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Unioni civili, manifestazione in Campidoglio per il registro che non c'è

Piove sulle unioni civili. Doveva essere il giorno della battaglia per l’istituzione di un registro delle coppie di fatto nella Capitale, ma in piazza del Campidoglio le persone radunate per chiedere diritti anche per chi non si sposa, sono al massimo duecento. Nell’aula del Consiglio comunale si vota la delibera sulle unioni civili. Anzi, a dire il vero le delibere sono due. C’è quella popolare, sottoscritta da oltre diecimila firme, e c’è quella voluta dalla sinistra dell’Unione. Bocciata la versione voluta dall’ala sinistra della maggioranza: hanno votato contro 44 consiglieri, dal Pd, all’Udeur a tutto il centrodestra, e a favore 11 consiglieri della Sinistra. Nessun astenuto. L’aula vota anche la delibera di iniziativa popolare per l’istituzione del registro: bocciata pure questa. Non passa nemmeno l’ordine del giorno voluto dal Pd e presentato dalla vicesindaco Mariapia Garavaglia che sollecitava una delibera quadro sui provvedimenti in materia di convivenza già adottati dal Campidoglio: hanno espresso parere favorevole 24 consiglieri, contrari altri 23, mentre 9 consiglieri della sinistra si sono astenuti.

La tensione, insomma, in Campidoglio è alle stelle: «Mi chiedo se esista una nuova maggioranza – si inalbera il segretario del Prc a Roma, Massimiliano Smeriglio – che va dal Pd ad An». «Pur rispettando la delibera popolare, che abbiamo sostenuto, con la nostra delibera avevamo fatto degli emendamenti che andassero incontro all’ipotesi della vicesindaco Garavaglia: ma anche quella si è fermata lì. Il punto – spiega il segretario romano di Sinistra Democratica Massimo Cervellini – è che non si tratta di una questione marginale, ma di una condizione che riguarda migliaia di uomini e donne che lottano non per mettere in discussione l’istituzione famiglia, ma per conquistare diritti, dalle case alle graduatorie degli asili nido». Nel giorni scorsi, il vicariato di Roma aveva duramente criticato la decisione di votare l’ordine del giorno sull’istituzione di un registro per le unioni civili proprio nella città che è «punto di riferimento dei cattolici di tutto il mondo». Ma l’ampliamento dei diritti anche per le coppie conviventi era uno dei punti qualificanti del programma di Veltroni in Campidoglio. Ma lunedì né il sindaco né la sua vice sono in Aula. In compenso, ci sono alcuni parlamentari della sinistra dell’Unione: ci sono Angelo Bonelli e Paolo Cento dei Verdi, ci sono Vladimir Luxuria ed Elettra Deiana del Prc. E l’atmosfera è bollente. A mettere in crisi la maggioranza pare sia stato un incontro tra il sindaco di Roma e il cardinal Bertone. «Prima che intervenissero cinque editoriali dell’Avvenire, prima che ci fosse l’incontro tra Veltroni e Bertone – spiega Massimiliano Iervolino, segretario dei Radicali di Roma – avevamo quasi raggiunto un accordo tra comitato promotore e centrosinistra, compreso il Pd, dopo tutto è saltato».

A scaldare gli animi è anche il fatto che Veltroni non è solo il sindaco di Roma, ma è soprattutto il leader nazionale del Pd: «Quello che ci fa stare con il fiato sospeso – spiega Aurelio Mancuso, presidente dell’Arcigay – è che quello che succederà a Roma sarà sintomo di quello che farà anche il Pd: perchè Veltroni non ha detto una parola chiara? Perchè non ha accettato nemmeno la mediazione?». «Roma è il caso emblematico e premonitore di quello che succederà ai Cus» anche secondo Vladimir Luxuria, che si infervora contro i «ricatti cattolici» che attentano allo stato laico.

A manifestare per le unioni civili, anche molti artisti che fanno parte dell’associazione Movimenti, la rete per una cultura indipendente e sostenibile a cui hanno aderito, tra gli altri, il Banco del Mutuo Soccorso, i Tetes de Bois, Andrea Rivera, Nando Citarella, Ascanio Celestini, Daniele Silvestri. In piazza anche i Modena City Ramblers, a Roma per partecipare all’inaugurazione della Collina della Pace, un bene sequestrato alla Banda della Magliana che ora è diventato un parco intitolato a Peppino Impastato.

Unioni civili, manifestazione in Campidoglio per il registro che non c'è
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