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A Roma si muore di mal’aria

di Franecsco Tucci del 26 ottobre 2022

I dati dell’aggiornamento autunnale del rapporto Mal’aria di Legambiente ci segnalano per l’ennesima volta quella che è una vera e propria crisi strutturale delle nostre comunità: l’aria che si respira ogni giorno nelle città italiane è illegale. La maggior parte dei comuni italiani rappresenta ormai un ecosistema insalubre, con ricadute molto pesanti sulla salute dei cittadini.

L’analisi delle 13 città italiane prese in esame nell’aggiornamento del rapporto, nella parte relativa ai principali inquinanti atmosferici (polveri sottili – PM10 e 2.5, e biossido di azoto – NO2), evidenzia come in molti casi la situazione sia già da codice rosso. Le soluzioni adottate finora sono state infatti gravemente carenti e occorrerà accelerare notevolmente nei prossimi anni.

Nonostante le situazioni più critiche per il 2022 si registrino in città del Nord-Italia, il dato di Roma è ancora una volta tutt’altro che roseo. L’eccedenza media dei valori registrati nel corso del 2022 a Roma rispetto a quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è stata infatti del 65% per quanto riguarda la PM10, del 123% per la PM2.5 e del 187% per il NO2.

Sul tema della qualità dell’aria ricordiamo inoltre come l’Italia sia stata già condannata più volte dalla Corte di Giustizia Europea (l’ultima nel maggio 2022) per violazione dei valori limite di inquinamento fissati dalla normativa europea, e che in tutte le sentenze di condanna si è sempre menzionato esplicitamente l’agglomerato urbano di Roma tra quelli i cui dati risultavano al di sopra delle soglie. La prima sentenza di condanna risale al 10 novembre 2020 e ha riguardato il sistematico superamento (per alcune zone, tra cui Roma, addirittura a partire dal 2008) delle soglie relative al concentramento di PM10. Per quanto riguarda invece il NO2, la sentenza di condanna è del maggio 2022 e l’agglomerato di Roma rientra tra quelli per cui la durata dell’infrazione risulta più lunga, visto che parliamo di un superamento delle soglie che ha inizio nel 2010.

L’impatto sulla salute dei cittadini di questi dati sono decisamente allarmanti: basti pensare che secondo una stima della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) risalente all’aprile 2022 i decessi prematuri annuali in Italia attribuibili all’inquinamento atmosferico si aggirano attorno ai 90mila.

Tuttavia, le soluzioni a questa situazione esistono e vanno perseguite con forza. L’aggiornamento autunnale del rapporto di Legambiente individua chiaramente nel potenziamento del Trasporto Pubblico Locale (TPL) uno dei rimedi più immediati ed efficaci per arginare la crisi, con l’obiettivo di sanare l’anomalia tutta italiana (e romana in particolare!) di un utilizzo spropositato del mezzo privato, spesso per mancanza di un’alternativa pubblica efficiente. Dalle evidenti carenze infrastrutturali, al potenziamento della frequenza e della qualità del servizio (i 164 tram in servizio a Roma sono i più vecchi d’Italia, con un’età media di 36 anni!) alla transizione verso l’utilizzo di tecnologie più pulite, sono tante le azioni che il Comune di Roma deve intraprendere con assoluta urgenza (basti pensare che a giugno 2022 a Roma risultavano solo 31 bus elettrici su un totale di 4.041, un dato pari ad un misero 0,7%, se confrontato con il 4,8% di Milano e l’8,4% di Torino!). Come Radicali Roma ci auguriamo che il Comune sia in grado di adottarle dimostrando la capacità di monitoraggio e programmazione del TPL che non si è vista finora, anche e soprattutto per quanto riguarda il dossier disastroso della gestione Atac.

A Roma si muore di mal’aria
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