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Rebibbia, più assistenza ai transessuali

 Maggiore assistenza sanitaria, sociale e psicologica per i transessuali ospitati nel nuovo complesso di Rebibbia. Queste sono le priorità fatte emergere dall’assessore al Bilancio della Regione Lazio, Luigi Nieri, dal presidente nazionale dell’Arcicay, Aurelio Mancuso e dall’esponente dell’associazione Antigone, Gennaro Santoro, che oggi hanno visitato la sezione transessuali del carcere. “Questi detenuti – ha detto Mancuso – non sono stati ancora operati, dunque non possono interagire né con le donne né con gli uomini, nemmeno durante l’ora d’aria, e sono praticamente soli, anche perché quasi tutti stranieri e lontani dalle famiglie. Sollecitano una maggiore assistenza medica specialistica, l’intervento di associazioni per ridurre il loro isolamento sia all’interno che all’esterno del carcere e chiedono assistenti volontari nella loro stessa condizione”. “Dopo l’indulto – ha spiegato Nieri – il numero di transessuali in questa sezione è dimezzato, ma nonostante questo, serve un’assistenza maggiore per la complessità della situazione e per rischio elevato di conflitti con il personale. La legge sulle carceri approvata dal Consiglio regionale può essere utile sia per la mediazione culturale che per l’assistenza sanitaria, ma i tempi sono lunghi”.

IL CARCERE – Rebibbia ospita in totale 1.184 detenuti, il 40 per cento di questi è straniero, nella zona transessuali al momento si trovano un omosessuale e nove transessuali, otto latinoamericani e un italiano.

Rebibbia, più assistenza ai transessuali
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