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Aborti clandestini, in manette due donne

Roma, 13 aprile 2006 – Praticavano aborti clandestini in un laboratorio nella Capitale da almeno cinque anni. Per questo motivo due donne, una cittadina nigeriana di 35 anni ed una italiana di 81, sono state arrestate dai carabinieri delle compagnie di Schio e Frascati su disposizione della procura della repubblica di Roma.
Nel laboratorio clandestino gli investigatori dell’Arma hanno trovato attrezzature mediche e prescrizioni sanitarie. L’indagine aveva preso il via dalla denuncia di scomparsa di una minorenne di Schio (VI), che nel mese di gennaio, incinta di alcuni mesi, sarebbe stata condotta proprio nel laboratorio dove le due donne praticavano gli aborti.
I carabinieri hanno accertato una decina di casi di interruzioni di gravidanza praticate nell’abitazione della anziana donna, una parte della quale era stata adibita a laboratorio ginecologico. Dalla documentazione trovata, però, i militari ritengono che gli aborti praticati siano molti di più.
A rivolgersi alla donna, un’ex infermiera, praticamente una “mammana”, erano in linea di massima donne extracomunitarie che, temendo di perdere il posto di lavoro se il datore avesse scoperto che la donna era incinta, preferivano abortire. Il costo dell’operazione variava dai 300 ai 600 euro, a seconda dello stato della gravidanza. Sarebbero stati compiuti aborti anche in gravidanza avanzata.
Le indagini sono state avviate dopo che un cittadino ghanese residente a Schio (Vicenza) ha presentato ai carabinieri una denuncia di scomparsa della figlia, di 16 anni. Questa, incinta all’insaputa dei genitori, aveva raggiunto Roma accompagnata dal fidanzato perché, tramite una donna nigeriana residente a Torre Angela, alla periferia di Roma, aveva preso contatto con il laboratorio per abortire.
Le indagini sono state condotte dalla Compagnia di Schio insieme con quelli della Compagnia di Frascati comandati dal tenente Michele Meola, e coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Roberto Staffa. In esecuzione di ordinanze di custodia emesse dal gip Guglielmo Muntoni i militari hanno arrestato la donna nigeriana, E.S., di 35 anni, portata nel carcere di Rebibbia, e l’italiana, D.L.M., di 81, residente a Roma, nella zona di Montesacro, posta agli arresti domiciliari in considerazione dell’età.
Nel corso dell’operazione sono state sequestrate attrezzature mediche e sanitarie tipiche dei ginecologi: pap-test, analisi cliniche, ricettari medici e prescrizioni sanitarie che dimostrano la reiterata condotta criminosa per lo meno negli ultimi cinque anni. Altre otto persone, sei straniere e due italiane, sono state denunciate perché ritenute responsabili a vario titolo di concorso nella violazione dell’articolo 12 della legge 194 sull’aborto.
Si è stimato che l’attività illecita di D.L.M. avesse un giro di affari di decine di migliaia di euro al mese.

Aborti clandestini, in manette due donne
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