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Appello "Legalità e partecipazione a Roma". Intervista a Paolo Berdini, urbanista

L’audio dell’intervista

Lo speciale di RadioRadicale.it

Il sito della campagna

La campagna dei comitati promotori per le delibere di iniziativa popolare al Consiglio comunale di Roma ha lo scopo di promuovere la calendarizzazione di tutte le delibere proposte dal 2004 ad oggi al comune che in violazione del proprio Statuto non le ha mai discusse e votate.

I comitati di cittadini delusi dalla condotta del consiglio comunale hanno inviato una lettera al sindaco di Roma Veltroni e al Presidente del Consiglio comunale Coratti per richiedere il rispetto dello Statuto comunale. Tra coloro che hanno aderito all’iniziativa c’è Paolo Berdini, Docente di urbanistica alla Facoltà d’ingegneria dell’Università Tor Vergata.

Billau: Qual’è il motivo della sua adesione a questa lettera? Qual’è il motivo della sua adesione a questa lettera?

Berdini: Un’adesione convinta perchè avete fatto una mossa tempestiva. In questi cinque, sei anni i comitati si sono mossi per conto proprio in questa assenza della politica, solo saltuariamente appoggiati da partiti politici. Invece, il fatto che i radicali rimettano a sistema una forma di mobilitazione così democratica e partecipativa come la raccolta di firme, per far sentire al Consiglio comunale la voce di chi non è rappresentato in questo momento è a mio avviso un fatto importante.

Billau: Questo istituto della delibera di iniziativa popolare è un istituto di partecipazione popolare. Sulla partecipazione è stata fatta molta retorica dal sindaco di Roma e adesso anche capo del Partito Democratico nazionale e questa è uno dei pilastri su cui si fonda il cosiddetto “modello roma”. “Modello roma” che però scricchiola da questo punto di vista; potremmo citare oltre alle delibere di iniziativa popolare, il regolamento della partecipazione urbanistica. Qui chiediamo all’urbanista che è tra l’altro autore di un libro collettaneo uscito da poco dal titolo esemplificativo “Modello roma, l’ambigua modernità”.

Berdini: Abbiamo cercato di affrontare in questo libro così agile insieme ad altre persone con competenze differenti, da sociologici ad economismi, l’esistenza effettiva di questo “modello Roma”; se ha un appeal a livello nazionale, se dà il segno di un effettivo cambiamento. Purtroppo, non solo dal mio punto di vista ma anche dagli altri, questa differenza del “modello Roma” non viene fuori e allo stato attuale delle cose ci vede tutti insoddisfatti. Poi dal punto di vista urbanistico, il “Modello Roma” non esiste assolutamente. C’è la vecchia riproposizione della politica che ha governato questa città dal secondo dopoguerra che è quella di dare voce e campo libero alla peggiore speculazione fondiaria. Nel settore urbanistico poi il modello romano è addirittura in controtendenza rispetto all’Europa civile che ha fatto, per intenderci, la rivoluzione liberale e che non premia certo la rendita parassitaria semmai premia l’impresa, che è ben altra cosa.

Billau: Quello che si può vedere a Roma, per esempio, è che mentre viene previsto dal regolamento della partecipazione una condivisione da parte dei cittadini della progettazione urbanistica, invece, questa non avviene quasi mai. Molto spesso i tavoli cosiddetti partecipati avvengono quando le situazioni sono già state risolte e spesso a favore dei grandi costruttori, un nome per tutti: Caltagirone.

Berdini: Si, vengono fatte per suggellare una decisione già presa. Faccio due esempi che davvero gridano vendetta.

Il primo vantato dall’amministrazione, che forse riusciamo ancora a recuperare, è quello sull’area dell’ex Fiera di Roma dove si era persa un tavolo di partecipazione. Si tratta di un’area di 7 ettari sulla Cristoforo Colombo, a P.zza dei Navigatori. Il Comune ha già fatto un bando internazionale di progettazione che fissa a 300.000 metri cubi l’edificazione su quell’area; una densità peggiore di quella con cui è stato realiazzato Viale Marconi negli anni ‘60. Altro che sacco di Roma, quella è un’area pubblica e non si capisce il perchè di tutto questo. Ma allora la partecipazione che cos’è?

Sarebbe, a questo punto, solo uno strumento dialettico per addolcire la pillola. Addirittura questo progetto di cementificazione dell’unica area rimasta ancora libera è stato chiamato la “città dei bambini”. Evidentemente i bambini romani vivono di cemento armato.

Il secondo, non c’è stata partecipazione, lo cito perchè è stato il caso più doloroso per questa città . Poco prima di Saxa Rubra sulla via Flamina, dopo Tor di Quinto, è stato costruito un intero quartiere da parte del proprietario de “Il Tempo”, Bonifaci, che ha costruito un canyon di barriere anti rumore. Questo si che è il modello romano, visto che è l’unico caso in Italia di una barriera anti rumore create prima delle case. E’ talmente sfacciata la speculazione che è stata fatta, perchè ci saranno delle case che affacciano sulla via Flaminia, dove è stata fatta questa barriera anti rumore, che è una strada urbana di quattro corsie e che ha traffico giorno e notte. E qual’è lì il grande inganno? Nel nuovo piano regolatore, fatto dalla stessa amministrazione, quella zona di 200.000 metri cubi era destinata ad industrie. Un piano regolatore, adottato nel 2003, viene successivamente, cambiato, con accordo di programma, per permettere al costruttore di fare residenze su via Flaminia. A questo punto il problema riguarda lo stato liberale o ripristianiamo le regole tra cui quella della partecipazione che è fondamentale, ma le regole devono esserci a prescindere dalla partecipazione. Quindi o ripristiamo le regole o questa città è ormai in balia del cemento.

Billau: Tra l’altro uno dei motivi che sembrano essere alla base del fatto che non si vogliano discutere e votare le delibere di iniziativa popolare, di cui alcune riguardano anche questioni urbanistiche, è quello di non svelare gli agganci che ci sono tra la parte forte che governa il Consiglio comunale, ad esempio il partito democratico, con i poteri forti della città che ci sono. Abbiamo parlato dei costruttori ma potremmo parlare nel caso delle unioni civili, del Vaticano, nel caso dell’elettrosmog, delle aziende di telefonia mobile e nel caso del voto agli stranieri, forse la paura di perdere consenso elettorale con il montare della paura dello straniero. Potrebbe essere un’altra chiave di lettura, no?

Berdini: E’ proprio così. La condivido tutta. Anche per le unioni civili che esulano dal mio specifico ma che come cittadino gridano vendetta.

Con quel provvedimento non si faceva male a nessuno . Non si è voluto fare in ossequio a chi detiene i suoi pezzetti di potere. Questa città va avanti attraverso questo patto scellerato non scritto con chi non vuole che si cambi una virgola. Nel caso, ad esempio, di S. Maria della pietà c’è un comitato che lotta per non privatizzare questa area che è diventato un meraviglioso bosco urbano, che vale e sta per essere privatizzata dall’amministrazione. Questa delibera non può essere discussa dato che l’amministrazione ha in mente solo la privatizzazione delle aree pubbliche. La delibera di S.Maria della pietà è ferma al palo perchè non la si vuole discutere perchè farebbe male ai poteri forti di questa città.

Billau: E certo e poi ci si riduce come il Partito Democratico che ha scritto una lettera, in questi giorni,
ai cittadini romani perchè sarebbe stata fatta una cattiva informazione sul dibattito riguardanti le unioni civile e perchè il Partito democratico è stato descritto come prono al Vaticano, come se così non fosse.

Berdini: Questa lettera la vedo come un fatto di disperazione; non si comprende che la città sta cambiando opinione. Credo che se non riusciranno a tenere il passo con l’opinione pubblica, ne pagheranno amare conseguenze in termini di consenso.

Billau: Ringrazio Berdini, urbanista, e ricordo che Paolo Berdini ha sottoscritto la lettera-appello per la calendarizzazione di tutte le delibere che finora il Consiglio comunale non ha discusso e votato.

Appello "Legalità e partecipazione a Roma". Intervista a Paolo Berdini, urbanista
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