, tra l’altro in uno scenario di aumento dei tassi di interesse. Non basta un aumento congiunturale della produzione e delle entrate fiscali per deviare dagli obiettivi del Dpef. Tra l’altro saremmo poco credibili a Bruxelles. Abbiamo presentato il Dpef solo due mesi fa. E ora che facciamo, cambiamo idea?”.

E contraria dunque alla proposta di spalmare la Finanziaria su due anni?
“Si, anche perché è sbagliato rimandare le riforme strutturali di cui ha bisogno il Paese. Già altri governi hanno scelto la strada di allontanare le riforme quando la congiuntura era buona e si è visto com’é andata a finire. E’ un errore che questo governo non deve fare. Dobbiamo modernizzare il Paese, ridurre gli sprechi, aprire il mercato, favorire i consumatori con le liberalizzazioni, fare le infrastrutture necessarie. Sono cose che non possono essere rimandate. Ce lo impone anche l’Agenda di Lisbona”.

Sono sufficienti le risorse per stare al passo con l’Agenda?
“No, non lo sono. Ma quelle abbiamo. E credo che gli investimenti vadano focalizzati soprattutto su due settori, ricerca e infrastrutture”.

Teme le posizioni di Verdi e Rifondazione? Non più tardi di qualche settimana fa proprio lei aveva chiesto maggiore coerenza nella maggioranza.
“No, perché va bene l’apertura di un confronto limpido a sinistra. Lo comprendo. Capisco anche che qualcuno chieda che l’equità sociale venga salvaguardata. E se c’è un aumento del Pil si
può cercare di tenere ferma la barra dell’equità”.

Pensioni e sanità. Qualcuno teme la scure.
“Credo sia arrivato il momento di far saltare il tabù dell’aumento dell’età pensionabile, mentre sulla Sanità è indubbio che la spesa non sia sotto controllo. Ma soprattutto bisogna finirla con l’ingegneria legislativa. Sono le riforme che vanno fatte”.

Cosa chiederà per il suo ministero?
“Non soldi. Chiederò invece che ci sia più collegialità all’interno del governo su tutto ciò che attiene all’Europa”.

Crede che si arriverà a un accordo sulla Finanziaria?
“Penso proprio di sì. Questa maggioranza tiene non sui numeri, ma sulla politica. Proprio ieri l’accordo si è trovato, e all’unanimità, sulla missione in Libano. Ci costerà 220 milioni nei prossimi quattro mesi e le risorse arrivano proprio dall’aumento delle entrate fiscali. Ecco perché non ci si può adagiare sulla buona congiuntura economica”.

La missione in Libano ha rilanciato il ruolo dell’Europa?
“La missione è importante perché ha rimesso al centro delle nostre politiche il Mediterraneo e perché c’è una ripresa dell’iniziativa diplomatica anche con la Siria e con l’Iran”.
 

“Non è il momento di cambiare i piani, i conti sono ancora in rosso”
0 Condivisioni