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Alcune domande laiche per Walter

Come ci si dovrebbe comporta­re, secondo il candidato alla guida del Partito democratico Walter Veltroni, in casi come quelli di Piergiorgio Welby e Giovanni Nu­voli? Questa la domanda semplice e chiara rivolta qualche giorno fa, dalle pagine di La Repubblica, dal Professor Ignazio Marino, chirurgo cattolico vo­luto dai Ds come candidato capolista alle ultime elezioni e portabandiera della proposta di regolamentare il «te­stamento biologico». In altre parole: quando una persona arriva a conside­rare le terapie offerte nella fase termi­nale della malattia come una vera e propria tortura, dobbiamo rispettare la sua volontà di interrompere senza soffrire le cure che lo mantengono in vita?

 

 

 

A questa domanda, il Presidente della Commissione Sanità del Senato ne ag­giunge una sulle convivenze di fatto. Molte altre ne vengono in mente: sul­l’alternativa tra buttare nella spazzatu­ra gli embrioni sovranumerari o usar­li per la ricerca; tra permettere o vieta­re l’analisi genetica pre-impianto a coppie portatrici di malattie geneti­che; tra offrire a un tossicodipenden­te un’assistenza medico-sociale in un contesto di legalizzazione, oppure lasciare che se ne occupi la criminalità dello spaccio di strada, delle overdosi e dell’Aids.

 

 

 

Limitiamoci alla prima questione po­sta dal Presidente Marino, perché il suo riferimento a due casi che sono entrati nel vissuto della gente, nella coscienza collettiva del Paese, non la­scia spazio a disquisizioni retoriche sulla «sana laicità» contrapposta al «laicismo», sulla centralità della ragione «illuminata dalla fede» o sul fanta­sma dell’eugenetica, agitato per spa­ventare e non far comprendere. La do­manda di Marino non può essere elu­sa nel dibattito su cosa sarà il Partito democratico, perché da un anno e mezzo il partito trasversale di ispira­zione clericale – o della «sana laicità» -ha bloccato ogni riforma legislativa sui temi cosiddetti etici, a partire da quel testamento biologico, sul quale Marino ha tessuto una paziente ope­ra di moderazione e mediazione, con il coinvolgimento pieno di massime personalità anche del mondo religio­so.

 

 

 

Negli stessi giorni della domanda di Marino a Veltroni, è arrivato un tenta­tivo di risposta agli elettori potenziali del Partito democratico da parte di fi­losofi di diverso orientamento, come Claudia Mancina, Roberta de Monticelli, Sebastiano Maffettone e Salvato­re Veca. Nel merito si riconosce il «di­ritto di avere o rifiutare cure», e la ne­cessità di «una appropriata legislazio­ne sulle direttive anticipate», ma nel­la premessa si fingono di ignorare gli ostacoli e gli attori che finora hanno impedito tali riforme. Il loro testo par­la, infatti, della necessità di «uscire dalla logica della contrapposizione tra laici e cattolici», e della necessità di un «nuovo metodo di discussione, contrapposto a quello delle laceranti vittorie numeriche sulle posizioni dif­ferenti», auspicando invece «soluzio­ni condivise».

 

 

 

Per valutare quanto tale auspicio sia fuorviante, dobbiamo tornare alle do­mande del Presidente Marino. Nel ca­so di Welby e di Nuvoli, e prima anco­ra in quello di Luca Coscioni la contrapposizione è stata tra una persona che voleva assumersi la responsabilità di decidere sul proprio corpo, sulla propria sofferenza, e altre persone e organizzazioni che pretendevano e pretendono di decidere per lui. Quan­do lo scontro è così netto, chi invoca «scelte condivise» ha l’onere si spiega­re chi debbano essere le parti di tale accordo.

 

 

 

Perché se parliamo dei vertici della Chiesa, non si può far finta di non ve­dere come il rifiuto di qualsiasi com­promesso sia il tratto distintivo dell’at­tuale strategia politica vaticana. E nemmeno si può, rivolgendosi al Par­tito democratico, ignorare la condivi­sione massiccia tra gli elettori per la lotta di Piergiorgio Welby, al quale il Vaticano ha poi negato i funerali reli­giosi come misura di esemplare con­danna delle sue parole e opere di mili­tante radicale che pronunciò la paro­la tabù: eutanasia. Non si può, infine, ignorare che il sondaggio secondo cui un anestesista rianimatore su due praticherebbe l’eutanasia se la legge lo consentisse, nove su dieci sono per il testamento biologico e sette su die­ci respingono le raccomandazioni del Vaticano di non interrompere mai l’alimentazione, l’idratazione e la ventilazione artificiale.

 

 

 

La risposta di Veltroni non è ancora arrivata, né a Marino né agli elettori. Se dovesse tardare ancora, sarebbe un danno serio. Non per quelli del «tan­to peggio tanto meglio», che da de­stra e da sinistra hanno come unica at­tività la pubblica denuncia dell’impo­tenza altrui, per meglio nascondere la propria. Sarebbe un danno per la poli­tica tutta, intesa come luogo della ri­cerca di soluzioni a problemi molto concreti, che non possono e non de­vono più essere elusi.

NOTE

Segretario e Co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

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