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Aborto, in farmacia c’è una pillola clandestina

  Lo dice a chiare note il professor Viale uno dei medici del Sant’Anna di Torino che ha iniziato i test sulla pillola RU486: “Stiamo sperimentando, in associazione con la RU, il farmaco che in tutto il mondo serve agli aborti clandestini. Perché l’aborto farmacologico, con farmaci impropri, è già una realtà in Italia”.
Spiega Viale che la comunità cinese che vive nel nostro paese è la più avanzata. “Loro hanno la RU486, la usano da vent’anni, tant’è vero che quando ci sono i blitz anticlandestini spesso ci scappa qualche sequestro di stock di pillole abortive. La comunità sudamericana e quella africana invece usa il misoprostolo, il farmaco anti-ulcera appunto, Solo che spesso la somministrazione è eccessiva e arrivano in ospedale con forti emorragie. Da sempre è così tant’è vero che è stato dichiarato preferibile l’uso anche clandestino di questo farmaco, piuttosto che metodi meno sicuri”.
C’è poi un’altra schizofrenia in materia di aborto volontario: quella di chi vede come pericoloso per la donna l’aborto farmacologico. Ma in Italia le alternative alla pillola abortiva esistono. Sono farmaci regolari e registrati, che vengono utilizzati ogni giorno dalle strutture ospedaliere per l’interruzione della gravidanza senza intervento chirurgico. Metotrexate, Tamoxifene, Gemeprost, Sulprostone: sono alcune delle sostanze che sotto forma di pillole o gel il cui uso è regolato dalla stessa 194 alla voce aborto terapeutico.
Il paradosso, e su questo gli ispettori di Storace dovrebbero poter dare giustificazione del loro stop alla sperimentazione del Sant’Anna è che dopo la prima somministrazione la paziente torna a casa. Non è prescritto – come invece condizione sine qua non per la sperimentazione dell’RU486 – che la paziente sia ricoverata per tutto il periodo fino all’espulsione del feto. “Il metotrexate – spiega Viale – è stato utilizzato per anni. Agisce allo stesso modo della RU, solo con tempi più lunghi. Si usa nelle gravidanze extrauterine: si somministra il farmaco, si fa andare a casa la paziente che torna dopo due o tre giorni per i controlli”.
Qual è la differenza tra i due metodi? Perché per l’RU486 bisogna costringere la donna al ricovero coatto? Nessuno lo sa spiegare. Come nessuno sa spiegare perché – con un pretesto tecnico – in Italia, da anni, è stata vietata la vendita di creme spermicide. Dicono che c’è un principio attivo, quello del Nonoxinolo, che risulta tossico. Peccato che lo stesso principio base sia utilizzato per la conservazione di quasi tutte le creme ad uso cosmetico. Una coincidenza?
Intanto, da ieri, il nuovo protocollo per la sperimentazione della pillola abortiva che accoglie tutte le richieste del ministero della Salute è pronto. Lo ha comunicato lo stesso Viale: “Abbiamo accolto – ha sottolineato il professore – tutte le richieste avanzate dal ministro Francesco Storace. Se da parte del ministero c’è buona fede, la sperimentazione potrà ripartire nell’arco di poche settimane. La richiesta principale – ha ricordato – riguarda l’obbligo del ricovero a partire dalla somministrazione del primo farmaco. Una condizione che non è richiesta in nessuno dei paesi in cui la RU486 è in uso, ma che il Sant’Anna rispetterà nei limiti del possibile. Perché un ospedale – ha rimarcato – non è un carcere, e se una signora vorrà uscire per andare a prendere i figli a scuola e riportarli a casa non potremo farla fermare dai carabinieri”.            

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