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Il Referendum su ATAC: La Battaglia Più Grande di Radicali Roma

Immagine del redattore: Radicali RomaRadicali Roma
"Se non firmi t'ATtACchi!"
"Se non firmi t'ATtACchi!"

Referendum Atac, i Radicali raggiungono l'obiettivo: "Raccolte 33mila firme"

Il referendum sul trasporto pubblico romano del 2018 è stato uno degli eventi più significativi nella storia recente della città. Promosso da Radicali Roma, il referendum chiedeva ai cittadini di decidere sulla liberalizzazione del servizio di trasporto pubblico gestito da ATAC, la municipalizzata che da anni affrontava gravi problemi finanziari e operativi. Questa battaglia, durata anni, ha rappresentato il più grande sforzo politico dell'associazione per cambiare il destino della mobilità romana. Vediamo nei dettagli come si è svolta questa vicenda, quali erano gli obiettivi dei Radicali e quali conseguenze ha avuto il voto.


1. Il Contesto: Una Città Paralizzata

Per comprendere il senso della battaglia radicale, è necessario analizzare la situazione di ATAC e del trasporto pubblico a Roma prima del referendum.


1.1. Una Municipalizzata al Collasso

ATAC, l’azienda pubblica che gestisce autobus, tram e metropolitane a Roma, era (ed è tuttora) una delle società di trasporto pubblico più indebitate d’Europa. Nel 2017 aveva accumulato debiti superiori ai 1,3 miliardi di euro e offriva un servizio caratterizzato da ritardi cronici, guasti frequenti e scarsa affidabilità. La cattiva gestione, la corruzione e il clientelismo avevano portato ATAC al collasso, con conseguenze dirette sulla vita quotidiana dei cittadini.


1.2. L'Esperienza delle Gare Pubbliche

In molte città europee, il servizio di trasporto pubblico è stato liberalizzato, affidando la gestione a operatori privati tramite gare d’appalto, pur mantenendo il controllo pubblico su tariffe e standard qualitativi. Milano, ad esempio, aveva un modello misto, con una parte del servizio gestita da privati, che garantiva maggiore efficienza rispetto a Roma.

I Radicali Roma, con il loro storico impegno per la trasparenza e la concorrenza, ritenevano che questa fosse la strada da seguire anche nella Capitale.


2. Il Referendum: Una Sfida Contro Tutti

2.1. La Proposta Radicali per ATAC

Il referendum promosso dai Radicali proponeva di mettere a gara il servizio di trasporto pubblico locale, consentendo la partecipazione di aziende private, italiane e internazionali. Non si trattava di una privatizzazione totale, ma di un modello di concorrenza regolata: il Comune sarebbe rimasto responsabile delle infrastrutture e della pianificazione, mentre la gestione operativa sarebbe stata affidata a chi avesse offerto il miglior servizio ai cittadini.

I quesiti referendari erano due:

  1. Superare l’affidamento diretto del trasporto pubblico a ATAC e aprire il servizio alla concorrenza.

  2. Mantenere un controllo pubblico sulla qualità e sulle tariffe attraverso gare regolate dal Comune.

2.2. La Raccolta Firme: Una Battaglia Contro il Sistema

Ottenere il referendum non fu semplice. I Radicali dovettero raccogliere oltre 33.000 firme in pochi mesi, affrontando un clima ostile da parte dell’amministrazione comunale e dei sindacati. La raccolta firme si trasformò in una vera mobilitazione civica, con i volontari impegnati a diffondere informazioni ai cittadini e a contrastare la disinformazione diffusa da chi difendeva lo status quo.

2.3. L'Opposizione del Campidoglio e del M5S

L'amministrazione della sindaca Virginia Raggi e il Movimento 5 Stelle si opposero fermamente al referendum, sostenendo che la liberalizzazione avrebbe portato a un peggioramento del servizio e a un aumento delle tariffe. Il Comune avviò anche una procedura di concordato preventivo per ATAC, cercando di bloccare ogni possibilità di apertura alla concorrenza.

La campagna per il referendum si trasformò così in una sfida David contro Golia, con i Radicali Roma da una parte e l’intero apparato politico e sindacale dall’altra.


3. L'Esito del Referendum: Un Risultato Amaro

Il referendum si tenne il 11 novembre 2018. Nonostante il clima ostile e la scarsa visibilità mediatica, i cittadini di Roma si espressero con una netta maggioranza a favore del cambiamento:

  • 75,5% dei votanti disse SÌ alla liberalizzazione del trasporto pubblico

  • 74,6% disse SÌ al controllo pubblico sulla qualità del servizio

Tuttavia, il referendum non raggiunse il quorum del 33%, fermandosi al 16,4% di affluenza. Ciò significava che il risultato non era vincolante e che il Comune non era obbligato ad agire di conseguenza.

3.1. Perché il Quorum Non Fu Raggiunto?

Diverse furono le cause del mancato raggiungimento del quorum:

  • Boicottaggio istituzionale: Il Comune non promosse alcuna informazione sull’evento e i mezzi pubblici non riportarono avvisi sul referendum.

  • Scarsa copertura mediatica: La campagna per il referendum fu quasi completamente ignorata dai principali media nazionali.

  • Disillusione dei cittadini: Molti romani non credevano più nella possibilità di un cambiamento e rinunciarono a votare.


4. Le Conseguenze: Cosa È Cambiato Dopo il Referendum?

Dopo la bocciatura referendaria, l’amministrazione Raggi continuò con il piano di risanamento di ATAC, proseguendo nel concordato preventivo. Tuttavia, la situazione dell’azienda non migliorò significativamente: il servizio rimase inaffidabile, i debiti continuarono ad accumularsi e la qualità del trasporto pubblico a Roma rimase tra le peggiori d’Europa.

4.1. ATAC Oggi: Il Fallimento del Risanamento

A distanza di anni, ATAC è ancora una società in difficoltà:

  • I debiti continuano a essere un problema strutturale.

  • Il servizio è peggiorato, con un numero sempre maggiore di bus fermi e guasti.

  • La manutenzione delle infrastrutture è carente e la metropolitana subisce continue interruzioni.

L'idea di aprire il mercato non è mai stata ripresa seriamente dalla politica, lasciando Roma priva di una vera soluzione per i problemi del trasporto pubblico.


5. Conclusione: Una Battaglia Giusta, ma Incompiuta

Il referendum su ATAC ha rappresentato la più grande battaglia politica di Radicali Roma, un tentativo coraggioso di migliorare la mobilità della Capitale. Nonostante il risultato amaro, ha avuto il merito di sollevare un dibattito su un tema cruciale e di evidenziare il fallimento della gestione pubblica del trasporto.

Il caso ATAC dimostra che senza una vera volontà politica di cambiamento, Roma resterà ostaggio della sua inefficienza cronica. La sfida lanciata dai Radicali Roma, però, resta un punto di riferimento per chi crede che la concorrenza e la trasparenza possano ancora essere strumenti per migliorare i servizi pubblici.

Forse, un giorno, i cittadini di Roma avranno un’altra occasione per decidere il futuro della loro mobilità.

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