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Assemblea radicale Vertice tutto «rosa» Pannella contro Ruini

  E meno male che c’è il cardinale Ruini, «devo essergli grato perché mi consente di essere sommario», Marco Pannella tira in ballo la Riforma e ha gioco facile a scaldare la platea: «Eminenza o come si dice, lei ha detto: stiamo vincendo. Ah! Hanno il problema di vincere in questo mondo perché l’altro per loro non ha nessun peso, non ha peso la spiritualità, hanno occupato il Vaticano con una cultura militare, sono simoniaci e traditori di qualsiasi moralità! No allo Stato sacrestano!», e giù ovazioni, il leader storico chiude in bellezza il congresso radicale. Che in verità si è giocato su altri temi, dalla «difesa della legislatura» e del governo alle riforme liberali, tutti riassunti dalla mozione («abolire la miseria», nel senso di Ernesto Rossi) intorno alla quale la maggioranza ha confermato ai vertici del partito le

 

tre donne che l’hanno guidato nell’ultimo anno: la segretaria Rita Bernardini, la presidente Maria Antonietta Coscioni ed Elisabetta Zamparutti come tesoriere. Nessuno psicodramma, come nel 2006 con il caso Capezzone. La Bernardini ha ottenuto 275 voti, lasciandone 75 alla minoranza di Silvio Viale. E nemmeno la linea cambia, ripete Pannella: avanti

 

con questo governo o con «un governo», purché non sia istituzionale, «quelli fanno parte della Prima Repubblica». L’essenziale è «evitare salti nel buio» e concludere la legislatura per fare le riforme: «Non mi sento di tollerare giudizi sommari contro il governo Prodi, come non li tolleravo con Berlusconi: il tempo è essenziale per distinguere la buona dalla cattiva legislatura. La Costituzione è chiara, il tempo a disposizione è di cinque anni e il Parlamento, su stimolo e iniziativa del capo dello Stato, deve assicurare governi». Ci sono «troppe Wanne Marchi che gridano: elezioni subito!» e la Cdl «è il nulla, più che un’opposizione è una posizione, inutile, del Kamasutra». C’è ancora il tempo di dire che «la legge Biagi va arricchita e rilanciata anche dal sindacato».

 

 

 

Finché Emma Bonino dà il «la» per la conferma dei vertici, «ci rappresentano al meglio», e chiude: «I radicali ci sono!». La presidente Maria Antonietta Coscioni raccoglie l’applauso più affettuoso: «Forse non siamo perfetti, ma buffi, persone che tra valanghe di parole sono capaci di compassione e di misericordia: quella misericordia che non hanno avuto per Welby, quella compassione che non hanno avuto per Luca».

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