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"ANCHE IO VITTIMA DI ABUSO SESSUALE". RIVELAZIONE SHOCK DI UN NOTO VESCOVO STATUNITENSE

COLUMBUS-ADISTA. È il primo vescovo a confessare di essere stato vittima di un abuso sessuale da parte di un membro del clero. Ed è tra i vescovi più noti ed attivi negli Stati Uniti: mons. Thomas J. Gumbleton, ausiliare di Detroit (Michigan), ha affermato – e lo ha fatto per la prima volta nella sua vita – di aver subito, da ragazzino, le attenzioni moleste di un sacerdote. È avvenuto l’11 gennaio, nell’ambito di una conferenza stampa in appoggio alla proposta di legge del Senato n. 17 (chiamata SB17), che modificherebbe in Ohio la decorrenza dei termini temporali entro i quali sporgere denuncia di abuso: la proposta consentirebbe cause civili per abusi sessuali fino a vent’anni dopo il compimento della maggiore età da parte del denunciante (laddove oggi questo limite è fissato a due anni a partire da quella data). L’SB17 prevede inoltre un anno “finestra” in cui le presunte vittime possono denunciare abusi avvenuti fino a 35 anni fa. Una legge del genere è già stata approvata in California, dove vi è stato un diluvio di denunce e processi contro preti e diocesi cattoliche.
Gumbleton, prossimo al compimento del 75.mo anno, vescovo ausiliare di Detroit dal 1968, è forse il vescovo più attivo in Usa nell’ambito del pacifismo e della lotta per i diritti umani, e per questo ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti; fondatore di Pax Christi Usa nel 1972, l’ha guidata fino al 1991; è membro di associazioni che chiedono una riforma della Chiesa, da New Ways Ministry a Call to Action. “Sono qui – ha detto Gumbleton presentando il suo sostegno alla proposta di legge al Comitato giudiziario della Camera dell’Ohio – perché vi è ancora una forte probabilità che alcuni criminali non siano stati consegnati alla legge. Ecco perché appoggio l’anno “finestra”. Ritengo che coloro che hanno compiuto gli abusi debbano essere denunciati. E credo anche che questo potrà accadere solo se vi sarà la possibilità di portare queste vicende in un tribunale civile. Così facendo, aumenteremo, per quanto umanamente possibile, la tutela rispetto agli abusi sessuali, a cui tutti i bambini hanno diritto”. “Parlo a partire dalla mia esperienza di ascolto e dai miei tentativi di dare una risposta alle tragiche storie delle vittime di abusi sessuali”, ha spiegato. “Parlo, infine, a partire dalla mia esperienza personale di abuso, da ragazzino, quando fui toccato in modo inopportuno da un prete”.
In un’intervista rilasciata l’11 gennaio al settimanale cattolico National Catholic Reporter – che ospita settimanalmente una sua rubrica – Gumbleton ha detto di essere stato molestato “due o tre volte” tra il 1945 e il 1946, all’età di 15-16 anni, e di essersi reso conto solo molto tempo dopo (“sapevo che era qualcosa di strano, ma all’epoca ero ingenuo e innocente”) della natura dei contatti cercati dal prete in questione, di cui non ha voluto rendere note le generalità, essendo morto da tempo (“nihil nisi bonum de mortuis”).

L’anno “finestra”
Passati tanti anni, perché parlarne ora? Perché, ha spiegato, si è reso conto di quanto sia difficile a volte, per una vittima, trovare il coraggio di affrontare questo trauma, e perché è necessario denunciare i preti colpevoli ancora in circolazione. Non ha risparmiato accuse nemmeno per i suoi confratelli vescovi, responsabili di aver coperto gli abusi: “È triste che la Chiesa debba essere obbligata da un tribunale a fare ciò che dovrebbe fare per spirito pastorale”.
I vescovi, infatti, pur appoggiando l’SB17, sono restii in generale a dare il loro sostegno alla clausola dell’anno “finestra”. Per la Conferenza episcopale dell’Ohio non servirebbe a proteggere i bambini e sarebbe una “legislazione retroattiva proibita specificamente dalla costituzione dell’Ohio”: il vero risanamento, afferma, non avviene in tribunale ma con l’azione pastorale. In realtà, ha detto un prete dell’Iowa, Robert Scamardo, parlando con l’NCR, l’attuale limitazione dei tempi di prescrizione rappresenta uno strumento “molto efficace” per i vescovi per evitare perdite finanziarie. Perdite che non spaventano Gumbleton: “Approvare l’anno “finestra” – ha detto – può causare dolore, imbarazzo e sacrificio per la nostra Chiesa, specialmente a breve termine. Può causarci difficoltà anche in termini finanziari. Potrebbe sembrare più facile mantenere nascosti i mali, andare avanti e sperare che il futuro sia migliore. Ma sono convinto che la soluzione di ogni caso tramite un tribunale sia l’unico modo per proteggere i bambini e per sanare la frattura che si è aperta nella Chiesa”. E, per far recuperare alla Chiesa quella credibilità che si è persa, il vescovo chiede che anche i “vescovi e preti che hanno protetto i preti colpevoli siano ritenuti pienamente responsabili di questa tragedia” e non vengano affidate loro posizioni di potere: “Non c’è una zona grigia per i vescovi che trasferiscono i colpevoli da un posto all’altro”.
Ugualmente convinti dell’utilità dell’anno finestra i membri dello Snap (Survivors Network of those Abused by Priests), l’organismo che riunisce le vittime degli abusi sessuali perpetrati da membri del clero. “La finestra – ha detto la presidente Barbara Blaine – è l’unica parte della proposta di legge che protegge realmente i bambini oggi. Centinaia di ‘predatori’ vanno in giro liberi, avendo superato il breve ed arbitrario statuto delle limitazioni di tempo. L’azione civile consente ai genitori, ai vicini e agli addetti ai lavori di conoscere chi sono questi uomini pericolosi”. (ludovica eugenio)

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