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Ruini: la convivenza non è la famiglia

ROMA – La convivenza “more uxorio” non può essere assimilata alla famiglia. Lo ha sottolineato Camillo Ruini aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente. Secondo il cardinale non solo lo afferma la Costituzione, ma tale concetto è stato confermato varie volte dalla stessa corte costituzionale, il che esclude «parificazione di trattamento» fra matrimonio e convivenza. Lo ha sottolineato questo pomeriggio, l’organo di governo della Chiesa italiana. Ruini ha anche precisato che molte convivenze si pongono nella prospettiva di un matrimonio, mentre altre unioni di fatto fra uomo e donna o gay, vogliono restare nell’anonimato.

«La nostra stessa Costituzione del resto come ben sappiamo – ha affermato il cardinale- nell’art. 29 intende con univoca precisione la famiglia come “società naturale fondata sul matrimonio” e ne riconosce i diritti. Per conseguenza la Corte Costituzionale ha ripetutamente affermato che la convivenza more uxorio non può essere assimilata alla famiglia, così da desumerne l’esigenza di una parificazione di trattamento». In linea generale tuttavia, secondo Ruini, «la grande maggioranza delle unioni tra persone di sesso diverso si colloca nella previsione di un futuro possibile matrimonio, oppure vuole restare in una posizione di anonimato e assenza di vincoli. Anche le, assai meno numerose, unioni omosessuali non sempre sono alla ricerca di riconoscimenti legali: anzi, molte di loro ne rifuggono per principio e desiderano rimanere un fatto esclusivamente privato. Confermano tutto ciò i numeri davvero minimi delle iscrizioni ai «registri delle unioni civili in quei comuni italiani che hanno voluto istituirli».
«Non vi è alcun reale bisogno»di norme che, come i «Pacs istituiti in Francia», potrebbero portare ad un «piccolo matrimonio», che «produrrebbe al contrario un oscuramento della natura e del valore della famiglia e un gravissimo danno al popolo italiano». È quanto ha detto il card. Camillo Ruini al consiglio permanente dei vescovi italiani.
LE INTERCETTAZIONI – Il cardinale Ruini ha affrontato anche un altro tema di stretta attualità. Facendo esplicito riferimento alle vicende che hanno coinvolto la Banca d’Italia e il suo governatore Antonio Fazio nei mesi scorsi, ha espresso un severo giudizio critico rispetto alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche da parte degli organi di stampa. Ruini, pur precisando che non è compito della Chiesa esprimersi sul merito di «queste specifiche questioni», ha ricordato come il fenomeno della fuga di notizie relative ad intercettazioni disposte dall’autorità giudiziaria da troppo tempo pesi negativamente sul buon «funzionamento delle istituzioni». «Il panorama politico, economico e mediatico – ha affermato il cardinale Ruini – è stato molto agitato in questi mesi dalle vicende che fanno riferimento al controllo di alcuni istituti di credito e al ruolo esercitato in proposito dalla Banca d’Italia e dal suo Governatore. Senza esprimerci nel merito di queste specifiche questioni, che di per sè non rientrano certo nelle competenze di noi Pastori, sembra doveroso sottolineare la necessità di porre fine, per quanto possibile, a quell’abuso della pubblicazione sugli organi di stampa delle intercettazioni disposte dall’Autoritá giudiziaria che da troppi anni condiziona la vita della nostra Repubblica ed ha prodotto gravi danni alle persone e guasti difficilmente riparabili alla dialettica politica e al funzionamento delle Istituzioni».
Ruini: la convivenza non è la famiglia
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