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Pannella candidato a segretario nazionale del PD: la dichiarazione di intenti

Se eletto Segretario Nazionale del Partito Democratico, quale e con quali obiettivi risulterà connotato dall’Assemblea Costituente, opererò nel rispetto e nell’esercizio pieno e responsabile delle competenze che risulteranno assegnate qual mio incarico.

Opererò in spontanea e rigorosa obbedienza alle regole statutarie del Partito, nello spirito e in coerenza con l’art. 49 Costituzione, che va – a mio avviso- riletto, rianimato, inverato dal PD, al pari di ogni altro, per ristabilire, in pienezza, ordine democratico e Stato di diritto nel nostro Paese. Ho (malvolentieri) sottoscritto la dichiarazione di lealtà al Partito, al suo Segretario, quale che sia l’eletto fra noi candidati di oggi. Ciò appartiene, comunque, per il liberale e nonviolento che sono, non solamente ad un imperativo di coscienza ma in primo luogo all’intera mia vita pubblica e personale e di Radicale delle quali non ho assolutamente motivo di pentirmi e di passare ad onorare ideali, obiettivi, metodi e mezzi di lotta diversi da quelli a cui ho dato corpo e anima finora.

Se eletto opererò con urgenza e rigore per dotare e connotare il Partito di E-Democracy perché ad ogni livello di responsabilità dirigente, nazionale, regionale, provinciale e comunale si possa continuamente avere la forza della conoscenza delle opinioni e delle attese sia delle e degli iscritti, sia dell’opinione pubblica, sul nostro operato e sui nostri bilanci di attività, di riforme.

Rispetterò pienamente, e lo esigerò anche da ogni altro, ogni decisione presa in modo conforme al nostro Statuto, nel rispetto delle regole.

A tal proposito è necessario chiarire a chi voglia chiarezza che ritengo di trovarmi nella condizione di massima libertà, massima, rispetto ad ogni altro, di rispettare sin d’ora ogni impegno nei confronti del processo Costituente e formativo del nostro Partito. Sono infatti, a mia conoscenza, iscritto e militante ad Associazioni e Movimenti (“Nessuno Tocchi Caino”, “Associazione Luca Coscioni”, “Radicali italiani”, tra l’altro) che escludono qualsiasi obbligo e dovere di obbedienza, di rispetto di decisioni pur legittimamente e democraticamente prese dall’iscritto. Il solo incarico di rilievo che attualmente ricopro è quello di Presidente del Senato del Partito Radicale Transnazionale, Nonviolento e Transpartitico, ONG riconosciuta e operante nell’ECOSOC, Partito cui per Statuto è fatto divieto esplicito di partecipare ad elezioni politiche di qualsiasi natura, nazionale o comunitaria in quanto tale.

Sono altresì Responsabile dell’Associazione Lista Pannella, il cui organo è “Radio Radicale”, per esigenze dovute alla giungla legislativa italiana: questa Associazione non dispone di un solo collaboratore, non ha spese che non siano di erogazione documentate dal bilancio annuale, pubblicizzato ai sensi di legge.
Inoltre, non abbiamo e non ho una nozione proprietaria delle organizzazioni politiche cui faccio parte. Nessuno, io per primo, ha il potere di “scioglierle”. Né motivo.
In tali condizioni, giungerei all’appuntamento del 14 ottobre non onerato da nessuna condizione di appartenenza partitica tradizionale, da obblighi, diritti e doveri che molti altri trasferirebbero al PD, dai loro partiti attuali di appartenenza, nessuno dei quali in quel momento ancora formalmente disciolto e chiuso.
Per finire, vorrei richiamare l’attenzione “competente” (prego di scusarmi se confesso di non sapere bene quale sia) su quanto segue:

Nel 2005, immediatamente dopo l’esito referendario sulla legge 40, la galassia Radicale, in primis l’Associazione Coscioni e Radicali Italiani, decisero essere assolutamente urgente e necessario provocare l’alternanza fra centro-destra e centro-sinistra e, assieme ai compagni dello SDI e come Rosa nel Pugno, risultammo assolutamente determinanti perché questo avvenisse.
Dal milione di voti della Rosa nel Pugno; e da quel mezzo milione di almeno di voti liberali e laici, Radicali che furono trasportati (e non solamente portati) dal voto berlusconiano o dall’astensione all’Unione, a Romano Prodi. Per pochissimo bastammo: 24.000 voti! Mi sono convinto a presentarmi come candidato alla Segreteria del PD, pochi giorni fa, quando ho temuto che i disastrosi sondaggi – pressoché senza precedenti – per il Centro-sinistra e il suo Governo potessero non più consentire un effettivo e tempestivo recupero. Se ciò accadesse, secondo il mio giudizio, avremmo nel Paese, già senza forza democratica e con uno Stato di Diritto irriconoscibile e debilitato, un vero “salto nel buio”. Occorre assolutamente ritrovare forza di attrazione e di convinzione liberale, socialista, laica, radicale, democratica, federalista, nonviolenta, sia nell’altro schieramento, sia nel popolo degli sfiduciati, dei delusi, dei non-garantiti, degli impoveriti che abbondano in Italia.
Credo di potere essere utile. Con la mia storia, i miei compagni radicali che lo vorranno e potranno, se queste “Primarie (così diverse e strane se le confrontiamo a quelle che le ispirano, amerikane se non erro) riusciranno ad essere annunciatrici, per i modi in cui si consentirà loro di svolgersi, di una politica riformata, democratica, nei mezzi e nei metodi usati, che pre-figurano e condizionano gli obbiettivi, le “ragioni”, gli esiti che si professa di perseguire.
Voci mi preannunciano per stasera stessa la “bocciatura”. Lotterò con ogni forza contro di essa, mi appellerò alla coscienza contro l’incoscienza e alla ragionevolezza delle centinaia e centinaia di migliaia di italiani che – molto spesso in contrasto con i dirigenti dei loro partiti, che furono non di rado i vostri – hanno votato, comunque, “vincendoli” o no, i nostri referendum durante vent’anni.
Ma ho un motivo, aggiunto e nuovo, ben più di quanto non crediate per essere sereno, felice di questa nuova tappa della storia radicale: da Cavallotti e Romolo Murri, passando per i Salvemini, Don Sturzo i Croce e gli Einaudi e E. Rossi e i Rosselli, e Gobetti e Spinelli e i “cattolici” De Gasperi, Adenauer, Shuman, e i tanti comunisti come Terracini, i Fausto Gullo, e quelli che percorsero per un secolo il “cammino della speranza”, nella giustizia, nella libertà, nella democrazia troppo spesso invano, tragicamente… Di questa storia Radicale, per la quale ho (e ci si offre a noi e a voi tutti) al fianco di EMMA BONINO, come io al suo.
Aggiungo a mò di allegati a questa dichiarazione di intenzioni e di motivazioni, alcuni appunti. Che ricordano, ma benissimo li conoscete, nostre attuali convinzioni e obiettivi Radicali.
Nel formarsi del Partito Democratico, se sarò eletto, non saranno altro che temi proposti come sviluppi possibili, al pari di altri (come quelli dei “ Coraggiosi” o quelli dei Riformisti di Destra), del Manifesto di Riferimento per candidati e eletti di questo processo formativo verso il 14 ottobre.
Marco Pannella

Pannella candidato a segretario nazionale del PD: la dichiarazione di intenti
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