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Le Zone Franche Urbane come strumento per contrastare il disagio socio economico dei territori più fragili attraverso politiche industriali di agevolazioni fiscali – A cura di Leone Barilli

Al fine di comprendere meglio lo strumento delle Zone Franche Urbane, il 23 ottobre 2019 abbiamo organizzato un incontro con gli interventi dei Professori di Geografia politico- economica Luigi Scrofani dell’Università di Catania, Maria Prezioso dell’Università di Tor Vergata e il giornalista di Radio Radicale Andrea Billau, dal titolo: Rigenerazione degli habitat urbani. La “no tax area” a Roma.

In questo documento utilizzeremo alcuni materiali della presentazione che il Professore Scrofani ha illustrato nell’incontro del 23 ottobre.

Cosa sono le ZFU

Le zone franche urbane sono uno strumento di politica industriale, teso a invertire il normale rapporto top-down delle politiche economiche, rivolto a specifiche aree che presentano indicatori di un elevato grado di disagio socio economico. In Italia sono state introdotte, sulla scorta dell’esempio francese delle Zones Franches Urbaines (ZFU), con la legge di bilancio 2007 (Legge n. 296/2006, articolo 1 commi da 340 a 343). L’introduzione di questa misura di aiuto appare in grado di contribuire a dare attuazione a quanto previsto all’art. 119 comma 5 della Costituzione riguardo al ruolo che devono svolgere gli enti locali: Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

Il provvedimento è stato successivamente modificato ed integrato dalla legge finanziaria 2008 (Legge 244/2007, art. 2, commi da 561 a 563), che ha finalizzato l'istituzione delle Zone Franche Urbane all'obiettivo di «contrastare i fenomeni di esclusione sociale negli spazi urbani e favorire l'integrazione sociale e culturale delle popolazioni abitanti in circoscrizioni o quartieri delle città caratterizzati da degrado urbano e sociale»

La misura è rivolta alle piccole e medie imprese, come individuate dalla raccomandazione 2003/ 361/CE della Commissione, del 6 maggio 2003, e si caratterizza per le seguenti agevolazioni:

   a)  esenzione dalle imposte sui redditi per i primi cinque periodi di imposta

   b)  esenzione dall’imposta regionale sulle attività produttive, per i primi cinque periodi di imposta

   c)  esenzione dall’imposta comunale sugli immobili

   d)  esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, per i primi cinque anni di attività

Il Cipe, con Delibera 30 gennaio 2008, n. 5, in attuazione della legge istitutiva delle Zone Franche Urbane ha provveduto a definire i criteri e gli indicatori per l’individuazione e delimitazione delle Zone Franche Urbane che ahnno portato all’individuazione delle prime 22 ZFU collocate nei seguenti territori: Andria, Cagliari, Campobasso, Catania, Crotone, Erice, Gela, Iglesias, Lamezia Terme, Zone Franche Urbane DGIAI 12 Lecce, Massa- Carrara, Matera, Mondragone, Napoli, Pescara, Rossano Calabro, Sora, Torre Annunziata, Taranto, Velletri, Ventimiglia, Quartu Sant'Elena.

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Immagine tratta dalla presentazione Professore Luigi Scrofani incontro Radicali Roma 23 ottobre 2019

Come si individuano e a quali criteri devono corrispondere le ZFU

Dalla delibera Cipe 30 gennaio 2008, n. 5

1. Criteri per l’identificazione, la perimetrazione e la selezione delle ZFU

  1. Dimensione demografica minima di 25 mila abitanti (fonte da utilizzare: ISTAT popolazione residente, 2006).
  2. Tasso di disoccupazione comunale superiore alla media nazionale nell’ anno 2005. L’indicatore da utilizzare è il valore corrispondente al Sistema Locale del Lavoro che comprende il comune nel cui territorio ricade la ZFU (Fonte: ISTAT Indagine sulla forza lavoro 2005).

Le ZFU devono avere una dimensione demografica minima di 7.500 abitanti, ferma restando la soglia massima di 30 mila abitanti, fissata dalla legge. La popolazione residente nelle aree interessate dalle agevolazioni previste dalle ZFU non potrà superare il 30% del totale della popolazione residente nell’area urbana interessata inoltre il tasso di disoccupazione nelle aree proposte come ZFU dovrà risultare superiore alla media comunale.

La definizione delle aree e unità urbane interessate verrà realizzata attraverso l’applicazione dei seguenti indirizzi:

  • Il perimetro della ZFU è circoscritto aggregando singole sezioni censuarie, in modo da permettere una precisa delimitazione della zona che beneficia delle agevolazioni, e assicurare la disponibilità, l’affidabilità e l’uniformità degli indicatori micro-territoriali per realizzare l’analisi socioeconomica e territoriale necessaria alla selezione.
  • l’area delimitata deve rientrare nei criteri dimensionali e demografici menzionati in precedenza

Ruolo delle Regioni

Le Regioni raccoglieranno, in prima istanza, le proposte progettuali delle amministrazioni comunali del loro territorio e procederanno a valutarne:

(i) La rispondenza ai criteri demografici, dimensionali e socioeconomici esposti in precedenza.

(ii) La corretta misurazione e quantificazione dell’Indice di disagio socioeconomico (successivamente esplicitato).

(iii) La coerenza e la compatibilità con i programmi e le politiche di investimento nella medesima area.

(iv) Opportunità e modalità di co-finanziamento delle stesse per ampliare l’impatto dell’intervento sulle realtà economiche e sociali.

Come calcolare l’indicatore del disagio socio economico

Le Regioni provvederanno poi a trasmettere le proposte di ZFU di interesse prioritario al MISE-DPS che ne valuterà l’ammissibilità, sulla base di un indice di disagio socio- economico (IDS) finalizzato a misurare il livello esclusione sociale nelle predette aree. L’IDS, calcolato con dati del Censimento 2001, è ottenuto dalla combinazione di quattro indicatori di esclusione socioeconomica calcolati per le sezioni censuarie interessate:

  1. Tasso di disoccupazione, misurato con il rapporto tra la popolazione di 15 anni e più in cerca di occupazione, e le forze di lavoro della stessa classe di età (DIS).
  2. Tasso di occupazione, misurato con il rapporto tra la popolazione occupata con 15 anni e più, ed il totale della popolazione della stessa classe di età. Individua le potenzialità e le difficoltà del mercato del lavoro (OCC).
  3. Tasso di concentrazione giovanile, misurato dal rapporto tra la popolazione residente di età inferiore a 24 anni sul totale della popolazione (GIOV).
  4. Tasso di scolarizzazione, misurato con il rapporto tra la popolazione maggiore di 6 anni con almeno un diploma di scuola secondaria, ed il totale della popolazione della stessa classe di età (SCOL).

L’indice risulta dalla media ponderata degli scostamenti dei valori dei quattro indicatori dai rispettivi valori medi nazionali secondo la formula:

IDS nella zona (i) = 0,40*(DIS(i) – DISNAZ)+ 0,30*(OCCNAZ – OCC(i))+ 0,15*(GIOV(i) – GIOVNAZ)+ 0,15*(SCOLNAZ – SCOL(i))

Progressiva distorsione dello strumento delle ZFU

Con decreto interministeriale del MISE e del MEF del 10 aprile 2013 sono state istituite ulteriori ZFU, raggiungendo il numero di 47 in totale, forzando i criteri per la loro individuazione sia sul piano quantitativo con la perdita del parametro di riferimento riguardo il preciso limite numerico della popolazione, sia sul piano qualitativo focalizzandosi non più sui quartieri di una città ma su un’intera Provincia o interi Comuni.

Da strumento per lo sviluppo delle periferie urbane a strumento emergenziale per le popolazioni residenti in territori colpiti da calamità naturali

Con la legge 8 agosto 2015 n. 125 si introducono ulteriori eccezioni al significato originario, snaturando di fatto lo strumento, individuando altre aree ammissibili e finanziabili, coincidenti con quelle dell’Emilia Romagna colpite dal terremoto del 2012 e dall’alluvione del 2014 e con quelle della Sardegna colpite dall’alluvione del 2013.

Nel 2015 sono state istituite le ZF in Lombardia per alcuni comuni colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012.

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Immagine tratta dalla presentazione del Professore Luigi Scrofani incontro Radicali Roma 23 ottobre 2019

Riflessioni:

Il sostegno alle piccole e micro imprese contribuisce a elevare la qualità della vita delle comunità mantenendo presidi di prossimità importanti seppur caratterizzati da basse qualifiche professionali.

Le ZFU per essere efficaci devono essere accompagnate da politiche di rigenerazione dei quartieri urbani

Le zone di detassazione funzionano come strumenti di marketing per attrarre e quindi ampliare la base di micro impresa locale offrendo al contempo servizi di prossimità ai cittadini dei quartieri

Iniziativa Radicali Roma su ZFU

Istituire una ZFU comporta il coinvolgimento di più livelli istituzionali. Quello comunale che individua la/le Zona/e, quello regionale che raccoglie in prima istanza i progetti dei comuni, ne verifica i parametri e può intervenire nel co-finanziamento, e quello governativo-ministeriale che valuta l’ammissibilità dei progetti.

Per procedere con la verifica di fattibilità di una o più eventuali istituzioni di ZFU sul territorio romano è condizione essenziale individuare l’IDS (Indice Disagio Sociale) delle singole zone censorie di Roma, e procedere alle verifiche tecniche in merito ai criteri per l’identificazione, la perimetrazione e la selezione delle ZFU.

Ampliare lo sguardo per un ecosistema di interventi

Una verifica puramente tecnica rischia di non risultare efficace ai fini dell’elaborazione di un piano complessivo per il riscatto dei territori più in difficoltà che accompagni lo strumento delle ZFU a sostegno alle piccole e micro imprese. Per questo è importante attivare rapporti con le università e studi specifici che ci consentano di ampliare lo sguardo degli interventi possibili.

Rapporto con le Università: Lancio di lauree magistrali

Radicali Roma potrebbe lanciare la disponibilità a collaborare su temi di laurea magistrale dedicate a Roma:

⁃ Le zone franche urbane a Roma: un’analisi statistica
⁃ Le zone franche urbane a Roma: un’analisi giuridica
⁃ Le zone franche urbane a Roma: indirizzi strategici per la progettualità ⁃ Ecosistemi creativi nelle periferie e rigenerazione urbana
⁃ Politiche di welfare alternativo
⁃ E-mobilità per Roma, come preparare il redesign della città che inverte il tradizionale rapporto top-down. L'istituzione delle zone franche urbane in Italia trae ispirazione dal modello francese

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