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Una donna leader Pd? E perche' non Bonino?

La memoria corta della politica dimentica Adele Faccio e Adelaide Aglietta e le vittorie femministe e laiche
 
 
di Monica Lanfranco
 
 
E’ francamente difficile appassionarsi alle vicende del Partito Democratico, in un paese dove baciarsi tra persone dello stesso sesso è reato perseguibile e dove un parlamentare firmatario di leggi contro la droga, e sostenitore dell’unicità valoriale della famiglia eterosessuale, affitta giovani donne in hotel di lusso dove circola cocaina, e quasi nessuno fa notare al suddetto che il comportamento personale è costitutivo della politica, ma ci si affanna a dire che comunque sono fatti suoi.
E mi fermo qui, visto che si tratta solo delle ultime notizie estive, intervallate da quelle che registrano l’implacabile aumento del counter delle violenze sessuali, la maggior parte delle quali perpetrate in famiglia.
Mi è però parsa stimolante la presa di posizione, su Liberazione, di Letizia Paolozzi a favore di Rosy Bindi alla guida del (nuovo) Partito Democratico, una riflessione che sposta l’orizzonte della questione in una direzione che, a mio avviso, èimportante per chi, come me e altre, ha cercato nel suo agire e pensare politico di partire prima dal radicamento al genere e dal percorso femminista piuttosto che dalle ideologie, pur restando dentro l’ambito della sinistra.
Se penso a figure femminili della politica italiana alle quali dovere gratitudine per quello che hanno fatto per le donne, e quindi per questo disastrato paese, mi vengono senza esitazione i nomi di Lidia Menapace e di Tina Anselmi. Mi pare ancora una beffa che Lidia sia arrivata al Senato quasi per sbaglio e a ottanta anni suonati, ma non mi stupisco più di tanto, conoscendo la difficoltà della sinistra, e forse anche dei movimenti, nell’investire su spiriti liberi e persone capaci di pensiero critico e autocritico. Come di recente sosteneva Vittorio Foa la politica attuale manca del senso pregnante dell’importanza dell’esempio come paradigma morale dell’agire e del costruire, e si vede.
In questa chiave, quella che attribuisce valore ai modelli e alle genealogie, anche per me Rosy Bindi è una bella figura di donna, nonostante le distanze su molti temi cari ai femminismi, nella quale riconosco tratti di coerenza, stile e saldezza morale rari non solo nella politica italiana, ma vicini ad un agire femminile di grande autonomia dalla soggezione patriarcale che costituisce il prezzo da pagare per accedere al potere, nell’Italia di ieri come in quella di oggi.
C’è però un altro nome di donna grazie alla quale oggi in Italia esistono, per quanto fragili e mai scontate, leggi e diritti che garantiscono la possibilità di dirsi cittadine: quello di Emma Bonino.
Se ci fosse stata anche lei tra le candidature ammesse a me sarebbe venuto spontaneo pensare di appoggiarla, perché la memoria corta della politica italiana, anche a sinistra, dimentica che a donne come lei, come Adele Faccio e Adelaide Aglietta si devono vittorie femministe, laiche e civili fondamentali su divorzio, aborto e libertà di orientamento sessuale, anche e contro talvolta il moralismo familista e ottuso di buona parte della sinistra, non dimenticando il recente impegno contro la sventurata legge 40. Il 12 maggio scorso, mentre Roma si riempiva di sostenitori della famiglia, al mattino alcune decine di persone, tra le quali la sottoscritta, erano al bellissimo convegno Dal mito della famiglia naturale alla rivoluzione dell’amore civile indetto dai Radicali con l’associazione Luca Coscioni. Non ho visto volti noti del femminismo romano, e ancor meno della sinistra radicale, che mancava anche in piazza Navona. Mi è parso un pessimo segno; su molti temi, come per la Bindi, non concordo con Emma Bonino. Ma se potessi indicare una donna di oggi alla quale dare mandato, e non delega, per l’esercizio autorevole del potere politico a capo di un partito, non perché semplicemente è femmina ma per come ha contribuito al crescere della coscienza laica e femminista di questo paese allora voterei per lei, perché incarna un bel percorso di storia e di memoria delle lotte delle donne italiane.

Una donna leader Pd? E perche' non Bonino?
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