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Armi di attrazione di massa per la democrazia e la pace in Medio Oriente .

— armi nonviolente che, in applicazione del principio del “conoscere per deliberare”, siano capaci di diffondere nelle società mediorientali l’aspirazione alla libertà e alla democrazia, uniche salde fondamenta di una pace duratura tra gli Stati e all’interno di ogni Stato;

— luoghi mediatici di dibattito su temi censurati e diritti negati: dalla corruzione delle classi dirigenti all’insostenibile pesantezza della condizione femminile;

— potenti casse di risonanza per le voci e le lotte di coloro che, in quella regione del mondo, nonostante e contro tutto, per l’affermazione della libertà, della democrazia, dei diritti della persona – e, dunque, per una vera pace – continuano a battersi.

• In Medio Oriente ogni trattato, ogni tregua, è un bene fragile. In assenza di un mutamento di scenario di più vasta portata, anche l’ennesimo, faticoso parto delle diplomazie che ha arrestato la guerra israelo-libanese, benché auspicabile, non potrà essere risolutivo. L’incendio non è stato spento, ma momentaneamente arginato.
Sull’area mediorientale continua a incombere il rischio di diventare teatro di conflitti sempre più estesi e sanguinosi, con sviluppi non prevedibili ma certamente forieri di gravi lutti, di destabilizzazioni e di desertificazione morale e materiale non solo per i Paesi interessati, ma per l’intera comunità internazionale.

• La brace dell’odio resta, infatti, viva in molteplici focolari, fattivamente e costantemente alimentata da più fonti: dai regimi dittatoriali, che esplicitamente si propongono la morte d’Israele e, ovunque nel mondo, delle democrazie; dai governi cosiddetti “moderati”, il cui autoritarismo, la cui corruzione e la cui incapacità di riforma e autoriforma spingono i governati nelle braccia di fazioni nazionalistiche o fondamentaliste “religiose”, spesso di carattere terroristico, protagoniste “eroiche” dei notiziari nei mass-media della regione.
Alla spirale distruttiva non sfuggono le scelte difensive-offensive, militari, e le mancate scelte politiche della democrazia israeliana, che reagisce alle minacce di morte, da perenne assediata, cedendo alle illusioni del nazionalismo.
Sono, intanto, ridotte al rango di “notizie brevi” le cronache dei massacri quotidianamente perpetrati da arabi contro arabi nel Darfur e in Iraq.

• • A partire da questa analisi, i militanti, sostenitori ed elettori della Rosa nel Pugno promotori dell’appello si rivolgono in primo luogo ai parlamentari del proprio partito

— perché diano concreta attuazione a quanto concordemente sottoscritto nel Programma di Fiuggi, impegnandosi a favore delle armi di attrazione di massa in una «attività italiana ed europea per lo stanziamento, nei bilanci della Difesa, di fondi per l’attività radiofonica, televisiva e telematica a favore della promozione globale della libertà e della democrazia, nell’ambito di un progetto di graduale conversione delle spese e delle strutture militari in spese e strutture civili»;

— perché, più specificamente, si facciano promotori in ambito nazionale di tutte le iniziative necessarie a porre l’obiettivo “armi di attrazione di massa”, con particolare riferimento al Medio Oriente, all’ordine del giorno del Parlamento, del Governo e della politica estera del nostro Paese. In altre parole perché, fin da subito, dal prossimo bilancio dello Stato, significative risorse finanziarie e umane vengano investite nelle armi che preferiamo: quelle della critica, dell’informazione, della comunicazione, del sostegno al dissenso, della collaborazione e degli aiuti non ai tiranni, ma ai sudditi e alla loro volontà di diventare cittadini;

— perché, nello stesso ambito, nella Commissione Parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi come nel dibattito d’aula, propongano l’attivazione (attraverso RAI International) di programmi destinati al pubblico di lingua araba, mediorientale e maghrebino, improntati ai principii sopra ricordati, e parallelamente di programmi destinati al pubblico nazionale dei cittadini italiani e dei cittadini immigrati, di analoga ispirazione, in una prospettiva nettamente contrapposta all’impostazione culturale che individua nella “guerra di civiltà” lo strumento strategico di soluzione dei problemi di convivenza tra e negli Stati;

— perché, nel più vasto ambito europeo, operino con le stesse finalità conquistando il consenso maggioritario anche dei deputati del Parlamento eletti negli altri Paesi dell’Unione.

• • I promotori dell’appello invitano, inoltre, gli Organi Dirigenti della Rosa nel Pugno e dei suoi soggetti costituenti (SDI, FGS, Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni) a farsi promotori di una grande campagna politica e informativa sull’argomento, ricercando a questo scopo il consenso e il contributo degli alleati di governo, oltre che delle forze e dei singoli esponenti dell’opposizione che condividano gli intenti del presente appello.

• • I promotori invitano, infine, a sottoscrivere l’appello e a promuoverne la diffusione non solo tutti i militanti, sostenitori ed elettori della Rosa nel Pugno, ma anche tutti coloro che, indipendentemente dalla loro collocazione politica, siano

— preoccupati per la pace nell’area del Medio Oriente e per la civile convivenza delle popolazioni che la abitano;

— consapevoli del fatto che alla radice dei conflitti stanno, in massima parte, l’assenza di democrazia e di rispetto dei diritti della persona in molti Paesi della regione e la limitatezza e lentezza del processo di riforma democratica in altri Paesi;

— consapevoli di come, nel mondo arabo mediorientale, le realtà organizzate democratiche e liberali siano oggi minoritarie anche e soprattutto perché sconosciute, ignorate pure in Occidente – come un tempo lo fu per l’Italia l’opposizione liberalsocialista al fascismo –, nonostante esse rappresentino l’unica vera alternativa ai regimi antipopolari e al variegato mosaico dei movimenti fondamentalisti;

— convinti che la promozione della democrazìa sia proponibile solo e soltanto attraverso il metodo nonviolento dell’ informazione e del dialogo tra culture e popoli diversi, e che perciò sia giunto il momento di puntare sulle armi di attrazione di massa, promuovendole e sostenendole non come mezzi per l’esportazione propagandistica di idee e modelli, ma come “megafoni”, amplificatori che diano forza alle voci deboli (silenziate, imprigionate, torturate, massacrate) degli Arabi liberali e democratici.

 

L’ APPELLO SI FIRMA ON LINE QUI.

Armi di attrazione di massa per la democrazia e la pace in Medio Oriente .
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