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Bindi: «Coppie di fatto, non c'è una maggioranza per la legge»

  Toni sempre più aspri nella maggioranza dopo la bocciatura del regi­stro sulle Unioni civili da parte del Consi­glio comunale di Roma. E’ la sinistra radicale quella più critica nei confronti del Pd, del suo segretario e sindaco della capitale Walter Veltroni che viene accusa­to di aver fatto un accordo con il Vaticano per far affossare il provvedimento. Anche l’assenza di Veltroni e del suo vice Maria Pia Garavaglia in occasione del voto di lunedì non è passata inosservata. Anzi. Ma tant’è. Questo mentre il ministro della Famiglia, Rosy Bindi, autrice del disegno di legge sui Dico insieme alla collega Barbara Pollastrini, fa notare che i Cus, i contratti di unione solidale (il provvedi­mento in merito è stato presentato dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Cesare Salvi), non troveranno la maggioranza in Parlamento anche a causa di «alcuni profili incostituzionali». Quindi conferma la sua contrarietà alla possibilità per una coppia gay di adottare figli. Stesso pensiero del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti: «Non sono convinto dei matrimoni gay e non penso neppure che ci possa essere l’adozione di figli: un figlio è abitua­to ad avere un padre e una madre».

 

 

 

Riconosce Anna Finocchiaro, capo­gruppo dell’Ulivo al Senato, che sulle coppie di fatto «ci sia un nodo» nel Pd. Ma secondo Finocchiaro il voto nel Consiglio comunale di Roma «non cambia nulla. Da quando Rutelli era sindaco, Roma ha una serie di misure a favore delle coppie conviventi. Il registro era quindi un di più».

 

 

 

Mentre parte la raccolta di firme per il referendum per l’istituzione dell’albo del­le unioni civili nel comune di Roma, raccolta avviata da parte di Radicali e Socialisti, contro Veltroni si scaglia il segretario socialista Enrico Boselli: «Veltroni e il Pd hanno sporcato l’immagine laica della capitale per ossequio alle gerarchie ecclesiastiche». Tuona il socialista Gavino Angius: «E’ una sconfitta cultura­le e politica» favorita «dall’ambiguità del Pd» con i romani «cittadini in libertà vigiliata».

 

 

 

Critica la capogruppo dei senatori del Pdci, Manuela Palermi: «E’ una vergo­gna. Il Vaticano è pesantemente interve­nuto e il Pd si è piegato». Accusa il capogruppo dei deputati Verdi, Angelo Bonelli: il Consiglio comunale di Roma «sembrava quello di vent’anni fa control­lato da una potentissima Dc». Per Aurelio Mancuso, presidente dell’Arcigay, i diri­genti del Pd «hanno problemi di laicità».

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