MOBILITÀ

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L'attuale trasposto pubblico locale non funziona! Lo dimostra l’ultima relazione dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale che, tra le altre cose, segnala come:

  • per i bus, per i tram e per le metropolitane non sia stato raggiunto il livello adeguato di offerta stabilito nel nuovo contratto di servizio;
  • dal 2006 al 2015 l’offerta complessiva di trasporto pubblico locale sia diminuita di 13 milioni di vetture-km;
  • in dieci anni l’offerta di bus elettrici sia stata ridotta dell’80%;
  • dal 2006 al 2015 l’offerta tranviaria sia calata del 30%;
  • la programmazione del trasporto di superficie (bus e tram) non sia stata mai rispettata;
  • la programmazione del trasporto metropolitano non sia stata quasi mai rispettata, registrando nel 2015 uno scarto del -17%;
  • ci sia una carenza di mezzi con un gap significativo tra vetture utilizzabili rispetto alla dotazione (58%);
  • il rapporto tra “guasti in linea con corse perse” e i “veicoli usciti” per i bus sia pari al 27% nel 2015 (10% nel 2016) e sia stato determinato dal crescente debito manutentivo e dall’aumento dell’età media della flotta. [10,2 anni (2015); 5,2 anni (2006)];
  • l’età media del parco bus sia a Roma di 10,2 anni, contro i 6,9 di Parigi e 6,7 di Londra;
  • l’età media del parco tram sia cresciuta in nove anni da 23,1 anni (2006) a 32,2 anni (2015), contro gli 11,4 anni di Londra e 6,9 anni di Parigi;
  • la metropolitana sia caratterizzata da un deficit manutentivo del materiale rotabile e degli impianti che determinano ritardi nell’erogazione del servizio e guasti;
  • la percezione dei romani della qualità del servizio di bus e tram sia migliorata fino al 2011 anche se la valutazione sia sempre stata insufficiente, ma dal 2012 in poi sia andata costantemente peggiorando;
  • la percezione dei romani della qualità delle metropolitane fino al 2012 sia oscillata andando sopra la sufficienza, ma dal 2013 in poi sia andata costantemente peggiorando fino a raggiungere la valutazione più bassa nel 2016;
  • per il lotto di superficie affidato a Roma TPL il mancato servizio (corse non effettuate) sia stato una criticità che ha assunto proporzioni sempre più evidenti.

L’attuale servizio di trasporto pubblico locale non funziona perché:

  • l’ATAC, negli anni, è stata usata da tutte le amministrazioni di destra e di sinistra come bacino clientelare per ottenere voti: il risultato è un’azienda fallita non in grado di offrire al cittadino un servizio efficiente;
  • l’ATAC continua a perdere centinaia di milioni di euro l’anno. Tra il 2009 e il 2014 il deficit cumulato è di circa 1 miliardo e cento milioni di euro;
  • l’ATAC, con le sue perdite continue e il suo debito, non è mai riuscita ad investire in mezzi nuovi. Al contrario di quanto succede a Milano, dove l’azienda riesce invece a fare auto-finanziamento per comprare bus e metro;
  • esiste un lampante conflitto di interessi tra il controllore (Roma Capitale) ed il controllato (ATAC di proprietà esclusiva di Roma Capitale). Per questo vogliamo un Comune che controlli e non gestisca settori che possono essere affidati tramite gare a soggetti terzi.

Chi vuole che Roma abbia un trasporto pubblico degno di una Capitale europea non può difendere la realtà attuale di ATAC, un’azienda che, come segnalato da Carlo Cottarelli (ex commissario per il governo alla spending review), in alcuni esercizi ha da sola totalizzato più della metà delle perdite di tutto il settore a livello nazionale. Chi pensa di potere risolvere i problemi di ATAC semplicemente combattendo l’evasione è un illuso o un demagogo che non conosce il settore del trasporto pubblico locale. I ricavi da biglietti per ATAC hanno raggiunto i 270 milioni di euro nel 2013, poco più del 20 per cento dei costi totali dell’azienda. Anche combattendo l’evasione ed eliminandola completamente, l’azienda potrebbe recuperare tra i 50 e gli 80 milioni di euro.

Il tema della mobilità rappresenta, per una grande metropoli come Roma, una delle questioni più importanti per lo sviluppo economico e produttivo, per l’organizzazione delle funzioni, l’attrattività e, non ultima, la qualità della vita dei cittadini.

Per invertire la rotta occorre mettere a gara il servizio affidandolo a più soggetti, rompendo il monopolio e aprendo alla concorrenza, questo perché:

  • come dimostra l’indagine dell’Antitrust sul settore trasporti - anche alla luce delle migliori pratiche internazionali - gestioni efficienti e servizi di qualità non dipendono tanto dalla proprietà, pubblica o privata, delle imprese, ma dalla presenza di meccanismi, come quelli messi in moto dalle gare, che stimolano le imprese a comportarsi in modo virtuoso. L’apertura alla concorrenza del settore potrebbe, dunque, contribuire in modo rilevante a risolvere i problemi riscontrati, in modo da allentare la pressione sulla spesa pubblica ma garantendo anche un più ampio godimento del diritto alla mobilità;
  • occorre aprire il mercato anche a forme innovative di trasporto;
  • vogliamo che il contratto di servizio sia rispettato ma fintanto che il controllato ed il controllore saranno la stessa entità questo non avverrà mai;
  • Roma Capitale è ferma, così come il Paese. La Capitale ha bisogno di attrarre nuove realtà imprenditoriali che possano investire;
  • partendo da Roma possiamo dare un segnale all’intero Paese, e al partito unico dell’anti concorrenza che continua a difendere lo status quo, e tutela coloro che negli anni hanno ottenuto una licenza ovvero una concessione, a discapito di tutti coloro (soprattutto giovani) che vorrebbero aprire una piccola o media attività imprenditoriale;
  • siamo contro i monopoli sia pubblici che privati, tant’è che parliamo di gare e non di un’unica gara. Più soggetti (in concorrenza tra loro) devono e possono gestire il trasporto pubblico locale;
  • siamo contro le privatizzazioni (agli amici degli amici): se non liberalizziamo ora il servizio la svendita di ATAC sarà la “soluzione” che, nei prossimi anni, proporranno alla città.

Il vero bene comune da tutelare non è ATAC ma il servizio offerto ai cittadini.

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