La politica della lamentela dal divano

Oggi hanno passato per radio "La storia" di De Gregori (capita anche che le radio passino cose belle) e ascoltando le parole mi sono soffermato sul passaggio "E poi tutti ti dicono che tutti sono uguali e rubano alla stessa maniera, ma è solo un modo per convincerti a restare in casa quando viene la sera".

Ecco, credo che invece questo sia il momento di abbandonare la politica della "lamentela dal divano" e provare ad uscire, farsi coinvolgere, lottare. In queste ore stiamo chiedendo a tutti di fare una mano per la mostra richiesta di referendum sulla messa a gara del servizio del trasporto pubblico a Roma. Bene, si può essere d'accordo o anche no, ma esercitare o aiutare a permettere esercizi di democrazia diretta è un'esigenza reale, urgente. Perché è più facile convincersi che le cose non cambieranno mai e magari andare al cinema o a giocare a calcetto. Ma se quelle due ore non le utilizziamo per provare almeno ad aprire un dibattito, rischiamo che al cinema o a calcetto potremmo andarci solo con le nostre macchine perché nel frattempo non ci sarà proprio più un servizio pubblico.

Proviamo per una volta a non restare chiusi dentro casa la sera, piuttosto investiamo due ore per una riunione settimanale del martedì di Radicali Roma o magari per aiutarci a fare un tavolo. Visto mai che si possa scoprire che non "sono tutti uguali", che non è vero che "tutti rubano alla stessa maniera", ma che esiste ancora il modo di fare politica militante, con la certezza di essere ascoltati e parlare. Però con una avvertenza: fare politica con i Radicali è faticoso perché si studiano sempre e a fondo i problemi e le proposte sono sempre elaborate con dibattito e confronto. Se amate gli slogan facili, così tanto liberatori, qui non se ne trovano; se si ambisce a poltrone o prebende allora sì, davvero, forse meglio restare in casa e lamentarsi dal divano.

La politica della lamentela dal divano
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